Outsider Comic – Executive Master in “Wannabe Milanese”

di - 6 marzo 2010

dillinger-it-outsider-comicMilano è una città piuttosto stronza e questo lo si capisce subito. Gli affitti, il traffico, il costo della vita, la moda, il bussiness, lo Spizzico affianco al Duomo, che va bene il libero mercato ma a tutto c’è un limite, sarebbe come mettere il Mc Donald’s sotto il Colonnato di Piazza San Pietro e far ballare la macarena nella tomba al povero Bernini.

Il tutto senza dimenticare il celeberrimo clima milanese!

Sono più giorni, troppi ormai, che ti capita di vedere il sole. Come se non bastasse, la temperatura s’è alzata, di modo da lasciar davvero sperare, nei cunicoli più nascosti dell’anima, laddove il muschio germoglia nella muffa umida di un inverno feroce, che stia arrivando la primavera.

Ma tu, che con il clima milanese ce l’hai proprio un sacco, un po’ come le toghe rosse ce l’hanno con Silviolo, il nano di Arcore, che Biancaneve se la portava in giro per ville e palazzi e ricambiava le sue prestazioni sessuali donandole piantagioni di mele rosse biologiche, non ci caschi. Nossignore. Tu lo sai bene che il clima milanese è stronzo, che sta soltanto illudendovi tutti, e te l’aspetti, da un momento all’altro, proprio quando oserai indossare le ballerine, che verranno giù quei 30 centimetri buoni di neve e per il trauma calzerai Moon Boot per il resto della vita tua, a prescindere dalle stagioni.

“Outsider Comic – Storie di Ordinaria Precarietà”, la rubrica di Marlene Barrett sulla vita da precari. Le esperienze di chi, ogni giorno, affronta il labirinto della precarietà, armata di una penna e poco altro. Dagli stage ai contratti a tempo determinato, il lato oscuro del lavoro flessibile.

D’altra parte, con un clima del genere, uno non può neanche prendersela più di tanto coi milanesi. C’è da capirli. Tristi ed incazzati come sono, così scontenti che senza un SUV, utilissimo per i safari in circonvallazione, un mezzo stabile e potente, capace di resistere anche ad una collisione con l’elefante del Sultano del Brunei che ogni mattina ci taglia la strada su Viale Papiniano, ebbene senza un SUV la vita non ha senso. I milanesi sono così, vanno accettati.

Sono daltonici dalla nascita, cresciuti senza conoscere il verde, l’azzurro, l’arancio. Un’intera vita vissuta sotto una patina nebbiosa. Da bambini, si emozionavano per l’arcobaleno in bianco e nero, che era un’esperienza magica per loro, osservare nuove nuances di grigio nel cielo.

Come compensare, la mancanza di luce nella vita, l’ignoranza dei colori, se non trattando con disprezzo e diffidenza i diversi? Come se non dedicando immotivato interesse a tutto ciò che di artificiale possa esistere nell’universo?

A ragion del vero, bisogna ammettere che esistono tre requisiti di base, per essere ammessi nell’ecosistema glitterato della mondanità milanese: essere milanese + essere ricca + essere gnocca. Nel caso in cui si disponga di soli 2 dei 3 requisiti suddetti, è comunque possibile, dopo un periodo di rodaggio debitamente esteso e l’Executive Master in “Wanna Be Milanese” (come cantavano le Spice Girls negli anni novanta), ottenere il “Ciao”. Per raggiungere il “Ciao+Sorriso”, si consiglia un soggiorno di almeno 1 anno negli Stati Uniti, che,  fin quando non saranno possibili le crociere nello spazio, è una meta sufficientemente lontana per garantirti il quorum di figaggine utile ad interagire con l’animale milanese.

Nella fattispecie, prendi una terroncella paffuta, con un maglioncino di Benetton comprato in saldo e la ricercatissima bigiotteria di H&M, che ha fatto due mesi a Londra e ha viaggiato un sacco, sì, ma in Europa, con un capo che racconta l’emozione di fare il giro turistico sul cammello nel deserto del Gobi, che tu non sai neanche dove cazzo sia il deserto del Gobi e ti rifiuti di andare a controllare su wikipedia, perché devi ancora vedere Dublino, Lisbona e tutta la Spagna del sud, che non puoi sopportare l’esistenza del deserto del Gobi da visitare. E tu, fin quando guadagnerei 600 € al mese, fossero anche 1000€, al massimo potrai andare in gita la domenica ai laghi di Varese. Poi, in realtà, la domenica cadi in letargo. Quindi, non vedi neanche quelli.

I momenti in cui ti accorgi in maniera più truce della tua non-milanesità, sono gli eventi, sono le cosiddette “serate di PIAR“, che dopo quasi un anno di schiavitù continui a non capire il senso delle serate di PIAR. Per dirla tutta, a te, le serate di PIAR, stanno alquanto sul culo.

