SuperEnalotto – Facciamogli i conti in tasca

febbraio 8, 2010 in Economia, Politica, Società da Chiara Lo Cascio

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superenalottoIl SuperEnalotto, nato nel 1997 è il gioco più diffuso in Italia dopo il Lotto. Viene gestito dalla SISAL S.p.A., un’azienda privata italiana che ha in concessione dal Monopolio di Stato la gestione di giochi d’azzardo e scommesse. Più di 19.000 terminali installati in locali pubblici di ogni tipo, dai bar e tabaccherie alle edicole e ai centri scommesse, costituiscono la rete di terminali ai quali, giorno dopo giorno, milioni di cittadini si rivolgono per tentare la fortuna. Le estrazioni si tengono il martedì, il giovedì e il sabato alle otto di sera.

Il più giocato d’Italia detiene il primato della più alta vincita mai aggiudicata a una sola persona: nella città di Bagnone, il 22 agosto scorso una giocata ha vinto quasi 148 milioni di euro (per la precisione: 147.807.299,08 €). Il secondo jackpot più alto nella storia del gioco ideato da Rodolfo Molo (ex presidente di Sisal) è quello attuale che vanta: 139.100.000,00 € seguito da quello vinto a Catania a fine ottobre scorso di 100.756.197,30 €.

Il SuperEnalotto è il più difficile gioco al mondo con una possibilità di indovinare i 6 numeri di 1 su 622.614.630

La teoria delle scelte razionali (TSR) insegna come decidere razionalmente se fare o meno una data mossa. L’idea è molto semplice, almeno in contesti semplici. In particolare, se si possono stimare con sufficiente precisione le probabilità in gioco e, allo stesso tempo, le vincite e le perdite coinvolte, si tratta di un calcolo molto semplice.

Il caso tipico è quello dei giochi d’azzardo come il Supernalotto. In questi giorni si possono vincere 90 milioni di euro con una giocata da 1 euro. Ciò nonostante, giocare al Superenalotto è irrazionale, secondo la TSR, per questo semplice motivo. La probabilità di azzeccare tutti e sei i numeri estratti sui 90 possibili è meno di 1 su 600 milioni. La vincita che ci si può aspettare giocando, la cosiddetta vincita attesa, equivale a questa probabilità moltiplicata per i 90 milioni: cioè a 0,15 euro (=90/600).

Quindi, da un lato abbiamo una vincita attesa di 15 centesimi di euro; dall’altro la perdita sicura di 1 euro (il costo della giocata). Di conseguenza, giocare è irrazionale perché la vincita attesa è molto più bassa della perdita attesa.

da http://lafavilla.blogspot.com


I Grandi Numeri

Nel 2007 sono stati raccolti 1 miliardo e 940 milioni: di questi, 960 milioni sono confluiti nelle casse statali. Non molto differente la situazione del 2008: nei primi nove mesi la raccolta ha raggiunto il miliardo e 460 milioni, di cui 723 destinati allo Stato. Mentre l’anno appena conclusosi, il 2009, ha raggiunto il record di entrate nella storia del gioco con la raccolta di 3 miliardi e 300 milioni di euro.

Dove vanno a finire questi enormi ricavi?

La quota dell’incasso delle giocate che è distribuita fra i vincitori è pari al 34,648%.

Per un confronto con alcune grandi lotterie nel mondo: uno studio effettuato nel 2003 ha osservato una forbice compresa fra il 31,6% e il 60%

Del totale delle giocate, la quota trattenuta dall’erario è pari a circa il 53,6%, tranne che per le giocate effettuate in Sicilia, per le quali il 12,5% è trattenuto dalla Regione. Come ci ricorda Gian Antonio Stella sul Corriere, la Sicilia, nelle sole prime settimane dello scorso agosto 2009, in base all’articolo 6 della legge 599 del 1993 e del successivo decreto 11 giugno 2009 («Misure per la regolamentazione dei flussi fi nanziari connessi all’Enalotto») ha incassato 2,7 milioni. In poche settimane.

Dell’incasso complessivo:

  • 8% è trattenuto dal punto vendita,
  • 3,73% va al concessionario (attualmente la Sisal)
  • 34,648% costituisce il montepremi e, come dicevamo, il
  • 53,6% (e in Sicilia il 41,1%) va allo Stato Italiano.
  • Le vincite, in contanti, non sono tassate.

Fonte: Wikipedia, l’enciclopedia libera

Facendo due conti

Solo nel 2009:

  • I punti vendita hanno guadagnato 3.300.000.000 x 8% pari a 264 milioni di euro
  • Il montepremi totale è stato di 3.300.000.000 x 34,648% pari a 1.143.384.000 euro (poco più di un mld di euro)
  • Alla Sisal sono entrati 3.300.000.000 x 3,73% pari a 123 milioni, 90 mila euro
  • Allo Stato, per esclusione, vanno 3.300.000.000 euro – 1.530.474.000 pari a 1.769.526.000 euro quindi quasi 2 miliardi di euro

Chissà, sarà che nei calcoli di un italiano in periodo di crisi, la perdita sicura dell’euro della giocata (e a volte molto più d’un euro) non viene confrontata con il ‘valore atteso’ statistico di 15 centesimi, ma con il valore molto più alto che si attribuisce al ’sogno’ di una casa, di una macchina, magari d’un viaggio mentre, secondo l’Istat, almeno 508.000 persone in un anno hanno perso il posto di lavoro.

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