Outsider Comic – Se una Mimosa incontra un Acaro…
marzo 20, 2010 in Dossier, Dossier Outsider, Outsider Comic da Marlene Barrett
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Hai 40 anni. Hai 40 anni e hai il pisello.
Vivi in un loft. Il loft in cui vivi è quotidianamente tirato a lucido dalla tua colf Evelina.
Tecnicamente si chiamerebbe Eveline, ma tu la chiami Evelina, così ti ricorda la zia del paese. Evelina fa tutto per te. E’ l’angelo del tuo focolare algido e minimalista, firmato dall’ultimo designer alla ribalta. Evelina fa tutto ciò che farebbe una moglie, solo che non rompe le palle. E costa pure di meno.
Hai origini meridionali, a quanto pare. Ti sei trasferito a Milano 20 anni fa e, quando sei arrivato, non eri nessuno. Eh, ma adesso. Adesso sì, che ti sei fatto tutto da solo.
Posi il borsone della palestra, non lo sistemi nemmeno, ci penserà domani Evelina. Che Evelina viene tutti i giorni a tirare a lucido il loft in cui tu, che hai 40 anni e il pisello, vivi.
Mentre inforni la cena che Evelina ti ha scrupolosamente preparato, chiami Svetlana, una delle tue amanti. Ovviamente ha 25 anni, poco più, poco meno, e fa la modella. E’ alta 1.80, ha la carnagione chiarissima, due tettine che stanno su una meraviglia e un culetto marmoreo che farebbe venire i complessi pure al David di Michelangelo. Un tocco di gnocca come tu, a San Severo di Foggia, non ne avevi viste mai. Qui a Milano, sì. Qui a Milano tu puoi avere tutti i tocchi di gnocca che vuoi. Perché hai 40 anni, il pisello, il loft tirato a lucido e un’automobile che vale quanto un bilocale. Tecnicamente, con un po’ di capacità di adattamento, ci si potrebbe anche vivere nella tua automobile. Certo, non tu. Tu vivi in un loft. Andrebbe subaffittata a una mezza dozzina di cinesi. Ma poi, quelli, ti soffriggerebbero la cipolla sul cruscotto e sai il puzzo.
Hai un perfetto equilibrio dis-emotivo. La tua vita si risolve in una sequenza binaria di zero ed uno. Puoi pisciare in piedi e non hai il ciclo mestruale. La tua complessità non si spinge più in là del cerchio vitale lavoro-mangio-cago-scopo. Il weekend vai a sciare con gli amici. Per l’estate organizzate sempre crociere in barca e, da un paio d’anni, hai i capelli brizzolati. Madonna se sei diventato più figo, da quando hai i capelli brizzolati!
La forza di gravità non ti sfiora. Il tuo stile è invidiabile. Professionalmente sei bravo, per carità, sì, sei piuttosto bravo in ciò che fai.
La tua vita è una favola.
Hai 40 anni. Hai 40 anni e hai la vagina.
Vivi in un monolocale di 30mq.
II monolocale in cui vivi lo pulisci una volta alla settimana, di solito al sabato, che tu non vedi l’ora che arrivi il sabato per fare la desperate housewife, tra Mastro Lindo (che prima o poi lo vedremo sul trono da Maria De Filippi, ne sei certa, ché il suo look è troppo in target), sorella lavatrice e fratello asse da stiro. Se salti il turno di pulizia ti si accumulano i topi di polvere, che poi ci dai i nomi, diventano i tuoi coinquilini, quando rientri la sera, ci racconti com’è andata la giornata e chiedi che hanno fatto loro e quelli ti spiegano che va tutto bene, in famiglia tutto a posto, l’acaro più grande sta all’università, vuole diventare ricercatore per trovare una cura contro lo Swiffer, che ogni giorno colpisce migliaia di acari, un’autentica piaga, mentre il piccolino parteciperà ai campionati regionali di fuga dall’aspirapolvere…eh sì, sono soddisfazioni…e per il resto si tira a campare lì nell’angolo o sotto il divano, sapete com’è, comunque mò vado signora, tante belle cose, SALUTI A tua madre quando la senti (ovviamente i tuoi topi di polvere, a Milano, parlano in pugliese).
