Nel dibattito politico degli ultimi giorni, in Italia, a tenere banco tra la riforma della giustizia (più o meno ad personam) e la social card (che non ha i soldi), è il discorso sul federalismo. Accesissimi sostenitori di tale questione, sin dal giuramento di Pontida, sono gli esponenti della Lega Nord, che con i loro toni da comizio e le loro espressioni sempre colorite, questa volta sembra vogliano fare sul serio. Sin dal primo giorno di Parlamento Bossi&Co dissero che il primo punto della loro politica sarebbe stato realizzare il federalismo. La prima volta che quelli del carroccio entrarono in transatlantico la loro idea era già, assai utopistica, di “federare”, ossia di scindere l’Italia in una zona sub e trans Padana. Accantonata la baldanzosa idea secessionista, nel corso del tempo i verdi padani, bisogna ammetterlo, sono diventati un partito più pacato nelle idee (anche se meno nei modi!). Attualmente molti esimi osservatori addirittura sono arrivati a considerare la Lega l’unico “vero” partito in Italia; e forse non hanno tutti i torti, visto che se non altro per la coerenza, gli uomini del carroccio sono da lodare. Oggi, l’idea che una volta era di federalismo-scissionista dalla madre patria, è diventata l’idea di federalismo fiscale. Gli uomini di Bossi vogliono che i soldi prodotti in Italia, principalmente al nord, non vadano a disperdersi tra le mani bucate di Roma ladrona, ma che siano direttamente utilizzabili da chi li produce. In sostanza è di ciò che in questi giorni si discute al Senato.
Tuttavia c’è una considerazione inevitabile da fare: in Italia non è realizzabile il federalismo fiscale. Mi spiego.
Il federalismo fiscale, quello vero, nacque negli anni ’50 negli Stati Uniti poiché si intendeva applicare quella che era la struttura statale americana, ossia quella federale, anche in ambito finanziario. In America vige tuttora tale tipo di federalismo chiamato “concorrenziale”. Ogni ente di governo ha, in sostanza, la libertà di tassare. Se ad esempio lo stato centrale ha previsto una data tassa X, anche il singolo stato federale può mettere la medesima tassa X. Per sintetizzare al massimo: nel nostro paese l’IVA la mette lo Stato, in America la può prevedere lo stato centrale e allo stesso tempo il singolo stato. I singoli stati, però, scelgono l’ammontare delle aliquote autonomamente. In questo modo si crea, tra l’altro, anche una sana competizione tra gli stati federali che cercano di concorrere tra loro con aliquote più basse o competitive rispetto agli altri, così da attirare nel loro territorio gli investimenti.
Il secondo modello di federalismo è quello tedesco. In questo è presente un alto grado di decentramento nonché una forte perequazione. Tutti i Lander devono avere uguale capacità fiscale. Ovviamente tale uguale capacità viene “forzata” attraverso la previsione di una unica soglia di perequazione per tutti i Lander, dal momento che essi non sono uguali tra di loro, e ovviamente vi sono quelli più ricchi e quelli più poveri. Il problema di tale modello sta proprio nella differenza di ricchezza tra i Lander. Se la soglia statale è fissata, ad esempio, nell’ordine di 100, può accadere che un Land ricco sia già ad una soglia di 180 e uno povero sia ad una soglia di 50 e non raggiunge,dunque, la soglia fissata. Accade così che le regioni ricche cedano le loro ricchezze “in eccesso” al fine di livellare il gap che manca alle regioni povere per raggiungere la soglia fissata! In questo modo, inevitabilmente, i Lander ricchi sono disincentivati a produrre, dal momento che con il surplus di ricchezza finanzieranno i “fratelli poveri” che, dal canto loro, non saranno indotti a produrre di più tanto “pagano” Lander ricchi! Per fare fronte a questo problema, in Germania, attualmente è stata abbassata la soglia di perequazione.
Era necessaria la digressione sui modelli veri di federalismo, per capire che quello che si vuole proporre da noi è un federalismo-non-federalismo. Innanzitutto non si può parlare di federalismo in uno stato come il nostro che federale non è. Le nostre regioni, nonostante l’autonomia e la riforma del Titolo V, non sono né i Lander tedeschi né tantomeno gli stati federali americani. Questi possono istituire tributi propri, le nostre regioni no. E’ vero la Costituzione dice che gli enti locali “possono istituire tributi propri” (Art.119 secondo comma), ma si tratta sempre di tributi che all’origine nascono in grembo allo Stato centrale. Es. il gettito dell’IRAP va sì alle regioni, ma a crearla è comunque lo Stato centrale, e non la singola regione.
Va inoltre sottolineato come, ad esempio, il federalismo concorrenziale (quello americano) sarebbe palesemente incostituzionale nel nostro paese. In Italia vige il divieto della doppia imposizione economica. Se lo stato centrale prevede dunque che l’IVA è del 20%, le singole regioni non possono istituire(come invece può farsi in America) una IVA-bis che va ad aggiungersi a quella già prevista del 20%. L’adozione del federalismo americano, inoltre, lederebbe anche un altro principio cardine del nostro ordinamento: il principio di progressività (Art.53 secondo comma Cost.).
Ecco spiegato perché in Italia il federalismo, quello puro, non è applicabile.
Anche se è un po’ come scoprire l’acqua calda…vi anticipo che, alla fine, passerà la riforma del federalismo fiscale, ma sarà solo nel nome, non certo nella sostanza, federalismo!
