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Poesia – L’uomo che suona davanti alla stazione

di - 27 febbraio 2010

L’uomo che suona davanti alla stazioneil suonatore
il solito sorriso appiccicato addosso
un sorriso da strada, triste e sornione
un sorriso senza Patria, senza religione
troppe rughe su quel viso senza tempo
troppi strappi in quel cuore rammendato
ogni giorno lo trovi li appoggiato
con la vecchia chitarra tra le mani
la sola compagna, l’unica amica
e canta, suona e ride da una vita
e guarda la gente passare veloce
quanta gente che passa di la,
quante scarpe, quante valigie
filano dritti sul loro binario
con l’unico scopo di arrivare in orario
belli, eleganti, puliti e pettinati,
sono veri ma sembran disegnati
e ogni tanto qualcuno si ferma
a volte una donna, più spesso un bambino
guardano l’uomo che suona e sorride
e per un secondo, un istante soltanto
sembrano vivi, come per incanto
sarà quel vecchio blues o forse quel sorriso
a farli deragliare dal grigio binario
cercano nelle tasche una o due monete
le lasciano all’uomo che ringrazia col capo
e poi di nuovo via correndo dietro al tempo
lasciandosi alle spalle quel breve momento
quell’uomo che suona davanti alla stazione
come un fantasma, come una visione
quell’uomo strano, senza nome e senza età
che suonerà ancora fin quando ne avrà
quell’uomo diverso, senza fretta e senza orario
che non sarà mai prigioniero di un binario.

Pubblicato da

  1. Chiara Lo Cascio ( 27 febbraio 2010 alle 13:18)

    davide, davvero stupenda :)

    capita che mi fermi ad osservarli:
    stanno lì e spesso non sono tristi per la loro sorte, anzi.
    ci guardano con un sorrisetto malizioso, ma bonario come quello di un padre che vede il figlio impiastricciarsi tutto nel fango.
    ci osservano quasi a dire: ‘ma guarda che stupide pecorelle d’un gregge impazzito’

  2. Hai ragione Chiara. Ancha a me è capitato spesso di osservare questi “artisti di strada” e di rimanere colpito da una sorta di serenità, di pace interiore che contrasta in maniera netta con le loro esistenze borderline e li rende dei personaggi romantici, poetici, pieni di dignità e di “quell’umanità di strada” che mi ricorda alcuni personaggi dei romanzi di Jack Kerouac e di una beat generation che tanto ho amato.
    Personaggi liberi, vagabondi e capaci di respirare a pieni polmoni le gioie semplici e autentiche della vita… il calore del sole, il semplice sorriso di una persona, la melodia catartica di un vecchio pezzo blues.

    «Solo i poveri riescono ad afferrare il senso della vita,
    i ricchi possono solo tirare a indovinare.»
    (Charles Bukowski)

    Grazie per il tuo prezioso commento.

  3. Dada 1998 in London ( 27 febbraio 2010 alle 16:47)

    amazing and real

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