Umberto Galimberti: “Usate la vostra forza biologica”
Umberto Galimberti, filosofo, psicologo e Professore all’Università Ca’ Foscari di Venezia, è stato allievo di Emanuele Severino ed è il più illustre esponente italiano della tradizione filosofica del filosofo tedesco Martin Heidegger. Si è interrogato sull’epoca della tecnica, la nostra epoca, governata da un progressivo distaccamento dalla natura, dalla materia e dalla corporeità.
“Dio è morto“, come già denunciava Nietzsche, e tutti i valori che trovavano fondamento nella sua presenza sono morti con lui. Come ha sottolineato Galimberti, dire che Dio è morto, significa che, in passato, era vivo. Era tra noi, a dirci cosa è giusto e cosa sbagliato, per cosa vale la pena vivere e morire. Oggi non è più così. La tecnica, di cui la tecnologia non è che un aspetto, ha cambiato la faccia dell’uomo.
Nell’intervista, il filosofo Umberto Galimberti ci ha parlato di tramonto dell’Occidente, del nostro modo di concepire il tempo (che è lo stesso, da Cristo a Freud, passando per Marx), del nostro bisogno di rallentare, ma dell’impossibilità di poterlo fare, dato il travolgente avanzare dell’Oriente.
Il futuro, ci ha detto, è imperscrutabile, ma ha dato un consiglio ai giovani: “Usate la vostra forza biologica”.
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Gli sono state poste delle efficienti domande dove però lui ci risponde in modo solamente sufficiente , ci fornisce pensieri quasi ovvi , certificati . In sostanza non ci racconta niente di nuovo ma ci afferma delle verita generali come lo sviluppo di una comunita come la Cina che si pensa si affermera superando il potere occidentale.
Vi è una miriade di docenti universitari, di statali, che per farsi belli approcciano temi cui però non dovrebbero nemmeno avvicinarsi. Assolutamente prioritario è infatti da considerare che in una Repubblica non dovrebbero affatto esistere degli statali e che se l’ottocentesco ordinamento dell’assunzione a vita in un ruolo che dovrebbe essere periodicamente restituito alla popolazione sussite ancor oggi lo dobbiamo al fatto che proprio i docenti universitari, statali, si sono tenuti ben lontani da ciò che è una Res Publica:
http://il-gran-complotto-degli-statali.hyperlinker.org
Credo che questa intervista sia S U B L I M E. il problema della nostra generazione sta nella Libertà intesa come revocabilità delle scelte. come non essere daccordo!?!
L’immagine di una cultura sfilacciata,al limite del distruttivo.
Detossificazione è il ripartire da noi stessi.
Un cerchio che si chiude sulla parola costruttivismo.
Bell’intervista.
Grande Galimberti.
Ascoltare Galimberti è sempre un’esperienza, che mi fa sentire ogni volta un po’ più ricca. Il bello è che si tratta di quella ricchezza che nessuno può espropriare.
Durante l’intervista pensavo:
se il futuro dei giovani è indecifrabile basta non aver paura di ciò che non si conosce;
se lo spazio si allarga e il tempo si contrae vorrà dire che ci adatteremo ai cambiamenti, in scenari diversi troveremo equilibri diversi.
Davvero intelligente (tra l’altro) il paragone con l’Impero Romano d’Occidente…e l’invito a sfruttare la nostra forza biologica.
@ Nicola
Sai, non è che con Galimberti parli del Milan. Hai ragione, di base, qualsiasi cosa è ‘moolto più ampia’. Il fatto è riuscire a dare la possibilità di esprimersi su una cosa molto ampia, pur enunciandone semplicisticamente gli estremi. L’intervistato è in grado(in questo caso poi…) di enucleare i concetti chiave della questione, ma l’intervistatore deve metterlo in condizione di poterlo fare DELIMITANDO il campo concettuale entro il quale muoversi. E’ pur sempre un intervista, non una lezione universitaria, composta di domande che devono rientrare in un certo tempo.
E’ virtù del comprensibile l’esattezza e l’afferrabilità.
Non è lo stile di ‘Dillinger’. Sentiti le interviste di Biagi.
Se avessi domande migliori, non esitare a mandarle.
Grande uomo, bell’intervista, super colonna sonora… insomma mi è piaciuta molto!
…complimenti, intervista splendida. Credo sia più utile partire da queste parole, piuttosto che da quelle di altri, per ricominciare a crederci. In noi stessi, nelle nostre potenzialità, e nel nostro Paese.
Valerio ha scritto:
<>
Più che a fare scaturire il “tertium non datur” ho avuto l’impressione che le domande “dirette” avessero un effetto *banalizzante* sulle questioni.
