Perché mi buco – Tatuaggi e piercing, i segni distintivi d’una generazione alla ricerca d’identità?

febbraio 25, 2010 in Società da Chiara Lo Cascio

GD Star Rating
loading...

dillinger-it-tatuaggi

C’è chi lo fa per tradizione. Chi per distinguersi e chi invece per omologarsi alle tendenze del momento. C’è chi marchia il proprio corpo a vita per contestare la società e chi lo fa per emanciparsi. E anche se c’è chi (come mio padre) vede questi atti come masochistici, piercing e tatuaggi sono parte dell’umanità da sempre. Hanno accompagnato la storia.

Si dice che questi segni in occidente non rappresentino più un marchio d’appartenenza a determinati gruppi sociali, cosa che invece continua sicuramente ad accadere in oriente e nel sud del mondo, dove usi e costumi sono sempre stati diversi dai nostri. Tanto che spesso, nei paesi industrializzati durante il XIX secolo, il tatuaggio era sinonimo di “primitivo” e di “inferiore”e ancora oggi, nelle tribù africane il tatuaggio simboleggia il ruolo sociale rivestito dall’individuo mentre in asia può significare l’appartenenza a un’organizzazione criminale.

Oggi questi ornamenti fanno parte a pieno titolo d’una generazione disorientata nella dicotomia tra omologazione e individualismo. Omologazione voluta dall’attuale modello economico basato sul consumo e sul mercato unico. Individualismo che stiamo vivendo in una progressiva atomizzazione sociale. Una ricerca d’unicità le cui cause potrebbero essere rinvenibili proprio nella spinta omologatrice del nostro paradigma economico, una ricerca di unicità attraverso il proprio corpo che potrebbe rappresentare una piccola scappatoia all’ordine sociale attuale.

C’è chi entra in massimalismi pessimistici, come David Le Breton ne ‘La Pelle e la Traccia’. Secondo lui modifichiamo il nostro corpo non potendo cambiare il mondo, come manifestazione di malessere o rifiuto. Però bisogna ammetterlo: durante le grandi contestazioni degli anni sessanta, il corpo lo si cambiava pensando di poter cambiare anche il mondo. Simbolici segni di rivolta collettiva all’ordine corrente. Segni di frattura con il passato.

Forse più semplicemente, e nella peggiore delle ipotesi, i segni sul corpo sono frutto di spicciolo scimmiottamento idolatrico del tronista, di Corona o della Ventura, seguendo il principio d’omologazione tanto amato nel nostro bel paese soprattutto dalla fascia ‘15-30 anni’.

Anche se non più ‘istituzionalmente’, sicuramente a livello culturale e nell’immaginario comune occidentale, tatuaggi e piercing ancora oggi, nell’era dell’emancipazione e della libertà, per certi versi rappresentano segni d’appartenenza. E forse di non-appartenenza. Perché si sa, chi è marcatamente tatuato o ha qualche anellino (o anellone) in più, non sempre riesce a divenire direttore d’una banca o magistrato. Raramente appartiene alla generazione che precede quella degli odierni ventenni e, volendo ritornare ai massimalismi di Le Breton, potremmo azzardare che a questa generazione spesso non è dato alcuno spazio di manovra se non quello d’incidere sul proprio corpo. Ma trovo che questa sia una visione eccessivamente pesante e pessimistica d’un fenomeno che, concludendo, definirei come un segno d’appartenenza al futuro, come lo sono stati pantaloni e minigonne in passato. Qualche anellino non convenzionale e un paio di tatuaggi per me rappresentano semplici ornamenti e possono assolutamente risultare sexy.

Alcuni esseri umani (tra cui la sottoscritta), allontanati sempre più da tutto ciò che possa definirsi ‘a misura d’uomo’ ritrovano la bellezza in quello che un secolo fa veniva definito inferiore in quanto tribale e primitivo.

Tatuato (non troppo, al punto giusto) per me è BELLO.

Per questo numero abbiamo fatto una chiacchierata con uno dei maggiori tatuatori tradizionali giapponesi, Horitoshi, pizzicato a Roma subito prima della Tattoo Convention milanese (GUARDA VIDEO).

Abbiamo raccolto le testimonianze di chi non si tatuerebbe mai e di chi l’ha fatto.

Di chi dice “a me piace” e di chi ne sa un po’ più di noi come la Prof. Michela Fusaschi, antropologa presso l’Università Roma Tre: (LEGGI IL SAGGIO) Qualche spunto di riflessione sulle diverse ragioni socio-culturali che hanno da sempre spinto l’uomo a segnare il proprio corpo ripercorrendo la storia dei tatuaggi e poi quella dei piercing dall’antichità ai giorni nostri. Dulcis in fundo la breve storia della cosmetica.

GD Star Rating
loading...
Perché mi buco – Tatuaggi e piercing, i segni distintivi d’una generazione alla ricerca d’identità?, 100% based on 3 ratings
Condividi questo articolo:
  • Print this article!
  • Facebook
  • E-mail this story to a friend!
  • TwitThis
Processing your request, Please wait....