Musica: ‘I mistici dell’Occidente’ dei Baustelle, ovvero del nostro tempo senza eroi

di - 18 aprile 2010

I Baustelle propongono il loro quinto CD a distanza di circa un decennio dal loro esordio.

‘I mistici dell’Occidente’ , questo il titolo del lavoro, è una raccolta di canzoni riuscitissima che si adagia sul medesimo solco tracciato dalle precedenti uscite discografiche del gruppo di Montepulciano (in particolare dalle ultime in ordine di tempo, cioè ‘La malavita’ e ‘Amen’), un disco importante che fa guadagnare ai giovani musicisti toscani un posto stabile e più che meritato all’interno di una ipotetica colonna sonora di questi anni di grande povertà spirituale e di incertezza esistenziale mai, forse, conosciuta prima.

La poetica dei Baustelle deplora questi anni di esagerata opulenza e di sfrenata bramosia per tutto ciò che è materia o che significa denaro e il nostro tempo in cui, peraltro, è ben riscontrabile la carenza di figure di riferimento e di santi, un tempo in cui anche gli eroi sono una specie in via di estinzione e dove quelli che tra essi ancora sopravvivono sono sempre meno credibili perché incapaci di qualunque azione utile alla propria e alla nostra salvezza dal declino verso cui sembra inesorabilmente trascinarci questa nostra strana contemporaneità.

‘I mistici dell’Occidente’ è, musicalmente parlando, un bel disco di rock melodico che si fa tirato solo a tratti e che rappresenta la piena continuità rispetto alla precedente produzione del gruppo di Francesco Bianconi e Rachele Bastreghi e la conferma degli stilemi e delle capacità autoriali che i Baustelle hanno già ampiamente mostrato di possedere.

Vi si possono ascoltare, analogamente a quanto avveniva nel più recente passato discografico della band, influenze musicali assai eterogenee: mediterranee, cantautorali, rock e perfino beat ma anche, sparsi qua e la, echi sonori morriconiani ed altri ancora che sembrano provenire direttamente dalle colonne sonore di certo cinema italiano d’azione tanto in voga nel nostro Paese negli anni Settanta.

Una veste sonora, quella di cui parliamo, che appare particolarmente e assai felicemente in sintonia con il contenuto dei testi delle quattordici canzoni del disco, qui, se possibile, ancora più ‘impegnativi’ rispetto a quanto del gruppo già si conosce. Si valutino, poi, le eccellenti performances strumentistiche dei tre Baustelle: le tastiere e il pianoforte della Bastreghi e di Bianconi e la grande perizia che contraddistingue l’esecuzione dei ricami chitarristici di Claudio Brasini e, anche qui, di Francesco Bianconi, creano un’aura inconfondibile e costituiscono un ulteriore motivo di apprezzamento del disco.

Si diceva dei contenuti. Viene in questo disco ulteriormente confermata l’attitudine della band a riversare nelle canzoni il frutto di letture e visioni cinematografiche colte e importanti: i riferimenti presenti nei testi delle canzoni sono ai testi sacri e a Pasolini scrittore e cineasta, alla poesia di Baudelaire, all’amara poetica di Fabrizio De Andrè, alla cinematografia di Rossellini e alla cieca, assoluta incomunicabilità umana rappresentata in alcune delle più riuscite opere di Antonioni (ascoltate attentamente la canzone ‘Follonica’: il vivere quotidiano vi appare talmente insignificante che non si fa più sesso per amore ma solo per ricordarci di esser vivi/sulla spiaggia di Follonica…) solo per citare alcuni dei grandi della letteratura e del Cinema a cui sembrano ispirarsi i Baustelle.

Le diverse tematiche toccate nei vari brani del disco vengono sintetizzate in un insieme che in realtà è unitario (è caratteristica, anche questa, che accomuna questo ai precedenti lavori del gruppo); tutti i brani, ancorché differenti tra loro sia musicalmente che per la specificità dei contenuti delle liriche, si collocano sotto l’ unico denominatore comune di quel sentimento di disillusione che si prova nel vivere l’attuale crollo dei valori e la mancanza di ideali in cui potersi riconoscere. Uno stato d’animo negativo, che potremmo definire montaliano, da cui, parafrasando le parole falsamente superficiali e nonostante tutto non così pessimistiche come forse potrebbe sembrare, del brano ‘I mistici dell’Occidente’ : ‘ci salveremo disprezzando la realtà/e questo mucchio di coglioni sparirà/ e ne denaro e ne passione servirà/ gentili ascoltatori siamo nullità/ equipaggi persi in alto mare/ forse il presidente non lo sa/ […] sarà dolcissimo distruggerci vedrai/ e come i cieli amore nitido sarà/ saremo santi disprezzando la realtà/ e questo mucchio di coglioni sparirà/ e ne bellezza o copertina servirà/ e siamo niente siamo solo cecità/ pesci avvelenati in mezzo al mare/ questo il presidente non lo sa…’

Suggerimento di chiusura: ascoltate ‘I mistici dell’Occidente’ ogni volta dall’inizio alla fine. Solo così può essere colta la complessità di questo disco e la straordinaria ricchezza di suggestioni, atmosfere, motivi e temi in esso presenti.

Giovanni Graziano Manca

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