Sarà che in occasione della prima serata di PIAR della tua vita, a fine giugno scorso, dopo il primo mese di stage, sei stata spedita a fare la facchina, sul terrazzo d’un grattacielo milanese, con 40° all’ombra e tanta voglia di vivere nel cuore, a trascinare divanetti, sdraio e cataloghi, all day long. E tu sapevi che gli unici che potevano comprendere il tuo stato d’animo in quel momento erano i due pakistani del Service. E forse, in un tripudio di ingenuità e presunzione, dopo quella truce preparazione della serata di PIAR ti saresti aspettata una specie di Medaglia al Valore Stagista, magari un semplice “grazie”, magari sarebbe stato sufficiente che la tua negriera ti avesse rivolto la parola nei mesi successivi. Invece per te, che nel tempo libero, come tutti sanno, ti eserciti a scaricare i cocomeri ai mercati generali e vanti un attestato di Alta Formazione in Teorie e Tecniche del Facchinaggio, nessuna nota di merito, tutt’altro. I 2 pakistani per quella giornata di lavoro sono giustamente stati pagati, mentre tu, che sei una filantropa capitalista, hai gioiosamente fatto beneficienza al padrone.

Come se non bastasse, dopo la terrificante giornata, hai dovuto presenziare all’evento, che ci sta veramente da dio, essere in forma, dopo una giornata in cui ogni millimetro della tua epidermide ha trasudato ettolitri di acqua e sali minerali.

Come se non bastasse BIS, la serata prevedeva un dress code, che i milanesi si inventano di quelle assurdità…il dress code BIANCO. Panico. Come sarebbe a dire bianco? Tu non hai nulla di bianco. Ma neanche le mutande, a ben pensarci, ce le hai bianche, che il bianco ingrassa, il nero secca, tu piuttosto squagli in una t-shirt nera ad agosto, ma non te ne metti una bianca, e non perché tu sia dark, semplicemente non vuoi sentirti la donnina Michelin. Ma sei ob-bli-ga-ta perché a Milano c’è il DRESS CODE. Inutile precisare che vestita di bianco stavi un cesso, che l’AD ti ha ripresa per il tuo look poco formale e che ti sei sentita la canticchiante e danzante merda del mondo [T. Durden], grazie alla tua prima serata di PIAR.

In generale, tuttavia, si tratta di eventi pieni di gente che non conosci e che non ha alcun interesse a conoscerti (essendo tu sprovvista dei 3 fondamentali requisiti di cui sopra). Sei in piedi, sui tacchi, per ore e non puoi neanche ubriacarti al free bar, perché non sta bene ubriacarsi, non sei mica all’università che se ti inciuccavi e truzzolavi giù dalle scale, e poi rimbalzavi come il Guscio Melliconi, era cosa buona e giusta. Che poi è stata una delle delusioni peggiori della tua infanzia, quando tuo padre ha comprato il Guscio  Melliconi, tu hai lanciato il telecomando per terra e quello non è rimbalzato, che già ti vedevi a giocare a cinque-si-schiaccia nella piazzetta davanti casa con il telecomando della tivù.

E non puoi nemmeno ingozzarti di stuzzichini, che già sei la più grassa dell’ufficio e non è il caso di farsi vedere dalla collega anoressica, mentre ingurgiti un cavoletto di Cincinnati avvolto in un filetto di panda estinto, classico stuzzichino milanese, diverso dagli stuzzichini universali del tipo “pizzetta” o “crocchetta”. Di solito, in quelle occasioni, ti lasci cingere da un imbarazzo sconvolgente. Tu che fai l’aspirante PIAR dovresti essere brillante, sorridente, spigliata. Ma la verità è che le uniche persone con cui ti viene voglia di socializzare in quei contesti, sono i camerieri e le guardarobiste.

Tuttavia, se uno proprio per imperscrutabili ragioni si impuntasse a diventare milanese, o per lo meno a confendersi con l’elite, non è poi così impossibile procurarsi degli argomenti, anzi:

Step 1: studiare i nomi degli chef e dei ristoranti di tendenza, possibilmente stellati, di quelli dove paghi centinaia di euro una cena, per alzarti ancora affamato, ma convinto di aver mangiato bene.

Step 2: circumnavigare il mondo in barca a vela o portare sotto il due il proprio handicap golfistico.

Step 3: trascorrere il weekend fuori Milano in località sciistica o marittima, rigorosamente compresa tra Costa Azzurra e Costa Smeralda.

Osservati questi 3 semplici accorgimenti, per certo, qualcosa di cui parlare con il milanese, la troverai.

