Outsider Comic – Perché Tu Vali Una Stecca di Camel Light

di - 11 giugno 2011

vita-precariaViaggiare in treno è, per te, un’esperienza sempre e comunque folkloristica.

Hai fin da giovanissima fantasticato sulla natura del tutto fortuita ed imprevedibile degli incontri che si fanno in viaggio. Non hai mai scritto nulla in merito perché ti sembra, dopotutto, banale come vicenda, nonché, come hai verificato negli ultimi 6 anni di vita, è del tutto irreale incontrare un figo del calibro di Ethan Hawke nello scompartimento e flirtarci impunemente per quella mezza dozzina d’ore. A te, al massimo, è capitato di incontrare un tarantino di dubbio gusto, che consumava 45 calorie ad ogni vocale che pronunciava, per quanta fatica sprecava a chiuderla o ad aprirla, sbagliando sempre e comunque la dizione (noi tarantini siamo così, apriamo le vocali chiuse e chiudiamo quelle aperte), uno che non avresti degnato mai d’attenzione, se solo non t’avesse detto di essere della tua città e allora lì, presa dalla carrambata, hai iniziato a parlarci. Un gaudente soggetto che fu capace di dirti che lui si sente più sicuro se nelle città c’è l’esercito a vigilare. A quel punto avresti voluto rispondergli che è una cosa mostruosa, reazionaria a dir poco, far circolare le camionette dell’esercito in città. Avresti voluto dirgli che non è sano vedere un mitra a due metri da te, mentre passeggi su una delle tanto vituperate vie dello shopping milanese (esclusivamente in periodo di saldi), lamentandoti che sono rimaste soltanto le taglie 42 e che questo forse vuol dire che nel mondo ci sono molte più taglie 46 di quanto s’immagini, solo che vivono nascoste, escono solo di notte, temono la luce, si nutrono di taglie 38 e se ti mordono ingrassi di botto anche tu.

“Outsider Comic – Storie di Ordinaria Precarietà”, la rubrica di Marlene Barrett sulla vita da precari. Le esperienze di chi, ogni giorno, affronta il labirinto della precarietà, armata di una penna e poco altro. Dagli stage ai contratti a tempo determinato, il lato oscuro del lavoro flessibile.

Viaggiare in treno non è mai suggestivo ed avventuroso come raccontano sia.

Dopo il tuo weekend in Toscana, che sembra una cosa figa dire che fai l’aspirante pierre a Milano e che il weekend te ne vai in Toscana, sei ripartita, con un regionale cosiddetto. Chiaramente, essendo tu dotata di infallibile intuito, hai scelto l’unica carrozza con il riscaldamento rotto, ti sei addormentata, ti sei ibernata e ti sei risvegliata dopo 20 anni, che eri un bijoux.

Saluti la tua dolce metà e baciarsi sul binario a te sembra sempre una roba da film, tipo Via col Vento de noartri, che le stazioni sono i non-luoghi dal romanticismo post-moderno, della frammentazione sociale, simbolo dell’andare, del venire, del non potersi fermare mai, neanche volendo, neanche potendo.

Parti. E osservi la carrozza. Questo treno è vergognosamente pulciaro e decadente, con un inconfondibile allure da Noi Ragazzi dello Zoo di Berlino e con intere coltivazioni di batteri protette dal WWF, un’oasi di impurità, luridissime forme di vita capaci di svilupparsi soltanto a bordo di un treno delle ferrovie italiane.

Intorno a te ci sono 4 ragazzotti universitari. Due toscane, una sarda e uno spagnolo. Ascolti i loro discorsi e ti senti, improvvisamente, mostruosamente vecchia, con i tuoi 24 anni, con la tua collana di perle da sciura maria e la tua borsa che pesa 8 kg, con due agende e due cellulari.

Partendo dal presupposto che tu sei sempre stata la più piccola della famiglia e del gruppo di amici, proseguendo per il dato di fatto che è stato molto difficile per te realizzare che il genere umano aveva continuato a riprodursi anche dopo il 1985 (le prime volte avevi gravissime difficoltà a riconoscere forme di vita nate, chessò, nel 1994) tu ascolti le loro storie universitarie, a base di ciucche, di vinello in bric, di cene, di vomitate e di collassi e ti chiedi se siano stupidi. Ti rispondi che non lo sono. Tranne la sarda, quella forse un po’ scema lo è, quando commenta negativamente l’accento napoletano, lei, che è sarda, e forse non s’accorge mica della somiglianza tra la sua parlata e il dialetto del basso Uzbekistan. Con tutto il rispetto per i sardi consapevoli dell’ineluttabile goffaggine del loro accento.