La sera, quando rientri da lavoro dopo dieci ore fuori casa e due linee di metropolitana, ti senti sfatta, sciatta, a pezzi. Arrivi a casa e ti fai una doccia. Vorresti andare in palestra, ma non puoi farcela. La gravità ti assale. I seni si sono appesi, la ritenzione idrica s’è lanciata alla conquista del tuo corpo, assoldando un esercito di particelle di sodio dell’Acqua Lete. Il culo, poi, quello non è mai stato un granché, ahitè. Per non parlare di quando ti si stingono i capelli, e ti guardi allo specchio, con i capelli bianchi. E allora prenoti d’urgenza la parrucchiera perché, con i capelli bianchi, capisci davvero d’essere vecchia. Per consolarti, infili un pigiamone fucsia modello Bridget-Jones-mollata-da-Hugh-Grant-che-del-resto-si-intuiva-che-doveva-essere-uno-stronzo-da-combattimento e ti affossi nel divano con un barattolo di Nutella.
Il tuo ex-compagno t’ha lasciata per una poco più che ventenne dell’Est, un palo androgino alto circa 1.80, che non sa nemmeno parlare bene in italiano. Tu a lui l’italiano lo insegnavi. Quando l’hai preso ancora si puliva il deretano con le pale di fico d’india. Adesso fa le ripetizioni a Eva Herzigova.
Dettagli.
Guadagni 1.200 € al mese e sei nata a San Severo di Foggia. Dopo 20 anni a Milano mica l’hai perso l’accento.
Avresti voluto dei figli. Avresti voluto un figlio maschio. Avresti voluto un figlio maschio perché, si sa, i maschi stravedono per la mamma. E poi, in quanto maschio, avrebbe avuto una vita più semplice, che si sarebbe risolta in una sequenza binaria di zero ed uno. E, in quanto maschio, avrebbe avuto molte più possibilità di far carriera. Ma non è andata così.
Professionalmente, però, sei davvero brava. Almeno questo. Tu il tuo lavoro lo ami. Avresti meritato di far carriera, questo sì. Ma poi la crisi, il terrore che tu decidessi di contribuire alla riproduzione del genere umano offrendo il tuo utero alla causa…e ti ha sorpassata una schiera di cazzetti allampadati stile Carlo Conti.
Pensi che il mondo giri così da tanto tempo, da troppo tempo. E non vuoi pensarci più.
Se la tua vita fosse una favola, saresti al massimo Cenerentola che fa la sguattera per le sorellastre.
Leggevi qualche articolo di Repubblica su quanto le donne siano discriminate professionalmente e non sei riuscita a trattenerti. Titoli come “Tutte libere di lavorare, ma non di far carriera” - “Le donne guadagnano sempre meno e quelle italiane sono le più inguaiate d’Europa” e “Il precariato si tinge di rosa” - ti hanno piuttosto indisposta, specialmente oggi, che è l’8 marzo, la cosiddetta festa della donna.
Ed ecco dipanarsi innanzi alle tue intorpidite capacità percettive un nuovo, inquietante, panorama: sei una precaria con l’handicap della vagina! Cosa può succederti di peggio, a parte guardare Pomeriggio 5 condotto da Barbara D’Urso?
Inutile concentrarsi su quanto le donne abbiano molto più bisogno degli uomini di guadagnare. Per una donna depilarsi non è un optional che varia in base al tasso di finocchiaggine, bensì un obbligo. Noi abbiamo una serie di spese estetiche socialmente imposte, che dovrebbero essere contemplate come voci a sé stanti in busta paga.
Invece il sistema sembra sottostimare palesemente questa problematica.
Tuttavia, dicevamo che oggi è la festa della donna. A quanto pare, la festa della donna è ormai âgé. Apprezzare un mazzo di mimose non è cool.
