Scarichi materiali dalla rete? Da oggi sei penalmente perseguibile

di - 23 settembre 2010

E’ passata al Parlamento di Starsburgo la linea dura contro la pirateria informatica. Gli utenti che scaricano materiale coperto da copyright sono penalmente perseguibili. Sarkozy, il protagonista della crociata, aveva già fatto passare in Francia  la stessa legge, Hadopi, limitandosi ad esportarla. Mi chiedo quanti dillingeriani siano direttamente riguardati dalla faccenda. Probabilmente molti.

Eppure il gratis non è un capriccio. E neanche solo un argine ai prezzi deliranti dei cd. È prima di tutto un modello economico, come ha ampliamente argomentato il guru della rete Chris Anderson nel suo ultimo saggio, Free appunto. Non è un caso che i Radiohead abbiano firmato un appello contro la legge. Il loro ultimo album, In rainbows, è stato distribuito gratuitamente agli utenti (ognuno poteva decidere se e quanto pagare), ed è di conseguenza divenatato il loro maggior successo commerciale (per downloads pagati, cd venduti e affluenza di pubblico ai concerti).

A firmare l’appello contro la legge antipirateria ci sono anche David Gilmour dei Pink Floyd, Peter Gabriel e Jean-Luc Godard che, in testa all’anticrociata, dichiara: “la proprietà intellettuale non esiste, un artista non ha che doveri”.

La rete è nata libera, è esplosa nell’ambiente contestatario della San Francisco anni ’60, e porta incisa nel suo codice genetico una natura anti-istituzionale. L’unica licenza di copyright che tollera è quella dei Creative Commons, che dice: usa il mio materiale, basta che citi la fonte. Nessuna legge basterà a fermare i downloads gratutiti (infatti c’è già lo streaming).

Sarebbe bello che un giorno i politici europei capissero come accendere il computer e che gli imprenditori imparassero dai Radiohead e da Anderson: si possono fare soldi anche con il gratis. Anzi, soprattutto.

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  1. Quando si dice che il mondo gira alla rovescia!
    Procediamo con rapidissimi passi da gambero verso il Medioevo.

    Proprio l’altro giorno volevo comprare il nuovo CD ORIGINALE dei Gotan..il prezzo modico era di 21 euri per la bellezza di 11 tracce! A quel punto ho comprato un cd vergine, ho scaricato l’album, e l’ho masterizzato. Prezzo totale 0,40 centesimi di euro(il CD vergine).
    Si sfiora veramente il ridicolo e si sponsorizza l’ignoranza.
    Se io avessi voluto comprare tutta la musica e i film che ho scaricato, avrei rovinato me e la mia famiglia. Non è pensabile limitare così l’accesso alle opere.

    Sul fatto che la proprietà intellettuale non esiste, sono pienamente d’accordo. Quest’affermazione vale anche per altri ambiti,: medicinali, sementi, etc etc.

  2. Ola Francesco, per fortuna un altro pirata!

    Scherzi a parte, un sacco di cose devono cambiare nella nostra economia 2.0. La creativita’ va retribuita, ma bisogna trovare modi nuovi. Google, per esempio, scarica i costi sugli inserzionisti (e non sugli utenti!). E direi proprio che il loro modello di gratis funziona da dio.

  3. @Alessandra: grazie di questo aggiornamento, la notizia è stata troppo “soffocata” da tanto gossip in questi giorni! La creatività, dici, deve comunque essere retribuita in qualche modo, nemmeno il concetto di gratis estremo la incentiva ….. ma piuttosto che darsi da fare per trovare una soluzione “creativa” si è preferito la solita soluzione grezza e ad effetto! che brutti tempi stiamo vivendo … propaganda e iniziative populiste a go gò. ;)

  4. Grazie per questa informazione, che era passata sotto silenzio nei quotidiani nazionali: varrebbe la pena conoscere ora gli esatti limiti imposti a noi utenti nello scaricare materiale secondo questa nuova normativa. Sono stati già definiti? Qual è l’indirizzo della UE dove possiamo trovare informazioni? Sono pienamente d’accordo con Alessandra che queste restrizioni non fermeranno alcuni fenomeni già in atto, come è stato peraltro notato in un vostro contributo del giugno scorso sul gratis, che sembra allinearsi sulle sulle medesime posizioni.

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