Ma, al di là di questo, pensi che li invidi. Semplicemente li invidi. E li invidi con quel genere di invidia che fa saltare le cervella di John Doe per mano di David Mills.

Pensi che loro ancora non sanno. Pensi che si godono la vita e che fanno bene. Pensi che sabato sera si ubriacavano e vomitavano, invece che scoprire che Valerio Scanu diventava il vincitore del 60° festival della canzone italiana, cantando di trombate in tutti i luoghi, in tutti i mari, in tutti i laghi, in tutto il mondo ma, soprattutto, l’universo, l’universo, non so cosa dire quindi per la terza volta lo ripeto: l’universo! Che a te verrebbe da chiedergli se c’è mai entrato in un lago, Valerio, e se lo sa quant’è fredda l’acqua, che il suo gioiellino virile di famiglia diventerebbe, bene che vada, un punticcio da eliminare col topexan. Ma questi sono dettagli, anche di cattivo gusto, va bene, lo ammetti.

Scegli, per decenza, di non parlare di “Italia Amore Mio” perché a te, sparare sulla croce rossa, non sembra etico. Ti limiti ad attendere il momento in cui un bambino di terza elementare denuncerà Emanuele Filiberto per plagio, essendosi il principe indebitamente impossessato del contenuto del suo ultimo temino. Fai, inoltre, un appello “Ridate Pupo al mondo degli Hobbit e corrompete Gargamella affinché se lo mangi”.

Il viaggio prosegue, gli universitari scendono e vengono sostituiti da un uomo e una ragazza. Lui è clamorosamente un ibrido tra Elton John e Tim Robbins, mentre lei ha studiato una nuova tecnica di lifting facciale: la ruminazione oscena della chewing gum modello Cozza Rev 7.1.

Ti addormenti, magicamente. Al tuo risveglio, una coppia di anziani, anziani ma non troppo, è seduta davanti a te. Di quella gente semplice, che la domenica s’è andata a fare una gita fuori porta, che a Viareggio c’è il carnevale e tu non ricordi mai che è carnevale, fin quando non vedi i coriandoli sui marciapiedi. Lei si addormenta appoggiandosi a lui, che ha il viso scavato e le mani ruvide, di chi con le mani ci lavora, di chi non ha avuto una vita facile, di chi torna a casa e si siede sul divano con il grand foulard a fiori e guarda qualche ignobile pillola di palinsesto italiano.

Gente semplice. Forse anche ignorante. Come non ne vedi e non ne consoci più, nella Milano da bere (e possibilmente da vomitare).

Un gran desiderio di tornare a casa ti assale. Questo periodo è un po’ così. Ti manca terribilmente la tua famiglia, ti mancano i tuoi genitori, i tuoi zii, i tuoi cugini, il tuo gatto Roger che a quanto pare è scomparso, probabilmente l’hanno accoppato sotto qualche macchina. Però a te piace pensarti in pigiama in giardino, a bere un caffé o il succo di frutta, che a casa tua, la casa vera, quella in terronia, il succo di frutta non manca mai. E Roger arriva sculettando, con il suo pelo lungo e nero e la sua macchiolina bianca sul petto. Si mette pancia all’aria, a farti le fusa mentre gli fai i grattini. E poi inizi ad interloquirci, esalti il suo ego raccontandogli che è il gatto più bello del mondo, il tuo amore bellissimo, l’esserino più stupefacente che si sia visto mai sulla terra. Il tutto con accento bolognese che, non si capisce perché, col gatto ci parli in bolognese.

Hai voglia di tornare in tutti i posti della tua memoria. Hai voglia di guidare sulla litoranea d’inverno, che la litoranea d’inverno è molto più bella della litoranea d’estate, per arrivare alla Baia del Pescatore o magari più giù, oltre Lo Scoglio e, quando ne hai avuto abbastanza, tornare indietro, al tramonto, mentre il sole s’ammira nel mare, il cielo si colora di rosa e arancio, come se le dita d’un bambino lo avessero pasticciato con i colori a tempera. E tu sfrecci sulle curve morbide di quella costa così familiare, mentre le stazioni radio perdono il segnale, e poi lo ritrovano.