Nel tuo caso, però, se a cena ti servissero della pelle di anguilla essiccata, da intingere in un estratto di uova di cavalletta, tu, al momento del conto, chiameresti la Guardia di Finanza o, per lo meno, Mi Manda RaiTre. In ogni caso finiresti in tribunale, perché nessun pasto merita d’esser pagato se non contempla tra le sue portate dell’abbondante frittume di dubbia provenienza. Il tuo sport estivo non è la vela, ma lo scopone scientifico o, se proprio hai voglia di imporre del moto alle tue membra, giochi a racchettoni sul bagnasciuga, di solito al tramonto, mentre l’ustione di ennesimo grado che ti sei procurata nel corso della giornata ha accentuato la somiglianza tra te e una spropositata aragosta (che se ti vedesse Ferran Adrià valuterebbe subito come cucinarti). Il tutto dopo esserti spanzata per 5 ore sulla spiaggina, tracannando Birra Raffo, che è la birra dei tarantini (ed è alquanto inusitata la fierezza con cui ti dipingi come la versione femminile e terrona di Homer Simpson, ad essere onesti).

La sera d’estate non vai a ballare al Billionaire, ma al Jamaica, dove mettono la musica reggae o il drum ‘n bass, che a te non piace né l’uno né l’altro, però si va tutti lì, a bere e fumare, con la spiaggia a due passi, gli scogli accoccolati nel mare caldo della notte, la luna vicinissima che sussurra il suo riflesso all’acqua e lo scirocco che gongola a renderti il capello indomabile.

Ma, in fin dei conti, non è che tu te la prenda con i milanesi o con gli eventi, altresì detti “serate di PIAR”. L’unica cosa che ti fa incazzare è che tu ti sia trasferita a Milano a fare l’aspirante PIAR nelle serate di PIAR. Per essere più precisi, stai cercando di capire ormai da mesi, avvalendoti dell’aiuto di un intero pool di inquirenti, come possa esserti mai venuto in mente di intraprendere questo “mestiere”. Quando persino avvitare bulloni, sarebbe più creativo che scrivere comunicati stampa per il tuo capo!

Nell’attesa di svelare l’arcano, passi e chiudi.

Pubblicato da

  1. Marco Notari ( 5 marzo 2010 alle 09:05)

    troppo realistico!!! :D ……lo rubo

    “E tu, fin quando guadagnerei 600 € al mese, fossero anche 1000€, al massimo potrai andare in gita la domenica ai laghi di Varese. Poi, in realtà, la domenica cadi in letargo. Quindi, non vedi neanche quelli” (beh..c’è anche l’abbuffata terronica domenicale nel letargo..niente brunch!)

    e quando troverai quelli che superano i 1.300 sentirai che vanno in Messico perchè non hanno mai visto posti di mare(?)così belli (a Rho li cercavi?)..gli mostrerai le foto di Maratea, del golfo di Policastro, delle costiere e ti diranno “in Grecia e Turchia sono stato in villaggio, questi posti non li ho visti!”…oppure in Brasile o in Thailnadia perchè il verde è stupendo….poi ti presenteranno la ragazza dell’est con cui si sono fidanzati di ritorno da questi posti, ti faranno leggere l’annuncio di disperata che vuole fuggire dal suo paese che questa aveva pubblicato in rete a cui hanno risposto e capirai che il verde è quello che avevano sborsato per vedersi saltare addosso una pulzella brasiliana o thailandese…;)

  2. applausi!

    mi ci ritrovo alla grande.. sarà per il terronaggio finto simpsoniano, sarà per l’avversione a certi schemi…

    hai sopravvalutato un pò i milanesi però..

  3. Brava!!! Ti si legge tutto d’un fiato… Complimenti!!!

  4. claudia confortini ( 5 marzo 2010 alle 13:45)

    Divertentissimo…è vero si legge d’un fiato..e d’un tratto mi sono ritrovata anch’io sul terrazzo di quel grattacielo ad apprendere teoria e tecnica del facchinaggio oppressa dall’afa dell’estate milanese..

  5. ahahahaahaha…

    …i milanesi sono daltonici perchè non hanno mai visto il verde….

    …riesco solo a pensare…ANCORA…ANCORA…altri post…ANCORA!!

  6. figa davvero. mi stiro dalle risate sempre

  7. Grazie bella gente! E’ confortante vedere che non sono certo l’unica a pensarla così sui milanesi. Ma sono così, Milano non è la verità(Afterhours).
    Ma adesso la missione è: riuscirò a scrivere un post che faccia piangere? :D
    Buon weekend a tutti!
    Bacio
    MB

  8. Simona Scelfo ( 6 marzo 2010 alle 15:14)

    Con il talento che dimostri con la penna tremo all’idea che ti metta a scrivere un testo così, ho già i lacrimoni guarda… :)

  9. :) All’università avevo un’amica carissima, che piangeva quando le leggevo i miei racconti. Poi mi è venuta questa strana idea, che è meglio far sorridere che piangere. Ma prima o poi farò un agguato emotivo! Stai all’erta carissima! :D

  10. Simona Scelfo ( 8 marzo 2010 alle 10:54)

    è ufficiale, tremo all’idea di un’overdose di emozioni e lacrime :P

  11. Marlene Barrett ( 9 marzo 2010 alle 13:38)

    Non che ti piaccia sottolineare quando hai ragione ma, come volevasi dimostrare, a Milano nevica……………………..

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