Perché non crediamo più nella nostra (fanta)scienza
marzo 13, 2010 in Scienza da Alessandra Magnaghi
loading...
“Considerate la vostra semenza / fatti non foste a viver come bruti / ma per seguir virtute e canoscenza”. Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, canto XXVI, 116-120
Non crediamo più nella nostra (fanta)scienza. Il genere è fuori moda, a meno che non arrivi dalle sale cinematografiche americane. Non ci crediamo più perchè abbiamo smesso di credere nel futuro. Non siamo più sicuri che il progresso porti veramente da qualche parte e sospettiamo che l’evoluzione sia una gran fatica. Essenzialmente siamo profondamente perplessi.
Eppure il futuro batte alle porte. Stiamo esplorando lo spazio e studiando la materia oscura dell’universo. Siamo riusciti a scoprire che i pianeti si allontanano e che all’inizio di tutto, ma proprio di tutto, c’è stato un grande botto cosmico. Sappiamo perfino cosa è successo nel primo, lunghissimo secondo della nostra esistenza. Non l’esistenza della razza umana, ma del Tutto. O almeno così si pensava fino a poco tempo fa. Ora alcuni matematici ipotizzano che prima del Big Bang ci fosse qualcosa: universi multidimensionali dalla forma di stringhe. O di sfere flessibili che sbattendo causano scoppi cosmici, come quello che ci ha portati fin qui. Le dimensioni potrebbero essere 11, ma anche infinite. Alcune di queste sono piccolissime, ma esistono.
Mentre la realtà è diventata una (fanta)realtà e gli scienziati ci allungano la vita, ci clonano, ci ibernano, noi ce ne stiamo nel cortile di casa tra le beghe di condomio. Nessuno parla mai di (fanta)scienza, né di futuro. In Italia avvistare uno scienziato è più o meno come avvistare un ufo, e la ricerca ottiene meno fondi della sagra del cinghiale di Castel Porziano.
Forse ci stiamo perdendo in un bicchier d’acqua, ma più probabilmente stiamo dando per scontate troppe cose.
loading...






Processing your request, Please wait....























E’ vero che non immaginiamo più il futuro, probabilmente perché, effettivamente, siamo perplessi sulla traiettoria intrapresa.
Come propone il curatore di DigitaLife, Castelli, credo anche che si tratti d’un attuale presente…troppo presente.
Siamo bombardati di informazioni e la nostra attenzione è una risorsa limitata. Tutto, proprio tutto va veloce. Non abbiamo il tempo e l’attenzione per soffermarci a immaginare.
loading...
siamo troppo ancorati al presente..come se non fosse propedeutico al futuro..addirittura i fatti si leggono come eventi isolati e non in sequenza logica!
troppo reale(e condivisibilissimo) questo passaggio:
“Mentre la realtà è diventata una (fanta)realtà e gli scienziati ci allungano la vita, ci clonano, ci ibernano, noi ce ne stiamo nel cortile di casa tra le beghe di condomio. Nessuno parla mai di (fanta)scienza, né di futuro. In Italia avvistare uno scienziato è più o meno come avvistare un ufo, e la ricerca ottiene meno fondi della sagra del cinghiale di Castel Porziano”.
loading...
Non ci crediamo più perchè in qualche modo siamo stati delusi e traditi dall’evoluzione, e dalla scienza stessa. Il positivismo non ci ha mai parlato di OGM, Terrore Nucleare, Riscaldamento Globale e altri aspetti inquetanti legati alle scoperte scientifiche e al cosidetto ‘Progresso’, lasciando campo libero ad un catastrofismo dilagante e ad un’incertezza (giustificata dagli eventi) sempre maggiore nel futuro a breve termine. Per quanto riguarda l’Italia, deteniamo il record mondiale di cervelli in fuga; e il nostro paese, nonostante il papà della sopracitata ‘Teoria delle Stringhe’ sia un italiano (Gabriele Veneziani) ed in generale sono italiane le menti dietro alle piu grandi rivoluzioni scientifiche dell’umanità, rimane buono, sia per gli Italiani che per gli osservatori esteri, solo per fare la Pasta e la Pizza.
loading...
Mi pare, Alessandra, che la chiave di tutto il discorso sia tutta lì: ‘abbiamo smesso di credere nel futuro’. Ma perchè? forse perchè è da un pezzo che abbiamo iniziato a credere che da un presente come quello che viviamo non possa venire niente di buono…
Ciao!!
loading...
E’ vero, il presente e’ troppo presente, la tecnologia ci ha deluso, i fatti si sono slegati e la nostra narrazione e’ diventata incoerente. Mettiamoci pure che in tempi di crisi non e’ il momento di investire, ed aggiungiamo alla ricetta la presenza di una Chiesa che ha molti indubbi meriti, ma non quello di favorire la ricerca scientifica.
L’orizzonte degli eventi di un buco nero e’ il confine oltre il quale tutto viene risucchiato, dalla materia alla luce. Nessuno sa che fine faccia la materia risucchiata. Forse viene risputata in un universo parallelo in cui gli scienziati sono pagati per il loro lavoro e la TV parla dei progressi della conoscenza.
loading...
Bah. Io stò ben confusa. Quando riesco ad esser più veloce degli altri in qualcosa, provo un senso di appagamento ed eccitazione. Quando riesco a fermare il pensiero nell’ ascolto dei sensi e della percezione, mi sento profondamente felice. Solitamente, il primo caso si manifesta durante il lavoro e in ambienti frenetici. Nel secondo caso, la felicità arriva spesso attraverso la meditazione e solitamente in cima ad un monte o sulla sponda di un fiume. O al mare. Spesso però, se questa sorta di felicità/nirvana, non è preceduta dal senso di soddisfazione in qualcosa che normalmente richiede movimento frenetico di arti e pensieri, la metamorfosi nel raggiungimento di dimensioni appaganti, non avviene. Ciò che sembra evidente è che il futuro sarà sempre più costituito da pensieri, perchè solo il pensiero pare poter stare al passo dell’ attuale, velocissima evoluzione. Quindi?? Il tempo nel futuro sarà scandito dal desiderio all’ inarrivabile o dalla rincorsa al pensiero perduto?
Comunque, sagra del cinghiale di Castel Porziano number one!
loading...
forse abbiamo perso di vista il futuro perchè abbiamo troppo nel presente?
loading...