Hai voglia di essere libera di viverti, senza la claustrofobica sensazione di esserti completamente venduta ai tempi imposti di una vita non appagante. Ti senti in quella delicatissima fase esistenziale in cui realizzi, con disarmante evidenza, che la tua vita è cambiata davvero. E forse per sempre. Ma c’è anche da ammettere che sei in premestruo. E quando sei in premestruo catalizzi su di te l’inquietudine cosmica e le frustrazioni cumulative di intere generazioni. Piangi per qualunque cosa. E se non c’è un motivo per piangere, te lo inventi. Per esempio, puoi sempre piangere perché si stanno sciogliendo i ghiacci polari o perché Povia fa il cantante.

Del resto, dopo tanti anni di convivenza con le tue ovaie, hai imparato a capirle e non ci caschi più. Quando inizi a frignare per qualunque genere di assurdità, scatta l’allarme “ormone impazzito”, ti attacchi in fronte il simbolo dei materiali radioattivi e, pazientemente, attendi che il tuo organismo faccia il suo corso.

E’ ora di cena, su questo brillante ed efficiente regionale delle ferrovie italiane che ha accumulato 20 minuti di ritardo e, come sempre avviene in questi casi, tu c’hai lo stomaco che si contrae per la fame e uno di fianco a te sfodera, dopo un appropriato rullo di tamburi, una pagnotta da 800 grammi, farcita di lardo di colonnata e fegato di cinghiale della Val Brembana, il tutto inumidito di olio estratto dalle uova di struzzo albino del Guatemala.

Pensi che ti attende una settimana terribile al lavoro. Pensi che il tuo capo continua a dirti che la sera devi trattenerti di più. E tu ogni volta sei rapita dal desiderio di ostentare la tua approfonditissima conoscenza del vocabolario di volgarità, sconcezze e parolacce della lingua italiana. Ma poi, sai che non puoi. Allora non le rispondi. Fai un cenno con la testa. Al massimo emetti un “mh-mh”, che solo chi ti conosce bene, sa che quel “mh-mh” è quasi sempre sinonimo di tempesta imminente. Vorresti chiedere al tuo capo, cosa minchia pretenda da te. Vorresti dirle che alle 19 ti sembra il caso di poter uscire, che tu non hai un babbeo di marito cinquantenne che ti prepari la cena. Vorresti dirle che devi scrivere l’articolo per Dillinger, che devi aggiornare il blog, curare la tua relazione, sentire i tuoi genitori, vedere i tuoi amici, fare il bucato, farti la doccia, cose così. Vorresti dire al tuo capo che, giovedì scorso, mentre cenavi a casa di Amnesia con Nix e Steo, avete sognato di compiere attentati terroristici, facendovi esplodere come perfetti kamikaze nei punti nevralgici delle PIAR milanesi, a partire dalla sede del Ferpi. Non per altro, è che avete fatto un po’ di conti (nonostante la tua atavica e proverbiale avversione ai numeri, che ti ha portata ad essere una derelitta laureata in comunicazione), e vi siete resi conto che, in 4, guadagnate 3.000 € al mese, che equivale a 12 € all’ora totali. Che significa 3 € all’ora pro-capite.

Se facessi la donna delle pulizie, guadagneresti ciò che guadagni adesso lavorando 4 ore al giorno (la metà delle attuali ore), per 15 giorni (la metà degli attuali giorni).

In altre parole, allo stato attuale dei fatti, un’ora del tuo tempo, il tuo bene più prezioso, vale meno di un pacchetto di sigarette, persino di Pall Mall o di Diana.

E, a te, fa un po’ specie pensare che in qualche regione dell’Afganistan, forse, la tua vita equivarrebbe a quella d’un cammello, mentre qui, nella civilissima Italia, la tua vita equivale a qualche stecca di Camel Light. E, se il fumo uccide, la precarietà danneggia gravemente la salute.

Sarebbe il caso di scriverlo, da qualche parte.

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  1. Alessandra Magnaghi ( 24 febbraio 2010 alle 00:38)

    Ciao Marlene! Tu riesci a prendere una manciata di fango purulento e a modellarlo in modo che diventi ridicolo. Piu’ ridicolo di quello che e’ in realta’. Complimenti, perche’ non e’ affatto semplice, dato il momento storico che attraversiamo!