Un’ultima annotazione, quasi una curiosità. Non è un caso che il “federalismo fiscale” sia stato presentato prima al Senato e non alla Camera. Al Senato è più facile far passare emendamenti ed essendo questa questione molto controversa e, come abbiamo visto, poco applicabile al nostro sistema statale, sarà il testo originario sommerso di emendamenti. Probabilmente sarà fatta la solita “lenzuolata” di emendamenti…ovvero sarà così cambiata la proposta originaria da non essere più la stessa che era stata presentata all’inizio! Ergo alla fine avremo un federalismo fiscale che sarà tale solo di nome.
Michele Laurino















bella analisi, bella anche la sintesi, non facile, relativa ai diversi mopdelli di federalismo. Tuttavia, non facciamo l’errore di credere che il modello prevalga sull’esperienza. Il modello statunitense, il modello tedesco, sono in realtà esperienze che vivono pragmaticamente nel tempo e nello spazio, insomma non c’è un federalismo vero e un federalismo finto, ci sono esperienze diverse. il federalismo fiscale, in italia ci sarà e non è detto che sia per forza una cosa negativa. Infatti, su un punto hai sicuramente ragione, non si può pensare di avere un federalismo politico senza un federalismo fiscale. in primo luogo a beneficiarne potrebbe essere il principio di responsabilità, riferisco a quella politica,e sicuramente l’italia non ne avrebbe danno. Il pomo della discordia è però principalmente legato alle funzioni fondamentali ed alle prestazioni essenziali. il regime dei costi standard potrebbe essere pericoloso. Infine, non è vero che le regioni non potranno introdurre tributi propri. anzi. la sentenza della corte costituzionale, che in materia è intervenuta più volte, 37 del 2004 ha proprio avallato sostanzialmente la possibilità che, ex art 119 co 2 Cost., le regioni pongono propri tributi, purchè dopo una legge statale che stabilisca principi e linee direttrici di sviluppo. INoltre, sempre la COrte ha detto che i tributi propri non sono quelli il cui gettito è devoluto interamente alle regioni, come si riteneva per l’Irap, ma sono proprio quelli posti dalle Regioni, quelli, si presume che dovranno essere posti in più in primo luogo per sopperire ai costi eventuali superiori ai costi standard, in secondo, per tutte le altre spese in più, ie investimenti, che, non rientrando nel 5° comma del 119 eventualemnte, dovranno essere finanziate autonomamente con tasse la cui responsabilità ricadrà interamente sulle amministrazioni dei livelli sub statali. Il problema si incentra qui, rischiamo sul punto di acuire le differenze, ma speriamo non sia così. Avere una Italia di serie A ed una di serie B in cui la forbice invece di diminuire aumenta sarebbe molto pericoloso oltreché controproducente. Non bisogna dimenticare che il principio di solidarietà e quello di eguaglianza sostanziale sono alla base della nostra convivenza, non pensiamo che il federalismo fiscale sia comunque panacea dei mali. NOn è così, ma non sottovalutiamo il problema, perchè il federalismo ci sarà eccome, che ne pensate? grazie per il bellissimo spunto di riflessione michele
Il tema è scottante e non sono così profondamente informato come voi ma credo che una legge che rispetti il principio di meritevolezza delle regioni, delle provincie(magari si togliessero) e dei comuni, che consenta quindi a queste di gestire le proprie risorse sotto la spada di damocle del giudizio, ovviamente più diretto, dei propri cittadini sia una legge giusta. E’ vero anche che questp aspetto va ben equilibrato con il pricipio solidaristico per non consentire che alcune parti del paese arranchino mentre altre vadano galoppando.
Sono sicuro però che il benessere di una larga parte del paese come il nord in una maniera o in un’altra si estenda anche all’altra parte. credo quindi che un sud responsabile non abbia nulla da temere.
Concordo: ne so davvero poco su questo tema ma è senz’altro un originale post e un ottimo spunto di rilessione! E’ vero, non si può per forza pensare che una “sforbicita” possa essere pomo di discordia e origine di tutti i mali, però è anche vero che prima del federalismo politico e poi fiscale è ,a mio modesto parere, necessario una condotta di comportamento responsabile da parte delle regioni… Mi spiego: il Nord non può continuare a comportarsi imperterritamente da “Formica” e il Sud a essere strafottentemente una “Cicala”( con le dovute eccezioni); tuttavia è necessario che non si incentivi a una disparità galoppante difficile poi da riprendersi! Pertanto,Sì al Federalismo, osservando però il principio di Uguaglianza, non soltanto formale, ma soprattutto sostanziale!
L’articolo è molto interessante, ma credo che l’autonomia fiscale sia molto pericolosa in quanto costituisca il primo passo per la secessione.
E’ pur vero che le premesse da cui parte la Lega non sono totalmente errate e in Italia il muro di Berlino non è ancora caduto. Esistono due realtà: la formica e la cicala, Roma-Milano in 4 ore e Roma-Catania in 11, autostade a 4 corsie e “strade” dissestante.
L’errore della Lega è voler risolvere il problema tagliando la cancrena e non curandola. Continuare ad investire al nord e non al sud. Ovviamente non mi aspetto l’assistenzialismo e la carità, ma la voglia, da parte degli imprenditori, di sfruttare l’ enorme potenzialità di tutta Italia e non solo del triangolo industriale.