Phil Jackson: il Signore degli Anelli

giugno 28, 2009 in Sport da Pantò

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los-angeles-lakersIl titolo nba è stato vinto dai Los Angeles Lakers e per festeggiare il titolo nba i giocatori e lo staff si fregiano di un particolare ricordo, come da tradizione recondita: l’anello dei campioni. Phil Jackson, allenatore di L.A. è ufficialmente il “Signore degli Anelli”, visto che può vantarne ben dieci, di cui sei vinti insieme ad MJ.

Per analizzare meglio il successo dei L.A. Lakers ho pensato di stilare delle pagelle come faremmo per un incontro di calcio. Una finale durata 5 partite, che ha spento ferocemente il sogno dei Magic.

Point Guards (playmaker):

Alston-Orlando: ha giocato meravigliosamente in regia quando non è stato chiuso dalla stella Jameer Nelson, portando i Magic alla vittoria in gara tre e riaprendo provvisoriamente la sfida. 6

Fisher-L.A.: semplicemente decisivo. Non aveva brillato nella sua specialità del tiro da fuori, finché in gara 4 non ha pareggiato a pochi secondi dalla fine e messo un’altra tripla che ha dato l’apporto decisivo per la vittoria nel supplementare. Bene anche in gara 5, anche se è sembrata solo una formalità. 8

Shooting Guards (guardie)

Pietrus: uomo scelto per la marcatura di Bryant. Chiunque lo soffrirebbe, ma la splendida forma del Black Mamba rende inutile la prova difensiva del francese, che però è determinante nell’altra metà campo. 6,5

Bryant: perfetto. E’ imprendibile, quando gioca da solo colleziona punti con giocate al limite dell’equilibrio e delle possibilità umane, quando gioca di squadra regala sprazzi di classe ai suoi compagni. Da rivedere l’assist in girata 360 gradi per Gasol nel finale decisivo di gara 4. Prestazione da raccontare ai nipotini. 10 e lode.

Small Forwards (ali deboli)

Turkoglu: il leader di Orlando nelle Finals, a causa dell’evanescenza realizzativa del suo centro Howard. Trascina i suoi con determinazione, nonostante il tiro gli entri a corrente alternata. Ci mette la voglia e anche la classe, però non basta contro un avversario sempre più concentrato nei finali di partita. 8,5.

Ariza: alle finali dell’anno scorso non c’era a causa di un infortunio. E la differenza si vede. Il suo atletismo aiuta i Lakers in difesa e con i suoi recuperi minaccia sempre l’impostazione del gioco degli avversari. Scartato da Orlando perché non aveva un tiro da tre ad alta percentuale, castiga la sua ex squadra proprio con quell’arma, dimostrando di avere mani morbidissime e ben educate. 7,5.

Power Forwards (ali forti)

Lewis: è un’ala forte atipica, perché nonostante l’altezza è agile e possiede un micidiale tiro da fuori. Poteva essere l’arma di Orlando contro i lunghi statici di L.A., come già lo era stato contro i Cavs di LeBron James. Ma la mano è davvero fredda e non riesce a ripetersi se non in gara 3. Troppo poco per il giocatore più pagato della franchigia. 5.

Gasol: balla in area nemica, infilando ganci e muovendosi sul perno contro gli sguardi increduli di Howard e Lewis, incapaci di contrastare la sua tecnica sopraffina maturata nel vivaio spagnolo. I Lakers con lui fanno la voce grossa a rimbalzo. Molto maturato, riesce a dare un apporto decisivo con continuità e vigore. 8,5.

Centers-Pivots (Centri)

Howard: le prime due gare sono un incubo e quando pare essersi risvegliato dal letargo losangelino è troppo tardi, perché i Lakers sono squadra dura da battere, soprattutto se sei sotto due a zero. Superman si riscatta nelle gare ad Orlando, ma condanna i suoi magic quando sbaglia entrambi i liberi a 13 secondi dalla fine di gara 4.  Il centro che ha dominato la lega non riesce a dire la sua se non nella fase difensiva. 7.

Bynum: l’unica nota negativa. Incapace di cacciare gli artigli, dà fastidio agli avversari solo per la sua stazza. L’età è dalla sua, può essere il nuovo O’Neal, ma c’è tanto da lavorare. I Lakers lavorano meglio quando è in panchina. 6, perché comunque è campione del mondo.

Sixth from the bench (sesto uomo)

Nelson: si ritrova in panchina dopo mezza stagione da titolare a causa di un infortunio. L’allenatore lo butta nella mischia ma lui non spacca. Anzi spesso dondola e la squadra quando è in campo ferma il gioco e rallenta il ritmo facendo un favore ai Lakers. 5,5.

Odom: Mervolous. Meraviglioso. Con lui in campo la difesa dei giallo-viola diventa una saracinesca e permette parziali sempre incidenti sull’esito della partita. Sostanza ed esperienza, i Lakers oggi con lui hanno il miglior sesto uomo del pianeta. Peccato che sia in scadenza, ma dopo il titolo il rinnovo dovrebbe essere più facile. 8.

Il veterano coach Jackson rovina il ballo del debuttante Van Gandhi e ilbasket saluta, per la quindicesima volta sul tetto del mondo, i Lacustri di Hollywood. All hale the king.

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