Fade To Black: Un 14 febbraio in nero IV

di - 16 aprile 2010

Capitolo 4: Il prezzo della fama.

01:30. Sono ore che vago per queste strade deserte, e fino ad ora non ho visto che pioggia, ketchup e sangue. Sì è vero: sono un assassino. Eppure non mi sento in colpa. Mi fa schifo il gesto che ho compiuto, ma non di certo rimpiango che quell’essere disgustoso sia crepato. Odio la prepotenza. Che diritto aveva? Chiunque in questo mondo si difende … Chiunque difende il proprio onore, sbaglio? Si può decidere di non reagire, di non sottostare alla legge del più forte e della violenza. Ma in tale caso solo un uomo totalmente forte di carattere può resistere al male infertogli senza reagire. Oppure un pazzo. Io sono debole. Spesso mi chiedo: Cristo era un pazzo o un uomo possente? Beh qui la risposta è relativa, perché ormai Cristo è schiavo del passato e di tante tradizioni scritte e soprattutto riscritte. Quindi diventa una questione soltanto di tipo filosofico. Non piove più già da un bel po’, anche se ormai mi ci ero abituato a stare sotto l’acqua; anzi, proprio ora avrei gradito un po’ di pioggia: acqua purificatrice. Mi trovo su una strada veloce, a doppio senso e anche molto larga. E’ una delle strade principali, poiché collega il centro con la periferia fino al raccordo dove si esce dalla città. Ma quello è il 700! Ora lo prendo, mi porta in centro, e li posso finalmente tornare a casa. Allungo la mano per farmi notare dal conducente, che gradualmente rallenta e si affianca al bordo della strada. Sono appena aperte le porte,e mentre cerco di salire l’anziano conducente mi guarda con sguardo curioso e sospettoso. Lo ricambio con uno sguardo di sufficienza, per poi dirigermi ad un sedile. Il bus è vuoto: solo un uomo che dorme e una ragazzina che ascolta musica. Le luci sono spente, il che rende l’ambiente riposante per gli occhi e per la mente. Prima che mi sedessi, la ragazzina mi ha fissato per un attimo, poi è rientrata nel suo lettore mp3. Magari starà pensando al suo ragazzo o che domani dovrà marinare la scuola. In effetti è un po’ tardi per una ragazzina stare in giro a quest’ora . Al di fuori del finestrino la città diventa sempre più fitta. Tutto mi passa davanti agli occhi a grande velocità. I conducenti a quest’ora sono troppo sicuri di se. Ora che mi stavo per appisolare inizio a sentire dei rumori nel bus che aumentano progressivamente d’intensità. L’uomo ha iniziato a russare, ed anche forte. E la ragazzina tiene quell’aggeggio a un volume talmente alto, che sembra una radio. Mi da fastidio. Ho bisogno di stare un po’ con me stesso. Ne avrò anche il diritto,no? Mi volto a fissarli. Immagine orribile: l’uomo è squartato e la ragazza piange disperata lacrime di sangue. Un tuono e ritorna tutto come prima. Era solo un’ allucinazione. Ho paura. Non riesco più a controllare il mio cervello. Quello che è accaduto in quel vicolo mi ha devastato. Ecco la mia fermata: sono nei pressi del centro residenziale, e non c’è quasi nessuno per strada; solo ogni tanto una macchina che corre. Quella sembrava che lo faccesse quasi per farsi notare, come una bella modella che sfila in passerella. Cazzo, una pozzanghera. Mi sono bagnato tutto il jeans. Ma … ma l’acqua è nera? Non riesco a specchiarmici dentro. Sembra petrolio, ma … non può essere! Il jeans è solo bagnato. Il mio cervello è andato. Vorrei tornare a casa, ma sento qualche rumore. Gente? Possibile che sto avendo un’altra allucinazione? Ecco da dove veniva: il teatro. Sarà stato qualche spettacolo importante, data la folla che si è formata fuori. Mi tranquillizza un po’. Iniziavo a sentirmi solo. Per fortuna c’è una caffetteria ancora aperta proprio qui fuori. Ho bisogno di un caffè e di un bagno. Appena apro la porta sento scampanellare, è un modo per dare il benvenuto.