    Per il libro che dovresti scrivere e a cui mi riferivo, purtroppo nessun editore a portata di mano. Ma se mai mi capitera’, sarai la prima a cui pensero’…

    Eddai che ce la possiamo fare!

    ;)

  2. Alessandra Magnaghi ( 24 febbraio 2010 alle 00:42)

    PS. 3 euro all’ora e’ imbarazzante.

  3. bel post … come sempre ….ce ne vorrebbe di “sarcasmo” in giro..e anche quella scritta non farebbe certo male (non sulle pareti però..ti inchioderebbero come mandante!) ;)

  4. Stupendo, l’ho letto tutto d’un fiato e mi sono rivista in alcune tue valutazioni.
    Direi una bugia se non ti dicessi che ogni volta non vedo l’ora di leggerti, che hai un modo di dire le cose che riesce a mitigare il sapore amaro delle situazioni senza però farlo svanire. Perchè dire qualcosa con ironia non vuol dire attutirne il significato e/o la portata.
    Mi auto-nomino ufficialmente tua fan!

    Credo peraltro che “i capi” abbiano una congenita forma mentis per la quale tu, sottoposto ai loro ordini, non debba avere una vita sociale o, in ogni caso, al di fuori dell’ufficio entità quest’ultima per la quale tu vivi e sopravvivi. Tutto ciò perchè non contemplabile nei loro schemi tipo, ovvero l’averti-sempre-a-disposizione-e-se-esci-prima(cioè a un orario decente)-in-realtà-ti-stanno-facendo-un-favore-e-non-è-che-stai-esercitando-un-tuo-diritto.

  5. complimenti, davvero stupendo.

  6. “lamentandoti che sono rimaste soltanto le taglie 42 e che questo forse vuol dire che nel mondo ci sono molte più taglie 46 di quanto s’immagini, solo che vivono nascoste, escono solo di notte, temono la luce, si nutrono di taglie 38 e se ti mordono ingrassi di botto anche tu.”

    Questo pezzo è geniale.
    Magari le tagle 46 uscissero solo di notte.. purtroppo le vedo in giro anche di giorno… :D

    Riguardo i 3 euro/ora procapite direi che è la semplice legge di mercato. Le pulizie non le vuole fare nessuno, giusto che chi le fa guadagni dai 10 ai 12 euro NETTI l’ora esentasse… come minimo..:P

    Il testo è bellissimo, niente da eccepire, riguardo il contenuto c’è da dire che chi guadagna 3 euro/ora dovrebbe esultare dalla felicità… dovrebbe fare un lavoro bellissimo, insomma non dovrebbe lamentarsi del suo lavoro o dei suoi orari, ma solo della propria paga -)

  7. Complimenti, è davvero stupendo

  8. @Ale: 3 € all’ora è vergognoso. Speriamo di farcela! :) Ovviamente se l’editore capitasse su dillinger, diventeremmo una nuova case history, delle creatività nata e coltivata sul web e, successivamente, estrapolata dal sistema tradizionale…
    (ok, la smetto di sognare)

    @Marco: dovremmo farci stampare su una t-shirt “La precarietà nuoce gravemente alla salute”, tutti quanti, tutti i precari. E poi, tutti quanti, tutti lo stesso giorno prestabilito, dovremmo indossarla, dal mattino alla sera. Dalla riunione, sotto la giacca, a quando andiamo a fare la spesa, in metro. Direi che maggio sarebbe il mese ideale, per infastidire la gente, che di solito pensa a prenotarsi la vacanza.
    (più ti racconto questa storia, più mi viene voglia di farla sul serio)…

    @Simo: grazie come sempre del tuo commento. Siamo piuttosto affini, a tal punto che sarebbe veramente un piacere prenderci un caffé…:)

    @Piolzam: mi spiace, forse quando riusciranno a vietare di fumare la sigaretta passeggiando, o guidando (2 dei piaceri della vita, specialmente il secondo, specialmente se in macchina c’è anche della buona musica), potrai proporre un disegno di legge che vieti alle tagli 46 di uscire durante il giorno.
    Per il resto, sì, se guadagnassi 3€ all’ora per scrivere, forse sì, forse sarei felice.
    Ma scrivere che chiappero voglio. Non le menate dei comunicati stampa.

    @Annina: grazie mille, carinissima.

    PS: sto raggiungendo limiti di prolissità mai sperimentati prima dall’umanità?
    Io dico di sì.

