Realtà e Verità risiedono nel mondo reale, non nella rete

di - 15 agosto 2011

Riprendendo l’articolo pubblicato su Dillinger il 31 luglio scorso: La casa degli analfabeti del futuro a cura di Allessandro de Caro, (http://www.dillinger.it/facebook-e-i-nuovi-analfabeti-del-futuro-62227.html) desidero condividere una mia recente esperienza che mi ha lasciato alquanto perplesso.

Ho ricevuto un commento da un lettore a proposito del mio ultimo articolo pubblicato sulla Liberia: Liberia, il referendum boomerang (http://www.dillinger.it/liberia-il-referendum-boomerang-62415.html) .

Il lettore mi chiedeva delle delucidazioni sulla notizia da me fornita nell’articolo riguardante la frode elettorale organizzata dall’ONU durante il secondo turno delle elezioni presidenziali del 2005 per far vincere l’attuale Presidente Ellen Johnson Sirleaf come desiderava l’Amministrazione Bush. Fin qui la richiesta del lettore è più che leggittima.

A parte che il lettore confonde la notizia riportata con una tesi, non mi ha chiesto quali siano le fonti della notizia (e se siano affidabili) o quali metodologie di inchiesta ho adottato per arrivare ad affermare il coinvolgimento dell’ONU sulle elezioni truccate del 2005 in Liberia. Mi ha chiesto di linkarmi qualcosa che supporta la tesi pubblicata.

Qui sta il nocciolo del problema.

Dieci anni fa nemmeno un giornalista dillettante come il sottoscritto avrebbe ricevuto la richiesta di confermare la veridicitá delle notizie riportate tramite notizie simili presenti su Internet.

Qualsiasi Editore di un quotidiano avrebbe chiesto al giornalista quale fossero le fonti di questa notizia, la loro attendibilità, la metodologia utilizzata in caso fosse stata applicata un’inchiesta o una raccolta di informazioni.

Se non convinto delle spiegazioni ricevute l’Editore, prima di pubblicare l’articolo, avrebbe proceduto a verifiche le notizie con altri esperti del settore di sua fiducia e stima che conoscono l’argomento o il paese trattato.

Nessun Editore avrebbe chiesto: “Ma la tua notizia trova riscontro su Internet?

Nella risposta al lettore che ho pubblicato ho chiarito che di certo non sono io che devo dimostrare la veridicitá delle informazioni riportando link sull’argomento.

Seppur Freelance e dillettante i miei articoli sono scritti dopo accurate ricerche sul terreno come le vecchie ma ancora valide scuole di giornalismo americane ed europee insegnano.

Trovandomi da alcuni mesi in Liberia per lavoro le ricerche sul terreno sono facilitate dalla mia presenza fisica nel paese che mi offre la possibilita’ di contattare testimoni, sentire le idee e gli umori della cultura africana (che adoro), senza preconcetti da occidentale e privo di interessi personali visto che non ho attivitá economiche né devo difendere gruppi aziendali qui nel Continente Africano.

Quello che tento di attuare (forse non riuscendo come vorrei) è l’attività di indagine del reporter che scova e sviluppa una notizia per quanto scomoda o contro corrente possa essere.

Purtroppo questo lavoro di indagine di reporter non viene ormai piu’ svolto perché costa troppo per le testate giornalistiche inviare un reporter esperto in loco per le indagini. Eccezione fa Al Jazeera che si avvale di qualificati ed esperti gioralisti locali che sono sotto contratto con il network informativo nei paesi di suo interesse giornalistico.

Oltre al costo economico c’e’ anche la tempistica. Ormai le notizie sono divenute merce da bruciare immediatamente e quindi non c’e’ piu’ spazio per indagini che richiedono tempo, (per esempio prima di scrivere l’articolo sul referendum in Liberia ho indagato per due mesi).

Quando si deve riportre una notizia di un altro paese soprattutto proveniente dal Terzo Mondo, spesso si preferisce fare un lavoretto di copia ed incolla di comunicati di agenzie di stampa internazionali o di vedere se sulla rete web c’e’ un pezzo gia’ scritto da ricopiare o da tradurre per farlo proprio, dimenticandosi che questo non e’ giornalismo ma plagio e violazione dei diritti d’autore.

Ovviamente esistono ancora giornalisti di spessore che possiamo ritrovare anche sui nostri quotidiani come La Repubblica, Il Corriere della Sera, La Stampa, il Manifesto ed altre testate giornalistiche.

Putroppo questi giornalisti professionali sono sempre più rari.

Molte persone delle nuove generazioni, a cui appartiene questo lettore, confondono la rete con Realtà e Verità.

Sono così abituati al totem Internet che pensano sia normale trovare conferma nella rete dei fatti avvenuti nel mondo reale.

Se nella rete non vi è traccia del fatto riportato allora l’episodio vissuto dalle persone fisiche non è mai avvenuto e la notizia non è verificabile.

