Un futuro di energie pulite è possibile: l’esempio della Spagna e il suo traguardo eolico

gennaio 5, 2010 in Dossier Ambiente, Ecologia da Simona Scelfo

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eolico_spagnaVenti forti. Tutta colpa di una tempesta di vento, eppure in questo caso si dovrebbe parlare di merito più che di colpa. Questo fine settimana la penisola iberica è stata investita da venti molto intensi e proprio grazie ad un così generoso Eolo tra le 3.20 e le 8.40 della notte dell’8 novembre 2009 la Spagna può dire di aver battuto un record di non poco conto. Quale? Più del 50% dell’elettricità prodotta è stata generata da mulini a vento con un picco massimo che ha toccato il 53%. Il record precedente, anche questo molto recente, era del 44%. Numeri alla mano si può dire che il record di produzione spagnolo è di 11.546 megawatt eolici. Normale domandarsi cosa voglia dire questo numero. Presto detto: 11.546 megawatt sono l’equivalente di energia generata da 11 reattori nucleari.

Più che comprensibile la dichiarazione di orgoglio di Luis Atienza, presidente delle Red Eléctrica de España, che senza mezzi termini afferma: “Non ci sono Paesi della nostra dimensione, e tanto meno tanto isolati, che abbiano raggiunto, mantenuto e superato il risultato di una produzione da energie rinnovabili superiore al 50% per tanto tempo.” E ha ragione.

Cerchiamo allora di capire perché la situazione spagnola sia così degna di nota e si riveli un caso di studio per lo stesso Obama. Sì proprio lui, quel tipo sorridente e abbronzato eletto presidente degli Stati Uniti che ha deciso di rivoluzionare il sistema americano dalla riforma sanitaria alla green economy.

La Spagna è la dimostrazione di un Paese che ha creduto in un settore, ha fatto di tutto per sostenerlo ed incrementarlo, ha effettuato investimenti e ricerca e ha così permesso che si creasse sviluppo intorno all’eolico. Niente immobilismo, niente clientelismo, niente paludi. Un’idea, un progetto e diritti al risultato. Lo dimostrano i numeri. Dal 1997 la potenza installata è cresciuta sistematicamente superando ogni anno le previsioni più ottimistiche. Nel 2004 si diceva che il sistema eolico spagnolo non avrebbe potuto superare il 14% dell’approvvigionamento e che cali di tensione ed eccessi di produzione dovuti alla irregolarità della fornitura (il vento non soffia in modo constante dopotutto) avrebbero comportato blackout e addirittura esplosioni nel sistema della rete. Eppure abbiamo visto in meno di cinque anni il risultato sorprendente del superamento del 50% (anche se per un arco temporale ristretto) e non si dubita delle possibilità di riuscita quando si sente dire che la Asociaciòn Empresarial Eòlica crede di poter passare dai 17.000 megawatt complessivi odierni a 40.000 nel 2020.

Torniamo ai numeri perché per capire che potenziale incredibile si possa rivelare l’eolico sono i numeri a rendere l’idea più di molte parole. Per il mese di novembre (appena iniziato) l’eolico è stata la prima tecnologia nella produzione di energia per l’intero sistema elettrico spagnolo con ben 913.251 gigawattora[1]. A seguire 907.894 del ciclo combinato a gas e 593.553 del nucleare. Le stime del ministero dell’Ambiente parlano chiaro, nel 2007 l’energia eolica permise il risparmio di 1000 milioni nell’acquisto di combustibili fossili e 360 milioni per l’acquisto di diritti di emissione di anidride carbonica. Niente male in tempi non sospetti figuriamoci in momenti di crisi.

La cosa più sorprendente è che la Spagna, si può dire, ha fatto tutto da sé, ed è a ragione da considerare un’isola energetica. Ecco spiegato perché venga considerata un caso di studio finanche dall’amministrazione Obama. Cosa significa essere un’isola energetica? Dunque, prima di tutto consideriamo che altri Paesi europei hanno in percentuale tassi più elevati di rinnovabili, un caso tra tutti la Danimarca; eppure laddove i paesi europei necessitino di energia possono sempre importarla dagli Stati confinati. Sempre per parlare della Danimarca, nel caso avesse bisogno, c’è la Germania pronta a sopperire alla mancanza di vento. La Spagna è connessa alla sola Francia e per una capacità minima che al massimo raggiunge il 3% (anche se è prevista una nuova connessione con la Francia per il 2014), mentre è in grado di esportare al Portogallo ed al Marocco. La peculiarità tutta spagnola è la raggiunta eccellenza nella rete. L’investimento spagnolo non ha riguardato solo l’installazione di mulini a vento ma ha costruito una capillare ed efficientissima rete di connessione che le permette di esportare e di gestire perfettamente cali e picchi di tensione senza sprecare neanche un watt. Proprio la sua rete è oggetto di analisi da molte parti del mondo, tanto che si parla persino di modello spagnolo.

Per raggiungere il 40% di elettricità prodotta da rinnovabili entro il 2020, come previsto dall’Unione Europea, la Spagna sembrerebbe proprio a buon punto e mi auguro che anche in Italia si possano ottenere presto simili risultati. Eppure mi viene da riflettere su una scelta piuttosto recente: rientrare nel nucleare adesso sarà la mossa giusta?


[1] Unità di misura pari ad un milione di chilowattora.

Fonte: elpais.com
Simona Scelfo
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