  9. eheh, ma guarda quando vuoi, giuro che se mi ritrovo per quel di Milano ti cerco :P Idem se tu sei in quel di Roma mi raccomando! :D

    Peraltro l’idea della maglietta è proprio interessante… Niente male …!

  10. Ma infatti se otteniamo un buon bacino di followers, secondo me, possiamo farla davvero. Comunque, avendo testé “creato”, come dio ha fatto con adamo ed eva, Marlene Barrett su Facebook, ti aggiungerò come first friend!
    ;)

  11. Come si direbbe ai giorni d’oggi per essere very cool: “oh my god” mi connetto subito e ti aggiungo immediately! ;D

  12. Che dire oltre che sei sempre stupefacente! I tuoi post sono sempre di un livello altissimo…

    …sarò retorico..ma mi viena da citare un frase tratta da un celeberrimo film

    “Non siamo il lavoro che facciamo, non siamo il nostro conto in banca”

    …Marlene quello che vagliamo veramente è tutto il talento che possediamo e il talento non può essere quantificato, tantomeno ridimensionato nè dai numeri nè da un “capo qualunque”… il talento è energia…e l’energia può al massimo essere imbrigliata da un sistema…e più viene compressa più esploderà con tutta la forza necessaria a controvertire il sistema che l’imbrigliava…

    …e tu di Talento ne hai tanto, Marlene, e più l’ambiente in cui agisci cercherà di svilirlo tanto più, quando esploderà del tutto, sarà l’ambiente a piegarsi e a modellarsi ad esso!

    Quindi continua così incassa, sopporta, immagazzina e presto il mondo che vorrai intorno a te sarà realtà!

    Dopotutto noi saremo precari ma gli altri sono i vecchi…e la vecchiaia nuoce alla salute sicuramente di più!

    ps. spero di non avere farneticato troppo…ma ogni volta che leggo un tuo post mi sale l’adrenalina!

  13. Chiara Pasqualini ( 25 febbraio 2010 alle 14:53)

    Vabbè. Ti Lovvo come direbbero gli animali sociali di nuove generazioni.
    Che se quelli nati nel 94 ti fanno brutto, pensa quelli nati nel 2000.

    Ma io che fumo Marlboro?

  14. bello davvero. anch’io adoro scrivere e, forse per questo, non sono incline ai complimenti. ma in questo caso non posso non farli.

    mi prendo i diritti d’autore sul calcolo del nostro valore economico. a voi lascio gli attentati.

    Ciao!

  15. Sto vivendo un “periodo di vita” molto simile al tuo. Quello in cui vedere gli universitari ti fa stringere il cuore: da un lato suscita una certa supponenza, perché sei consapevole che, poverini, non hanno ancora capito un beneamato niente. Dall’altro provi una struggente malinconia, perché ripensare ai problemi di alcool, coinquilini ed esami è come fantasticare sul paese dei balocchi.
    Se può consolarti, per adesso io credo di valere anche meno di una stecca di Camel. Probabilmente non supero una confenzione formato famiglia di Fonzies.
    Ma ci sto provando, giuro che ci sto provando.

  16. Bell’articolo, come sempre.
    Anche io sto pensando seriamente di diventare tuo fan.
    Sul web leggo tantissimo ma non mi fermo quasi mai, c’è molta approssimazione e troppe urla, il tuo è forse il primo caso nel quale mi sono accorto di aspettare l’uscita degli articoli.
    Sono pensieri leggerissimi che diventano parole.
    Bella sensazione.

    Forse succede perchè anche io, quando ero precario, esorcizzavo lo stress e la frustrazione con una vagonata di ironia e solo così andavo avanti e ce l’ho fatta, quello che auguro a te.

    A presto!

