Ci risiamo. Con uno strumento, la legge di Stabilità, si garantisce, sulla carta, il perseguimento del contenimento delle spese e il raggiungimento degli obiettivi fissati in campo contabile-finanziario con i partner esteri e con una parte dell’elettorato in buona fede, e con un altro, il decreto Milleproroghe, si viola sistematicamente quanto programmato con il primo in modo da assicurarsi l’appoggio incondizionato di un alleato di Governo e di qualche cricca di lestofanti dediti alla perenne violazione delle regole.
Con il Milleproroghe, appunto, si è nuovamente predisposto questo schema simmetrico, ormai “normale” da qualche tempo a questa parte. Sembra una prassi standard, tanto che quando a fine anno di parla di legge di Stabilità o Finanziaria sembriamo tutti certi che alle porte della Primavera tanto di quanto predisposto dal contenuto di essa sarà sistematicamente violato e rimesso in discussione in nome della conservazione del consenso e del potere.
Certo, per i masochisti che apprezzano queste metodiche osannandole come emblema di forza e di forte maggioranza ciò è l’ennesima occasione per festeggiare e sbeffeggiare chi non apprezza. Per il cittadino che ha un senso civico e non è consono invidiare chi viola i principi minimi di una società civile è la conferma che forse “è ora di svegliarsi”. Per tanti ciò dimostra che “è meglio non andare a votare, tanto questi politici sono ancora peggio di quelli che loro stessi contestavano”. Risultato: soldi spesi per il consenso e tagliati dove servono davvero e ancora maggiore allontanamento del cittadino onesto dalle istituzioni che pretendono di rappresentarlo.
Ma cos’ è successo con il Milleproroghe di diverso da quanto accade ogni volta che si vota un decreto in Parlamento? Nulla di straordinario verrebbe da rispondere: c’è l’ennesima norma che prende a schiaffi le persone per bene e premia i furbi e i delinquenti. Come sempre sotto gli occhi di tutti e, si dice, con un forte consenso elettorale in crescita, stando ai sondaggi sulle intenzioni di voto degli italiani (sondaggi-guida in realtà, visto che a furia di renderli noti chi risulta avere scarsi consensi prende poi ancora meno voti alle elezioni e chi invece guida le classifiche, in un Paese dove il consenso, anche sportivo, è dettato prevalentemente dalle vittorie precedenti, se ne ritrova ancora di più).
Dopo le raccomandazioni e la firma di Napolitano (attaccato come “puntiglioso”) e la definitiva promulgazione del decreto legge, non si fermano, però, le polemiche riguardo il contestato provvedimento. Questa volta le osservazioni giungono addirittura da Bruxelles.
L’Unione Europea, infatti, ha chiesto al Governo italiano chiarimenti sul rinvio del pagamento delle multe previsto dal decreto Milleproroghe per gli allevatori che avevano superato i limiti di produzione imposti a livello comunitario in virtù delle quote latte. I limiti, per chi non ricorda e per i tifosi che fanno finta di dimenticare, sono stati stabiliti nella seconda metà degli anni ’90 per rimediare al problema delle eccedenze di latte in Europa e mantenere alto il prezzo di questo importante alimento sovvenzionando (lautamente) i produttori che si adeguavano alle normative riducendo la produzione e migliorandone la qualità.
Tantissimi nostri connazionali, in realtà, non solo hanno intascato per un bel po’ di anni i sovvenzionamenti per adeguarsi alla normativa (fino a 300 o anche 500 delle vecchie lire per litro), ma hanno continuato a produrre come in precedenza iniettando sul mercato il latte in eccedenza (spesso a prezzi inferiori alla concorrenza e clandestinamente), danneggiando così seriamente coloro che invece hanno sostenuto i dovuti investimenti per adeguarsi al “nuovo” mercato del latte e intascando somme indebite a discapito dei contribuenti (già danneggiati come consumatori, in realtà, visto che il prezzo del latte è comunque aumentato).
Dopo i vari interventi comunitari in materia sono fioccate multe per migliaia di produttori, non solo italiani ovviamente. Gran parte degli allevatori negli ultimi anni ha finalmente sanato la propria posizione e ad oggi restano insolventi alcune centinaia di essi, concentrati, guarda caso, nelle zone roccaforti della componente cardine del nostro esecutivo. Risultato: dopo tanti proclami autunnali in materia c’è stato l’ennesimo rinvio (prossimo condono?) e l’ennesimo intervento da parte degli organi comunitari.
La copertura finanziaria di questo scempio prevista dal decreto? Semplice, un bel taglio alle cure oncologiche. Bravi, bravi davvero!













