Fade To Black: Un San Valentino in nero VI

di - 1 maggio 2010

Capitolo 6: Capolavoro vivente?

Ormai sono le quattro passate, e riesco ancora ad essere sveglio davanti allo spettacolo della mia donna. La casa è vestita di un silenzio inverosimile, e i mobili dormono come Lei; li invidio. Invidio la loro incoscienza di fronte al susseguirsi degli eventi, perché in tal modo rimangono sereni tra le loro piccole illusioni o semplici distrazioni. Lei è stesa su un lato, e riesco a cogliere il leggero movimento del suo esile corpo dovuto al respiro. Ad un tratto aggrotta la fronte e schiude lentamente le labbra per dire qualcosa, con un suono dolce e basso: “Ti amo”. Ed è di nuovo silenzio. Ora però il buio e il silenzio mi affliggono, mi sento osservato come da una presenza dietro l’uscio della porta, un’entità, magari un vecchietto senza denti, e con i capelli bianchi nascosto dal buio e dai mobili. Se fosse così? Cosa dovrei fare, mi potrebbero aver scoperto. Fammi vedere se c’è qualcuno. Mi affaccio: no, niente. Quando mi rigiro Lei è lì, seduta sulle ginocchia, con il collo leggermente piegato, e gli occhi socchiusi. E’ come essere colti in flagrante; maledizione sono ancora tutto sporco , ma in fondo, è buio non credo se ne possa accorgere, ed ancora assonnata:

- Perché hai fatto così…

Uno sbadiglio.

- … tardi?

Devo mentirle.

- Il bus ha avuto un problema al motore, e sono rimasto a metà strada.

Si stropiccia gli occhi con un movimento involontario,  per poi stendersi in modo un po’ infantile in avanti, lasciando fuoriuscire un seno al di fuori della leggera canotta.

- Un po’ tanto da metà strada a casa, non credi?

Non è una risposta provocatoria, è buttata lì, come per fare conversazione; infatti sul viso si scorge un sorriso. Avevamo litigato qualche ora prima, quindi Lei era rimasta a casa a fare chissà cosa, mentre io me ne sono andato in giro. Questo è stato il nostro 14 febbraio. E’ inutile che sorridi, sono stanco dei tuoi giochetti , non sono la tua marionetta e posso vivere anche senza di te.

- Dai … lascia stare, chiedevo così, per fare conversazione… ma non mi saluti neanche per bene?

- Fino a qualche ora fa non mi rispondevi neanche.

Le esce un sospiro accompagnato ad un sorriso malizioso. Quanto mi fa andare sui nervi quando fa così. A questo punto mi tende la sua mano sottile e allungata. La sua perfezione mi fa ribrezzo. Un suono leggero, sospirato, fuoriesce tra le due morbide labbra:

- Vieni qui…

Come vuoi tu, se proprio vuoi ti do questo abbraccio d’addio, e sono anche curioso di sentire se sei capace di difenderti. Le mie dita incontrano le sue: sono gelate, le sue naturalmente. Eppure sono così belle. Leggere come il vento estivo, che ti solletica al sole. Mi fissa con occhi ridenti e avvicina la sua fronte alla mia, per poi far incontrare le punte dei due nasi.

- Mi dispiace per ieri, è una stupida questione, non ha senso litigare per così poco.

Forse ha ragione, ma il problema grosso, è che non penso di amarla più… no, è sicuro, io non la amo. Vorrei piangere. Le mie mani scivolano sui suoi fianchi e sotto la sua canotta, è una pelle liscissima e candida. Lei fa lo stesso incontrando invece il mio pelo ispido.

- Sai, ti ho sognato!

Ormai le ho levato la maglia e lei è praticamente nuda. Solo una mutandina bianca la copre.

- Cosa hai sognato?

Dopo avermi baciato il collo, alza lo sguardo e mi fissa negli occhi sorridente.

- Eravamo in mare, lontani da tutto e tutti, il tempo era splendido e il mare calmissimo. Noi eravamo nudi e facevamo l’amore in acqua …

Mi bacia ancora, ora sulle labbra per poi levarmi la maglia sporca e sbottonarmi il pantalone. Così le mie mani scivolano ai lati della mutandina bianca, e la spogliano anche di quella. E’ l’ultima volta che lo faremo. L’ultima perché sono sempre stato tuo schiavo, e d’ora in poi non lo sarò più. Perché non ha senso! Niente ha senso. Ti sono dentro, e la tua carne è più voluttuosa di sempre … ma io non sento niente. Stai venendo,  lo sento. Ti invidio perché morirai nel piacere. Orgasmo. Un cuscino pigiato forte sulla tua bocca, fortissimo,  i tuoi polsi straziati dalle mie mani. Le vene ostruite dalla pesantezza delle mie dita. Morte. Non so se ti dimenavi per il piacere o per la mancanza d’ossigeno. Sei magnifica, ancora più splendida, perché non ti muovi. Una statua perfetta, nuda e bianca. Il capolavoro di un mostro, un mostro che non da senso a nulla. Ti meriti un bacio sulla fronte. Ti ho amato … ma ora sono fuori, totalmente fuori dal tuo mondo. Amati perché sei splendida.

Pubblicato da

Lascia un Commento