  17. Ottavia Massimo ( 26 febbraio 2010 alle 11:30)

    Hey, proprio stanotte ho confermato la tua amicizia su fb, ti confesso che non mi ricordavo. Oggi ti ho letta su Dillinger ed eri tu, che bellooooo. Non sai quanto mi piace il tuo modo di scrivere e soprattutto interpretare questa realtà quasi bieca. Non hai idea di quanto ti capisca e ti prego di avvertirmi se decidi di organizzare un attentato in quel di Milano ché ho ancora un rospo arrampicato tra la trachea e la tiroide che spesso si manifesta in insulti e parolacce malamente soffocati da frustrazione quasi ossessiva e ancora silente. Lo sai quanto mi diede un giornale con sede a Milano, per due reportage in Palestina, con foto di guerra?
    Sei pronta?
    Mi vergogno.
    Ok.
    O T T A N T A V I R G O L A Z E R O Z E R O euro.
    Fu colpa mia. Non stabilii nulla di preciso ed inviai i pezzi direttamente da lì.
    Che saper vendere (soprattutto se stessi) sia un’ arte, è un dato di fatto.
    Che io non sappia evidentemente quantificare il valore di ciò che creo, anche.
    La cosa che più mi sconvolge però è rendermi sempre più conto di quanto questa generale frustrazione sia dovuta ad un menefreghismo profondo e crescente, più che ad una crisi reale. Chi ha il potere di riconoscere effettivamente il valore altrui, non si cura affatto del danno continuo provocato in un’ intera generazione globalizzata ormai in un sentimento rabbioso, depresso e poco complice che speriamo si ribelli al vergognoso sopruso degli organi dirigenti di ogni settore e ad ogni livello. Preparo il passamontagna.
    Intanto baci
    Ps. ho letto il commento di Ale circa il tuo libro, di cui non so nulla, ma forse posso presentarti una persona nell’ editoria che potrebbe far al caso tuo. Se ti interessa fammi sapere ché tra l’ altro mi ha appena scritto..

  18. @Mr. S: che dire oltre che sei sempre così incredibilmente gentile che non so mai che risponderti, se non “grazie”? Che mi viene pure un po’ male, rispondere solo con “grazie”…
    Ma a questo giro aggiungerò che ti ringrazio delle tue parole, che sono innegabilmente motivanti. Spero che le cose siano come dici tu, anche se non ne sono convinta. Ma citare Tyler Durden è una scelta troppo riuscita, sfiora corde estremamente sensibili della mia anima precaria. Aggiungerei anche “E’ solo dopo aver perso tutto che siamo liberi di fare qualsiasi cosa”. Ma ti rispondo anche con Taxi Driver: “Quando fai un lavoro troppo a lungo, dopo un po’ diventi quel lavoro”. Ma cosa succede se si è precari troppo a lungo? Cosa si diventa?

    @Chiara: iihhih oddio è vero, gli animali di nuova generazione dicono “ti lovvo”. Ommioddio. Ma noi cosa dicevamo di imbarazzante? Sai che non ricordo…

    @Steo: grazie caro. Come vedi i nostri dialoghi sono sempre fonte di ispirazione ;)

    @Liz: è esattamente quello che intendo io. La confezione formato famiglia di fonzies mi ha fatta piegare in 2. Giuro.

    @WeWee: mi fa tantissimo piacere ciò che mi dici. E spero anche io di uscire, prima o poi, da questo tunnel. E sono d’accordo, le vagonate di ironia sono l’unico strumento per esorcizzare la frustrazione. Alla prossima allora, nella speranza di non deludere le aspettative.

    @Ottavia: hai riassunto con totale efficacia la situazione di scazzo e depressione cosmici che io rilevo in chi è intorno a me. Sono assolutamente d’accordo sulla totale noncuranza di chi potrebbe risolvere questa situazione, migliorarla per lo meno, di chi potrebbe riconoscere i meriti, di chi potrebbe capire che un lavoratore gratificato è più produttivo di uno schiavo. Ma siamo nel mercato dozzinale del lavoro in cui, se sei figlio di NN, conta ben poco il tuo talento. Sei manodopera a basso costo. E vai bene. Quando andrai via, schiere di derelitti si fionderanno a colonizzare il tuo posto.
    La vicenda del giornale è scandalosa. Ma sei una fotografa? Ma che bello fare i reportage. Troppo fico.
    Sul sapersi vendere, ci stiamo lavorando. Sulla ribellione, anche. Dovremmo unirci e farci sentire. Ed io sono sempre più convinta che tra aprile e maggio faremo la “Pr&cariou$ Week”. Bisogna raggiungere
    migliaia di partecipanti. Te ne parlerò meglio…
    Passamontagna per tuttiiiiiiiiii
    Bacio

  19. Dimenticavo: magari!!! per la vicenda dell’editore, intendo :)
    Sarebbe una bella svolta davvero!

  20. Cara Marlene, tu più che come una stecca di camel, vali come il capitale sociale della philip morris..Io credo molto in te, e se ti avessi a tiro ti assumerei al volo, anzi perché non ne parliamo su FB?

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