Non sei una donna cazzuta, se ti piacciono le mimose.
A te, invece, stranamente, la festa della donna non sta mica tanto sul culo. E poi è così suggestivo, quando il 7 sera, guidando per la città, inizi a vedere, ad ogni semaforo, un omino del popolo delle mimose. Che il popolo delle mimose vive una volta all’anno. Questi operosi omini se ne stanno nascosti per tutto il tempo, per invadere le strade, magicamente, alla vigilia della festa della donna e vendere mazzolini di mimose, a cifre da rapina, a mariti impigriti e svogliati.
Prendi te, per esempio, oggi hai ricevuto un mazzo di mimose in ufficio e non riuscivi a smettere di sorridere. E, per quanto sia disperatamente vaginale, annegare nel miele per un mazzo di mimose (della serie “Siamo così dolcemente complicate, sempre più emancipate, laureate” - come cantava Fiorella Mannoia), tu ti sei sentita la vagina più felice del mondo.
Per una banalità. Certo.
Probabilmente è stato anche per via di quell’8 marzo a Bologna di 5 o 6 anni fa. Quella volta che il tuo buonumore s’era preso un periodo sabbatico e stava spassandosela con delle ballerine cubane a l’Havana. Tu andasti a fare la spesa e la cassiera ti diede un mazzolino spulcio di mimose, senza neanche guardarti, praticamente insieme allo scontrino.
Furono le uniche che ricevesti. Inutile a dirsi, fu un momento molto triste.
Forse anche per questo, eri talmente beota oggi, con un sorrisino così insopportabile stampato in faccia, che se ti fossi vista da fuori ti saresti presa a sberle da sola.
Ma, dopotutto, che male c’è?
Insomma, che c’avete tutte contro le mimose?
Rifiutate i diamanti, se siete così emancipate e potete comprarveli da sole.
(Tutte froce, coi mazzolini altrui).
Ora, a parte le menate, premesso che tu della festa della donna non sai nulla tranne che delle sventurate sono morte in un incendio in fabbrica, di fatto pensi che bisognerebbe sfruttare la festa della donna come un momento di riflessione, invece che comportarsi come se avessimo il mondo in mano, perché, se qualcuno ne dubitasse, non ce l’abbiamo.
E se quel cazzetto, i cui calzini laviamo, o comunque prima o poi laveremo (perché è inutile, lo sappiamo tutte in fondo al cuore…li laveremo) ci regala un mazzo di mimose, godiamocelo, che chissà quando mai ricapiterà che ci regali dei fiori, molto probabilmente dopo averci fatte cornute, e quindi, mimose siano!
E quell’altra assurdità sul fatto che la festa della donna non è solo un giorno, ma deve essere tutti i giorni dell’anno…ma cosa andate vaneggiando? Vi confondete, forse, con la scusa che usano gli uomini per non fare il regalo a S.Valentino, “che mica ci amano un giorno solo all’anno, 365 regali ci farebbero, fosse per loro, guarda”.
Sveglia amiche, non è MAI la nostra festa (per chiarezza, quando andiamo dall’estetista a sottoporci a pratiche clamorosamente misogine a base di cera bollente, non stiamo sublimando la nostra femminilità, né ci stiamo prendendo cura di noi stesse, stiamo bensì compiacendo il maschio e le convenzioni sociali, promemoria da tenere sempre a mente).
Insomma, questa festa della donna, facciamoci la cortesia, teniamocela stretta! Possibilmente, non per sfogare in una sola notte tutta la ninfomania che coviamo inside, su uno spogliarellista glabro e unto magari, che persino un Galletto Vallespluga sarebbe più attraente.
Teniamocela stretta per ricordare che il cammino è ancora lungo e che la vita, per noi, è comunque più faticosa. Specialmente per noi giovani donne, così lontane dai tribolamenti della menopausa, che abbiamo tutto un futuro da costruirci, una carriera da intraprendere, magari una famiglia da mettere su e qualcuna di noi, questo sporco lavoro, dovrà pur farlo, se vogliamo perpetuare l’esistenza del genere umano.
