Musica, Giovanni Pierluigi da Palestrina: “Palestrina princeps musicae”

marzo 18, 2010 in Musica da Giuseppe Fantasia

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La vita e la musica del più grande compositore italiano del Rinascimento raccontata in un film dal regista tedesco Georg Brintrup

Forse non tutti sono a conoscenza del fatto che Giovanni Pierluigi da Palestrina fu il più grande compositore italiano del Rinascimento e che – quando morì nel 1594 – lasciò in eredità quasi mille composizioni. La sua storia e la sua musica sono state riportate alla luce da un regista tedesco, Georg Brintrup, autore di una trentina di film e di altrettante sceneggiature, oltre che di diverse collaborazioni radiofoniche e televisive (www.brintrup.com ).
Il suo “Palestrina princeps musicae”, prodotto per la Televisione tedesca ZDF e il canale “Arte”, ha avuto la sua presentazione ufficiale all’Auditorium Parco della Musica di Roma ed è stato poi proiettato in altre città italiane come Bologna (al Museo Internazionale e Biblioteca della Musica), Napoli (nella Basilica di Santa Maria Maggiore) e L’Aquila città – quest’ultima, dove è stato girato tra febbraio e marzo 2009, esattamente pochi giorni prima del tragico terremoto che ha distrutto il capoluogo abruzzese, sconvolgendone la vita dei suoi abitanti.
Alcune scene sono state girate anche a Santo Stefano di Sessanio, in quello splendido paesino a pochi chilometri da L’Aquila che da anni è divenuto il ‘buen retiro’ per molti artisti, scrittori, attori ed intellettuali, oltre ad essere stato annoverato tra “I borghi più belli d’Italia”.
Dopo la prima romana, è proprio in quel ‘paese gioiello’ – approfittando di una calda e tipica giornata dell’estate di San Martino – che avviene il nostro incontro con Georg Brintrup, il quale ama spesso stare a Santo Stefano proprio per staccare dal frenetico caos quotidiano di Roma, città dove vive oramai da molti anni. A fare da ‘scenografia’ particolare, la sua bellissima casa, tutta in stile ‘minimal chic’, arricchita ovunque da giochi di luce (artificiale e, soprattutto, naturale), oggetti e mobili particolari, alcuni dei quali pensati e fatti realizzare da lui personalmente. «Palestrina era stato sempre considerato una ‘monnezza’ – ci dice Brintrup senza pensarci su tra una portata e l’altra (scopriamo che è anche un ottimo chef) – ed è per questo che ho voluto ridargli il suo giusto valore e, con esso, alla sua opera». «Il mio film vuole mirare a far percepire il ponte ideale che ci unisce alla musica del compositore, per mostrare come la eco del suono da lui creato sia in grado di impressionare la coscienza moderna» – ci ha spiegato. «Con l’ausilio della tecnica video ad alta definizione ho poi cercato di trasmettere la vitalità della sua arte musicale e di far comprendere perché Palestrina fu elevato a ‘Principe della Musica’» ha aggiunto. Una musica, la sua, che è capace di stimolare la fantasia e che, con la sua particolarità e bellezza, è capace di «trovarsi in quello spazio magico dove regna l’assoluto silenzio, dove tutto è sospeso e dove ciascuno è capace di aprirsi oppure di chiudersi». In “Palestrina princeps musicae” il protagonista non appare sempre “in persona”, ma si incontrano i suoi amici e i suoi nemici che rivelano i diversi aspetti dell’uomo e dell’artista. Ci sono i membri del clero romano, principi, musicisti e persino suoi ex allievi, capaci con i loro interventi di contestualizzare l’artista e la sua opera in un ambiente di grandi contraddizioni e tensioni ideali, artistiche, sociali e religiose. La colonna sonora, più di quaranta minuti di musica sacra e profana del grande polifonista rinascimentale – che fu tra fondatori della Congregazione dei musici, poi Accademia di Santa Cecilia – è stata affidata all’intensa interpretazione di Flavio Colusso con l’Ensemble Seicentonovecento e la Cappella Musicale di San Giacomo. Nel cast degli attori, Giorgio Colangeli, Domenico Galasso, Franco Nero, Remo Remotti, Renato Scarpa e Daniele Giuliani, nei panni del giovane Palestrina.
Un gruppo di voci maschili ha eseguito i brani sia in dodici, sia a “parti reali” a sei, cinque o quattro voci e gli stessi solisti non vengono ripresi in maniera fissa in mezzo allo spazio delle chiese e degli altri luoghi, «ma sono “attori”, nucleo/centro e nello stesso tempo elemento unificante del film, un corpo risonante che poi può anche essere “sezionato”, perché ogni voce è indipendente dalle altre e può essere a sé», ha concluso. Nel film è proprio il gruppo che commenta acusticamente la biografia di questo grande maestro, presentando sia alcune delle opere più famose, ma anche composizioni meno conosciute. Un film da ascoltare oltre che da vedere, che conferma ancora una volta la grande bravura e sensibilità del suo autore. Tutto da scoprire.

Giuseppe Fantasia
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