Non riescono a comprendere che le notizie pubblicate sulla rete sono facilmente manipolabili anche quando sono pubblicate.

In molti siti in cui pubblico i miei articoli vi è la possibilità direttta o indiretta di modificare un articolo già pubblicato.

Potrei tranquillamente modificare un mio vecchio articolo contenente analisi o previsioni su un paese africano che non trovano riscontro con la realtà del paese a distanza, per esempio, di due anni.

Queste modifiche rafforzerebbero l’idea dei lettori che mi seguono che le mie analisi sono sempre giuste perchè confermate a distanza di tempo…

Quindi la rete ha realizzato l’antico sogno Orwelliano: modificare a piacimento la reatà passata e presente.

Allora tutto diventa possibile.

Un’elezione truccata diventa libera e viceversa, una paese aggredito e vittima diventa l’agressore. Con il tempo magari si cancellerà anche la traccia di personaggi storici scomodi come quel filosofo tedesco che rispondeva la nome di Karl Marx.

Stesso dicasi per il fenomeno di Facebook in cui anche io partecipo con una pagina per divulgare i miei articoli.

Se non sei su Facebook non esisti.

Anche i lettori che mi seguono sono aumentati da quando ho aperto questa pagina su Facebook. Grazie a questo meccanismo anche l’anonimo Fulvio Beltrami che vuole far conoscere le realtà dell’Africa é finalmente visibile.

L’equazione è semplice: Fulvio Beltrami è su Facebook quindi esiste.

Anche io mi devo considerare un prodotto artificiale della rete? Forse si…

Eppure ricordiamoci che Realtá e Veritá spesso non sono dentro ma FUORI dalla Rete.

Le fonti non sono da ricercare nelle pagine web ma tra la gente e nelle biblioteche dove esistono documenti stampati e quindi tangibili che sono sottoposti al giudizio storico dell’opinione pubblica. L’unica realtá che rimane e rimmarà valida é la memoria storica collettiva.

Qui in Liberia, trattandosi di avvenimenti di cinque anni fa credo che sia ancora MOLTO viva.

Quindi la notizia E NON LA TESI della complicitá della Missione ONU nelle frodi elettorali nelle Presidenziali in Liberia del 2005 non deve trovare conferma su internet ma tra la popolazione liberiana che ha subito questa colossale privazione del diritto alla democrazia.

Chi confonde la rete con Realtá e Veritá accetta di essere prigioniero di un mondo virtuale, troppo spesso controllato dai potenti della terra. Il film Matrix oltre ad essere piacevole a guardare ha il merito di offrire un messaggino sull’argomento.

Fulvio Beltrami

15 Agosto 2011

Monrovia – Liberia

fulviobeltrami@gmail.com

fulviobeltrami1966@gmail.com

 

Pubblicato da

  1. Ciao Fulvio,
    Quello che affronti non è un problema qualunque della rete ma è IL problema.
    Attualmente le più importanti democrazie del mondo su questa materia si stanno scontrando in modo piuttosto energico, presentando disegni di legge su privacy, identità in rete, etc. Solo in Italia ne stiamo discutendo io e te su un blog, senza nulla togliere all’altezza della nostra discussione per carità ma è così.
    Ne va di argomenti quali identità, privacy, libertà di pensiero e di espressione.
    Con questo non voglio dire che il tuo articolo è inutile, ma quantomeno un pò antiquato… Bisognerebbe trovare piuttosto degli spunti per risolvere questo dilemma: la rete è un luogo all’interno del quale tutto è concesso senza essere identificati oppure c’è bisogno che lo stato controlli gli utenti, un pò come come avviene nella vita reale?
    Per intenderci: quando giro per strada e un pubblico ufficiale mi chiede un documento sono tenuto a darglielo perché altrimenti rischio l’arresto.
    Deve avvenire lo stesso anche in rete?
    Perché se questo diventasse realtà, un giorno, il problema della veridicità delle informazioni e/o della “reputation” (è questo di cui parli nel tuo intervento, in fondo), verrebbe meno.
    Nessuno si permetterebbe di pubblicare fonti sbagliate e dati inesatti se fosse possibile rintracciarlo nella sua vera identità in qualsiasi momento perché sarebbe passibile di calunnia o di denuncia per falso.
    Invece attualmente su piattaforme come Blogger, o qui su Dillinger stesso, puoi essere chiunque (un fake) perché non ti viene richiesto un codice fiscale o un documento valido in fase di registrazione ma soltanto un’email valida. Io non so se tu ti chiami davvero Fulvio Beltrami e tu non sai se mi chiamo davvero Alfonso Migliorini.
    Ed è questo, semplice e banale se vogliamo, il vero problema della rete, oggi.
    Spero di averti fornito nuovi spunti.
    Ciao,
    Alfonso

Lascia un Commento