Noi che, non solo siamo precarie, c’abbiamo pure le ovaie e tutti quegli assurdi processi biologici annessi e connessi. Noi che, forse, dovremmo porci davvero il problema dei nostri diritti, costantemente lesi e, dunque, non possiamo in alcun modo permetterci di abbassare la guardia anzi, non dovremmo dormirci la notte a pensare che il nostro Ministro per le Pari Opportunità è la Carfagna, anche detta Carfregna.
Teniamocela, questa festa, per organizzare dei workshop e imparare a non essere competitive ma solidali, che, se solo fossimo solidali, domineremmo il mondo mentre oggi, spesso, siamo le più acerrime nemiche di noi stesse.
Usiamola per pensare alle donne che ci hanno precedute.
Usiamola per ricordare con un sorriso le nonne con i controcazzi d’una volta e per pensare alle madri che guidavano le Fiat 126, antesignane di ciò che siamo noi oggi.
Usiamola per amare la complessità che ci rende uniche.
E per ribadire di volere il meglio per noi stesse.
Che a volte, siamo talmente indaffarate, che dimentichiamo di volere il meglio per noi stesse.
Avere una ricorrenza che ce lo ricordi, può essere utile.
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bellissimo Marlene…!
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“il femminismo è la prima rivoluzione fatta dai padroni.”
Brava Marlene!
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Bravissima Marlene, sei lo specchio della verità, alle donne piacciono un sacco queste ricorrenze ma poche lo ammettono! Scommetto che il tuo sorriso ebete sarà stato sicuramente molto dolce e che non abbia potuto fare a meno di andarlo a raccontare subito ai tuoi amici topi di polvere, in lingua rigorosamente pugliese!
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@Marco: grazie mio primo commentatore!;)
@Mr.S: forse perché le donne sono i primi padroni lesi? Comunque, un bagno d’onestà, era che volevo proprio raccontare la storia delle mimose, scusatemi
…[vagina mode off]
@Giuseppe: bravissimo! i miei topi di polvere sono stati troppo contenti e, per festeggiare l’evento, abbiamo iniziato a conversare in vernacolo…:)
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Brava!!! Sempre articoli gradevoli. Continua così!!!
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Come hai ragione, Marlene… Noi donne siamo nella merda da ormai qualche millennio e non abbiamo nessuna coscienza di genere. I dati sull’occupazione e la retribuzione femminile in Italia sono da terzo mondo (e infatti non facciamo piu’ figli), e la percezione sociale della donna e’ ai minimi storici.
Siamo in un paese in cui una soubrette e’ il Ministro delle Pari opportunita’. Non c’e’ bisogno di aggiungere altro.
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Concedetemi una provocazione:
è vero in una società che prova a risolvere i problemi razziali, il sessismo sembra ancora essere fermo al palo. Ci sono presidenti di colore, capi di importanti società non caucasici, ma ad eccezione della germania non mi vengono nomi di grandi capi di stato donne; il ruolo delle donne in Italia, ma credo non solo, è quasi sempre rilegato, almeno nella vita pubblica, a ruolo di gregario, le donne sono veline, schedine, o ancora peggio evidente sberleffo politico, CarFREGNA su tutte…ma se il problema delle donne fossero le donne stesse? la lora congenita incapacità di essere gruppo, la loro totale inadempienza a tessere una solida e concreta rete sociale?
la dignità razziale si è raggiunta attraverso la crezione di gruppi coesi che prima di tutto affermevano la propria dignità e integrità sociale…quando “le donne” saranno capaci di fare lo stesso?
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dillinger non poteva festeggiare meglio la festa della donna!!!!
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Questo è il mio preferito !
La strada per la piena parità è, purtroppo, ancora molto lunga ma ” ciascuno di noi ha non solo un diritto alla ribellione, ma anche un dovere, perchè se non mi ribello calpesto la mia dignità”. (Kant)
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