- ’Sera signore.

Anche lui mi guarda in modo strano. Cosa diavolo vuole? Ok, sto diventando paranoico.

- Buonasera …

Mi guardo intorno, c’è qualche spettatore appena uscito dal teatro, vestito di tutto punto e profumato. Diversi da me, già!

- … mi prepara un caffè, grazie?

Non mi degna neanche di una risposta, giusto un cenno con la testa.

- Ah, e gentilmente dove trovo il bagno?

- In fondo alla sala, a sinistra.

Ora il cenno lo faccio io. Mi aspettavo una campanella di benvenuto anche qui, ma non c’è sempre. Devo pisciare. E’ una piccola liberazione, breve ma intensa e piacevole. In realtà è solo lurido piscio. Scarico, e quando esco c’è una donna, ben vestita con una montagna di capelli biondi ricci. Ha appena finito di sniffare cocaina, e sul ripiano del lavabo tiene poggiata la sua borsetta. E’ molto scollata,lo riesco a vedere dallo specchio. Intanto mi perdo nella mia immagine riflessa: sudicio, bagnato, barbuto e per giunta sui vestiti ho schizzi di sangue. Sembro uscito da un film di guerra. Ora capisco il motivo per cui mi guardano in quel modo, e soprattutto il motivo per cui Io mi guardo in quel modo. Sono strano. Mi sembra che la barba abbia dei buchi in alcune parti della faccia. Imperfezione umana. Mi sta fissando, e anche da non poco. Abbassa gli occhi e rimette qualcosa in borsa.

- Nessuno si accorge di me, ormai.

- Cosa?

Richiusa la lampo della borsa, rialza lo sguardo in maniera nervosa verso di me.

- Lei si interessa di teatro?

La guardo sorpreso, ma non rispondo.

- Sono un’attrice di fama nel campo teatrale, ma ormai nessuno mi riconosce più.

Si guarda allo specchio aggiustandosi i capelli

- Sono bella e sensuale …

Sfiora leggermente la parte superiore della scollatura per poi accarezzarsi il seno leggermente, quindi abbassa il capo e guarda con intensità la sua immagine riflessa

- Io … sono …

Si volta verso di me.

- … unica.

Pensa di essere su un palco, o cosa? Non so cosa dirle, sembra posseduta. Si aspetta che le dica qualcosa, contenta lei …

- Quanti anni ha?

Il suo sguardo da tossica si fa più malizioso, si intravede ora un ghigno sul suo viso.

- Ho 34 anni.

Le sue mani hanno dita affusolate. Le sue mani sono uniche, e le ha appena avvicinate al mio viso carezzandomi la barba, poi lentamente scivolano attraverso il torace sfiorandomi i muscoli fino ad arrivare alla cintura. E’ un ostacolo per lei, ma un ostacolo che viene superato con facilità. Non riesco a muovermi … il mio cervello si è fuso sul serio. L’eccitazione mi sta provocando l’affanno. Potrebbe vederci qualcuno qui … ma questo non fa altro che eccitarmi ancora di più. Cocaina, più solitudine, più incomprensione, più isteria. Mix letale? Ecco da cosa è posseduta la donna che tiene la sua splendida mano nelle mie mutande. E’ molto triste. Non posso continuare a farglielo

fare. Non può cadere più in basso di me. Non ne ha bisogno.

- Fermati

Ride compiaciuta. E’ strafatta.

- Cos’è preferisci la bocca?

Le fermo la mano, e lentamente la faccio uscire fuori.

- Non ne hai bisogno.

Le accarezzo il viso mentre lei socchiude gli occhi per la vergogna, quindi mi avvicino e le bacio delicatamente le labbra. Ora posso uscire. Sul bancone mi accoglie una tazzina di caffè caldo, che mando giù subito. Dopo aver pagato ricevo l’unico saluto dalla campanella della porta. Ciao campanella.

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