Precarietà – La risposta della Repubblica degli Stagisti
Che cos’è uno stage? Dal punto di vista dei giovani è uno strumento che aiuta a inserirsi nel mondo del lavoro, acquisire esperienza e conoscenze; dal punto di vista delle aziende, permette di valutare quanto una persona sia adatta per un determinato tipo di lavoro.
Non è sempre così: non lo è soprattutto in Italia dove, per carenze normative, l’azienda è libera di negoziare il rapporto in ogni sua parte. Nulla di illegale certo, ma l’abuso è dietro l’angolo: nessun limite di età né di esperienza, nessun obbligo di retribuzione né almeno di rimborso spese. Questo limbo può configurarsi facilmente come il primo gradino della precarietà.
Nel settembre 2007 la giornalista Eleonora Voltolina crea il blog “Repubblica degli Stagisti” per dare un’informazione che fino a quel momento non c’era. Il sito in poco tempo si afferma come lo spazio prediletto di tutti quegli stagisti che si vogliono sfogare denunciando storie di stage senza lieto fine – ma anche per quelli che vogliono raccontare la loro esperienza positiva.
Ad aprile 2009 l’ideatrice decide di effettuare un restyling, soprattutto sotto l’aspetto della mission: da semplice blog la Repubblica degli Stagisti diventa una vera e propria testata online con approfondimenti, scoop, interviste e inchieste.
E’ senza dubbio il primo sito che nel panorama italiano approccia il problema in maniera attiva, attraverso la promozione di iniziative e proposte.
La prima di queste è la “Lista dei Buoni” dove gli stagisti segnalano attraverso il forum le società, gli enti, le aziende che hanno la buona abitudine di retribuire i loro stagisti con un minimo di 500 euro al mese.
La seconda è la “Lista dei Buoni DOC”. In questo elenco confluiscono tutte le aziende della Lista dei Buoni che collaborano attivamente con la Repubblica degli Stagisti fornendo informazioni aggiuntive circa il trattamento dello stagista: il numero dei tirocinanti che mediamente vengono accolti in azienda, la percentuale di stagisti assunti al termine dello stage e altri benefit. Inoltre ad ogni specifica informazione viene dato un punteggio con valore graduale: naturalmente così le aziende che forniscono maggiori informazioni, cioè le più trasparenti, raggiungono la cima della lista.
La terza iniziativa è forse la più innovativa: si chiama “Bollino OK Stage” ed è una sorta di marchio di qualità che viene riconosciuto a chi si prende l’impegno avere un condotta virtuosa nell’utilizzo dello stage e di seguire i principi della Carta dei diritti dello stagista. Le aziende, aderendo all’iniziativa, si guadagnano anche il diritto di pubblicare i loro annunci di ricerca stagisti direttamente sul sito della Repubblica degli Stagisti.
Il bollino e la sua area annunci protetta risultano essere non solo un validissimo strumento per incentivare quell’etica aziendale che già molte aziende seguono, ma anche un servizio di formidabile utilità per chi, nella miriade di annunci stage sparsi per il web, rischia di incappare in aziende che offrono ben poco agli stagisti.
L’ultima iniziativa – ma solo in ordine di tempo! – è il sondaggio per tracciare l’identikit dello stagista. Con la collaborazione dell’ISFOL (l’ente pubblico che si occupa di formazione e occupazione), la Repubblica degli Stagisti vuole sfruttare le potenzialità di Internet per raccogliere dati sul fenomeno stage, la sua evoluzione nel tempo, le capacità degli stagisti e i settori in cui lo strumento dello stage viene maggiormente adoperato. Per partecipare al sondaggio (veloce e anonimo) c’è tempo fino all’inizio di agosto: si può cliccare qui.
Insomma, la Repubblica degli Stagisti è la stella polare per tutti quei giovani che si avvicinano al mondo del lavoro e che trovano le giuste informazioni per indirizzare meglio le proprie scelte.
www.repubblicadeglistagisti.it
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Ciao a tutti,
mi ha particolarmente colpito il commento di Massimiliano perchè ci ho ritrovato gli stessi concetti che Elisabetta Lombardo, una giovane fotografa (ex stagista, naturalmente) attualmente emigrata in Germania, ha trasformato in un progetto di reportage proprio sugli stagisti.
Il titolo che ha dato al suo lavoro in fieri è infatti «Structurally recyclable, basically disposable», e lei lo ha spiegato così alla Repubblica degli Stagisti: «Una serie di parole che si contraddicono: recyclable è spesso usato come il contrario di disposable – usa e getta. Perché gli stagisti sono appunto riciclabili, e la loro flessibilità è vista dall’esterno come un elemento positivo. D’altra parte, però, spesso alla fine, “basically”, lo stagista in quanto individuo non è ritenuto indispensabile, quindi “disposable”, e verrà sostituito con un altro stagista».
Se la cosa vi incuriosisce potete trovare qualche informazione in più a questo link: http://www.repubblicadeglistagisti.it/article/aaa-stagisti-cercasi-per-reportage-fotografico.
Se qualcuno dei lettori di Dillinger avrà voglia di farsi fotografare… Sono sicura che a Elisabetta Lombardo farà più che piacere!
E naturalmente… Vi aspetto tutti alla pagina del sondaggio Isfol – RdS per raccogliere le vostre esperienze di stage!!!
Ciao e grazie a Dillinger e ad Antonio De Gregoris per aver parlato della Repubblica degli Stagisti e del Bollino, a presto,
Eleonora Voltolina
Bravo Antonio, ottima segnalazione.
sono proprio curioso di vedere il sito
terzo stage se può consolarvi..
interessante l’idea e il sito
Lodevole iniziativa vado subito a fare un giro sul sito!
mi interessa la storia del bollino.
anche io vengo un paio di stage voglio vediao che accadrà per il futuro..
Interessante, essendo al mio secondo stage (ancora) non retribuito!
Purtroppo il girone degli stage da un lato è utile a chi si è appena tirato fuori da un sistema universitario (spesso) basato su pure nozioni teoriche per mettersi subito in gioco e imparare il mestiere… ma dall’altro ci si sente come pedine infinitamente sostituibili di un mercato del lavoro che, dal pacchetto Treu in avanti, è stato reso una jungla di contratti e formule al limite della conoscibilità (delle oltre 40 previste dalla legge 30/2003 ne vengono usate meno di dieci: co.co.pro, job on call, telelavoro, interinale, part-time et similia).
La cosa brutta è che, parlando per esperienza, il tutto sembra una spirale infinita dalla quale non si sa se e come se ne esce… ora andrò a vedere la Repubblica degli Stagisti, grazie!