Come se Galimberti pensasse:
“ragazza la questione non la puoi porre così, perché è moooolto più ampia”. In tutti i casi se è questo lo stile di dillinger mi adeguerò.
L’Occidente è la civiltà del tramonto? Forse sì ed in ogni caso temo che progredendo in questo modo non potrà non esserlo ma la domanda che sorge spontanea è: come saranno le altre civiltà che dall’Occidente copiano modelli e abitudini (delle peggiori peraltro)?
In ogni caso il messaggio di Galimberti è chiaro, avete le carte usatele, giocate la vostra mano invece di perdere tempo bluffando con gli altri e soprattutto con voi stessi.
Bellissima intervista!
L’immensità è nella semplicità con cui spesso vengono trattati temi tra i più complessi. E il manicheismo, Nicola, serve alle menti accorte per potersi elevare oltre il manicheismo: serve a poter mettere in idonea condizione concettuale l’intervistato per poter parlare del ‘tertium non datur’ che aleggia nelle due situazioni estreme.
Il fulcro rimaniamo noi, però, noi in quanto tali. All’intervista si deve accompagnare anche un buon fruitore, magari ottimista.
A sentirla così è da suicidio, forse.
Ma per un accorto fruitore può servire a capire.
E capire, mi dicono, è la precondizione essenziale per creare e per distruggere.
è veramente triste pensare che la nostra civiltà stia “tramontando” e che la nostra generazione sia quasi indifferente di fronte al declino.
è vero che noi giovani, nativi digitali, siamo nel pieno della forza biologica, ma avverto come la sensazione che non siamo in grado di utilizzarla, o meglio, non abbiamo il coraggio di utilizzarla.
è veramente triste pensare che la nostra civilità stia “tramontando” e che la nostra generazione sia quasi indifferente. è vero che noi giovani, nativi digitali, siamo nel pieno della forza biologica, ma credo anche che non siamo in grado di utilizzarla…o meglio, non abbiamo il coraggio di utilizzarla.
@ Nicola. Domande dirette.
Tono a parte, l’idea di costruire tutti insieme le domande agli intervistati ci sembra ottima. Cercheremo di metterla in pratica per la prossima intervista.
ok l’idea di dialogare con galimberti ma un paio di osservazioni:
- ma che domande fate ? scusate il tono aspro ma è così.
sembrano le domande del programmi tv del dopo pranzo.
questa ottica manicheista è veramente ridicola e quasi imbarazzante per l’intervistato.
- se considerate dillinger fulcro del giornalismo partecipativo perché le domande non vengono scelte dalla comunità a votazione ?
come ad esempio succede su digg
bellissima!!!complimenti!!brava chiara davvero professionale!!!
grande filosofo e bella intervista, anche se non condivido pienamente il nichilismo imperante
continuo ad interrogarmi sul senso di una generazione che si impegna in farmville…. perchè non riesce a costruirsi un futuro
grande guru..
Bisogna ripartire dalle fondamenta: meno danaro, più maestri, più solidarietà; politici che sanno e sanno fare.
Ed in ogni caso, il posto nel mondo va conquistato
“L’amore è tra me e quel fondo abissale che c’è dentro di me, a cui io posso accedere grazie a te.
Tu, con cui faccio l’amore, sei quel Virgilio che mi consente di andare nel mio Inferno, da cui poi emergo grazie alla tua presenza (perché non è detto che chi va all’Inferno poi riesca a uscire di nuovo).
Grazie alla tua presenza io emergo: per questo non si fa l’amore con chiunque, ma con colui/lei di cui ci si fida; e di che cos’è che ci si fida? Della possibilità che dopo l’affondo nell abisso si possa essere riportati fuori.”
(da LA CASA DI PSICHE di Umberto Galimberti)
Bellissima intervista, complimenti anche per la colonna sonora!
“Un po’ di musica sparata nelle orecchie per cancellare tutte le parole, un po’ di droga per anestetizzare il dolore o per provare una qualche emozione, tanta solitudine tipica di quell’individualismo esasperato, sconosciuto alle generazioni precedenti, indotto dalla persuasione che – stante l’inaridimento di tutti i legami affettivi – non ci si salva se non da soli, magari attaccandosi, nel deserto dei valori, a quall’unico generatore simbolico di tutti i valori che nella nostra cultura si chiama denaro.”
Umberto Galimberti
ha tristemente ragione
è al limite dell’emozionante! è davvero un grande
c’è uno straordinario filo rosso che lega le interviste a celli, saviano e gallo, con questa, la necessità di ricominciare a costruire altrimenti non c’è futuro, ma solo un presente sbragato e inutile
Grazie Dillinger! Domande belle e risposte splendide! Questa intervista, come quella di Celli, costituiscono dei punti fermi, da cui partire per riflettere su noi stessi, sul nostro essere e sul nostro fare.