Remixami! Riuso, riciclo e partecipazione in “RIP: a remix manifesto”
giugno 13, 2009 in Economia by Ninjamarketing
Nell’era della cultura convergente non si parla più di economia ma – come hanno ben notato gli americani Tapscott e Williams – di “wikinomics”, ovvero economie partecipative.
Queste si baserebbero su quattro principi cardine: l’apertura, il peering, la condivisione e l’azione globale. L’innovazione, in tale contesto, verrebbe dunque dal basso (grassroots), cioè dagli utenti stessi. Non è semplicemente una questione di centralità del consumatore, ma un vero e proprio power shifting sull’utente inteso ormai come “prosumer”, ovvero come produttore e consumatore.
L’utente di oggi sa produrre i media e li sa anche trasformare: è capace di piegarli ai propri fini, di selezionarne i contenuti e remixarli con altri. Non a caso termini come remix culture, mashup, vidding sono entrati a far parte del nostro vocabolario da Web 2.0. Ciò è tanto più vero per i prodotti audiovisivi: l’abbassamento dei costi dell’hardware (videocamere e fotocamere), la diffusione dei software di montaggio e la possibilità di uploadare online qualunque tipo di video o di modificarne di esistenti sono divenute possibilità concrete e sempre più diffuse.
RiP: A Remix Manifesto, vuole essere la bandiera di tale cambiamento. Il documentario canadese del 2008, diretto da Brett Gaylor, è in realtà un film open source sul concetto – ormai necessario di revisione – di copyright.
Gaylor, fondatore del progetto Open Source Cinema, ha raccolto attraverso il sito i contributi di centinaia di utenti che volevano partecipare al primo film open source della storia. Non solo: la versione ultimata del documentario – uscito nel novembre 2008 – non ha carattere definitivo, gli utenti sono anzi esortati a scaricare il film e remixarlo ulteriormente, oppure a contribuire alle discussioni sul progetto via social networks.
Protagonista principale di Rip è Girl Talk, un musicista che ha scalato le classifiche con i suoi brani mashup: è legale? Entro che limiti? Cosa c’è in quella terra di mezzo tra copyright e copyleft? Il celebre Lawrence Lessig – autore, tra gli altri di Cultura Libera e Remix e fondatore di Creative Commons – è tra gli intervistati del film, insieme al media guru e coeditore di Boing Boing Cory Doctorow e a Gilberto Gil, musicista ed ex Ministro della Cultura in Brasile.
Cosa ci insegna l’esperienza di RiP: A Remix Manifesto? Innanzitutto che l’open sourcing sembra essere una delle modalità produttive più efficienti degli ultimi anni: se con i software ciò è evidente da tempo, con le produzioni audiovisive sta cominciando a dare risultati notevoli, soprattutto a livello di base numerica partecipativa (pensiamo anche al documentario The People vs. George Lucas).
Riciclo, riuso e remix sono le 3R che meglio descrivono potenzialità ed attività degli utenti online: l’originalità non risiede mai nell’invenzione ex novo, c’è sempre qualcosa che funge da ispirazione, adesso però non solo ciò è reso evidente ma l’esistente viene riutilizzato.
Gli utenti possiedono expertise che assottigliano sempre più la linea tra professionalità ed amatorialità.
L’intelligenza collettiva arriva dove il singolo non giungerà mai: le folle sono sagge e la loro unione da un plus che supera la semplice somma tra le parti.
E se ancora vi state preoccupando per la questione pirateria, date un’occhiata anche a Steel This Film, serie di documentari di cui il primo dedicato al caso di The Pirate Bay seguito poi da una seconda produzione che scava ancora più a fondo sulle questioni relative al cambiamento di consumi introdotto dalla pirateria; peraltro, potete non solo scaricare i documentari ma remixarli.
Insomma, l’utente acquisisce un potere crescente e coinvolgerlo non può che rivelarsi la migliore strategia possibile (come dimostrato dal marketing non-convenzionale): non solo ignorarlo sarebbe un grave errore, ma evidenzierebbe una completa incapacità di cogliere le trasformazioni in atto.
In fondo, il mashup tra utenti può fare la differenza: le categorie rigide, in tale contesto, non esistono più, così come una forma definitiva di azione ed interazione nella creatività e nella produzione online. Da tanta continua innovazione non c’è che da guadagnarci. Power to the people!
via ninjamarketing












michel martone ha detto 13 giugno 2009
Grazie alex per i preziosi consigli sempre all’avanguardia
Lorenzo Baccin ha detto 13 giugno 2009
Le economie partecipative sono un universo ad altissimo potenziale innovativo, dove non solo l’utente/prosumer è l’asset centrale del processo produttivo, ma soprattutto il contenuto acquisisce spessore grazie a delle successive release a costo zero.
L’utente produttore è il nodo centrale della rivoluzione in atto ed’è la forza propulsiva anche di Dillinger.
Chiara Lo Cascio ha detto 14 giugno 2009
e forse sarà proprio grazie a questo tipo di economie che cambiremo paradigma economico!
alex ha detto 26 giugno 2009
Grazie a voi per Dillnger
Federica Maria Mauro ha detto 26 giugno 2009
ninjamarketing…troppo avanti
Michel Martone ha detto 26 giugno 2009
caro alex, ce la fai un’intervista sul web 2.0?