Pellicole da riscoprire: ‘Il portiere di notte’, di Liliana Cavani

marzo 20, 2010 in Cinema, Cultura da Giovanni Graziano Manca

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Liliana Cavani è autrice di cinema e intellettuale a trecentosessanta gradi. Regista televisiva e cinematografica, regista di opere liriche rappresentate in teatri di livello internazionale e sceneggiatrice, recentemente ha fatto parte della giuria della sessantaseiesima Mostra del Cinema di Venezia. Gli albori della sua carriera artistica risalgono ai  primi anni Sessanta e trovano un fondamentale punto di riferimento artistico nel cinema neorealista.

Essi sono scanditi dalla realizzazione, da parte dell’artista emiliana, di alcuni documentari su argomenti bellici e storico politici (‘Storia del terzo Reich’ esce nel 1963, ‘La donna nella Resistenza’, nel 1965) .

La guerra e l’avversione nei confronti del totalitarismo nazista costituiscono elemento che ricorre spesso nelle opere della cineasta di Carpi.

Il cinema della Cavani è altresì caratterizzato dall’interesse della regista a rappresentare quelle zone d’ombra della mente umana che sono oggetto privilegiato di studi psicanalitici.

Oltre ai documentari citati, testimonianze filmiche degli interessi della Cavani sono ben rappresentate dai film ‘Il Portiere di notte’ (1974), ‘La pelle’ (1981) e ‘Interno berlinese’ (1985), tutti lungometraggi che hanno suscitato vasto apprezzamento per l’artista sulla scena internazionale.

Nel ‘Portiere di notte’, in una Vienna cupa e indolente di fine anni Cinquanta, alcuni ex ufficiali della Wermacht si incontrano e si accordano per cancellare ogni prova della compromissione di ciascuno di essi con il regime nazista. Nella vita di Max Altdorfer, uno degli ex graduati delle SS, riappare per mera casualità Lucia, giovanissima prigioniera belga di origine ebrea con la quale Altdorfer durante la guerra ha avuto una folle e morbosa relazione sado-masochistica. Mentre il gruppo degli ex ufficiali vorrebbe far fuori la scomoda testimone delle efferatezze da essi compiute in passato, Max, che ha riallacciato l’antico rapporto con Lucia, si oppone alla eliminazione di lei fino alle estreme conseguenze. Questa relazione affettivo-sessuale così insana è uno degli elementi che accomunano Portiere di notte a quell’altro grande film della Cavani che è Interno berlinese. Certo, in quest’ultimo lungometraggio il menage amoroso è di tipo differente, anche se per le precipue modalità con cui si svolge (l’intera vicenda riguarda una relazione omosessuale tra donne e un intreccio etero a quattro particolarmente perversi) presenta ugualmente i caratteri della patologia. Tuttavia, ciò che colpisce e che ritengo sia importante evidenziare è come in entrambe le opere l’anormalità delle situazioni raccontate si trovi giustapposta di volta in volta all’efferatezza e al cinismo anche politico del regime nazista corrotto, discriminatorio e spietatamente prevaricatore.

Inquadrature di sapore espressionistico di imponenti strutture architettoniche e una ricostruzione degli interni d’epoca assai credibile, ‘Il portiere di notte’ è un film dalle tinte chiaroscure in cui la cupezza e la drammaticità dei contenuti vengono messi in rilievo dal superbo lavoro di direttore della fotografia svolto da Alfio Contini (già con Risi in ‘Il sorpasso’, ‘La marcia su Roma’ e ‘Sessomatto’, con  Antonioni in ‘Zabriskie Point’ e ‘Al di là delle nuvole’, con Wertmuller in ‘Francesca e Nunziata’ e inoltre con Lattuada, Fulci, Maselli, Monicelli, Castellano e Pipolo, Aleandri, e altri).

Fanno parte del cast degli attori tra gli altri Dirk Bogarde (nella parte di Max), Charlotte Rampling (nella parte di Lucia), Philippe Leroy, Gabriele Ferzetti e Isa Miranda. Assai convincenti le interpretazioni dei protagonisti principali Bogarde (attore che ha lavorato, tra gli altri, con Fassbinder, Tavernier e Visconti; dell’uomo di cinema inglese Di Giammatteo dice che ‘aderisce alla pelle di personaggi  infelici o sadici o spregevoli con una sorta di apparente naturalezza’ ) e Rampling. Quella dell’attrice inglese, in particolare, nei panni dell’inquieta moglie di un direttore d’orchestra sulla cui capacità affettiva e di amare normalmente sembra aver pesato in modo decisivo la lontana e drammatica esperienza di prigionia vissuta (comprensiva, questa, dei connessi elementi di morbosità sessuale), appare una interpretazione particolarmente sofferta, oltre che impegnativa sul piano recitativo.

Sugli particolari aspetti psicoanalitici della vicenda appare illuminante l’affermazione secondo cui ‘Realizzando negli anni ’60 documentari televisivi sulla seconda guerra mondiale e i crimini nazisti, Liliana Cavani era stata colpita dalle difficoltà delle vittime a staccarsi dal ricordo dei lager . E ciò è quanto ha riproposto, con Il portiere di notte, attraverso la furiosa passione sadomasochista dei protagonisti nella ipocrita indifferenza della Vienna postbellica’ (Benicivenni 1995).

Quello della Cavani è un lungometraggio che fornisce notevoli spunti di riflessione e un importante contributo conoscitivo sul tema Sesso e potere, un tema, oggi, particolarmente dibattuto…

Giovanni Graziano Manca
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