Cosa c’entra un proverbio siciliano con il teologo Vito Mancuso? Se eccettuiamo il fatto che il teologo è di origini siciliane, il proverbio è solo uno stratagemma per fare qualche breve riflessione sull’ontologia teologica di Mancuso, gli accademici mi passino questa locuzione.
“Nuddu ti rapi si nuddu ti sapi” dice pressappoco la massima che, a seconda della logica interpretativa che adotteremo per ricavare un significato dalla frase, ci suggerisce due distinti modi di approccio alla vita, uno sospettoso secondo un criterio “preventivo” l’altro possibilista secondo un criterio “riparatorio”. Approfondirò in seguito questo secondo aspetto, adesso concentriamoci sull’approccio sospettoso alla vita.
La traduzione dal dialetto all’italiano del proverbio è “nessuno ti rapina se nessuno ti conosce” o, meglio, conosce le tue abitudini. Secondo il primo tipo di criterio la massima ci suggerisce che nella vita per evitare “rapine” (ovviamente il proverbio non si riferisce solo al reato previsto all’art. 628 del codice penale, ma anche a quelle rapine immateriali come i tradimenti piuttosto che le ingiustizie) bisogna fare in modo di essere invisibili, mantenere un profilo basso, mettersi in luce il meno possibile, dissimularsi e dissimulare le proprie abitudini, in sintesi bisogna ridurre ai livelli minimi indispensabili le relazioni vere, cioè quelle basate sull’essere e non sull’apparire, perché più persone sanno ciò che sei più potenziali “rapinatori” potrebbero predarti. All’individuo che adottasse una simile filosofia di vita le relazioni vere, ed il mondo in generale, apparirebbero come un pericolo e non come una opportunità.
Questa concezione di vita è anche agli antipodi dall’ontologia teologica di Vito Mancuso che in tutta la sua opera, ed in particolare ne L’anima ed il suo destino afferma che il principio supremo del cosmo è il Logos inteso come relazione ordinata, cioè relazione orientata al conseguimento di una complessità ed un ordine delle cose sempre maggiori.
Sublime appare a tal proposito, secondo l’equazione Logos=relazione ordinata, il prologo al Vangelo secondo Giovanni nella traduzione che viene altrimenti detta inno al Logos “In principio era il Logos / e il Logos era verso Dio / e Dio era, il Logos / Questi era in principio verso Dio. / Tutto è venuto ad essere / per mezzo di Lui, / e senza di Lui / nulla è venuto ad essere / di ciò che esiste”. Logos=relazione ordinata, principio e finalità del cosmo, il Logos muove dal principio verso Dio ed in Lui si identifica. E, come sembra ragionevole sostenere, secondo il Vangelo in questione tutto ciò che esiste viene da un atto di volontà creativa del Logos (Tutto è venuto ad essere / per mezzo di Lui, / e senza di Lui / nulla è venuto ad essere / di ciò che esiste), cioè pensiero seguito da azione. Ecco perché nella Bibbia a mio parere più volte viene ripreso il concetto dell’uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio, oppure l’uomo figlio di Dio, proprio perché l’uomo, capace di atti di volontà creativa (pensiero seguito da azione), è la perfetta metafora di Dio, gli accademici vogliano passarmi anche questa bestemmia.
Come nell’inno al logos anche per Vito Mancuso il cosmo è movimento, ed il movimento è provocato dalla continua lotta tra Logos e caos. Secondo il teologo partendo dall’equazione principio=Logos=relazione ordinata, l’energia primordiale appunto è stata ordinata dal principio (o Logos che dir si voglia) in materia.
A tal proposito, secondo le recenti scoperte scientifiche della fisica dei quanti, tra l’energia pura e la materia come la conosciamo esiste una sostanza che è una via di mezzo tra le due entità (i soliti accademici tollerino queste doverose semplificazioni dettate dal mio intento divulgativo) . Essa è la luce i cui fotoni si manifestano contemporaneamente come onda (immateriale) e come particella (materiale), la cosa per certi versi inspiegabile è proprio che sia l’onda che la particella esistono contemporaneamente. Qui mi viene in mente il filosofo austriaco Alexius Meinong che introduce una categoria ontologica di grado superiore all’esistenza chiamandola oggetto. Poi afferma che gli oggetti possono esistere, sussistere, oppure non esistere e non sussistere, ma comunque ci sono. Ebbene il fotone secondo la fisica dei quanti è proprio un oggetto che potenzialmente è sia esistente che sussistente e si manifesta a volte come esistente a volte come sussistente.
Cosa ancora più inspiegabile è che quando il fotone si manifesta come oggetto esistente (particella) ciò dipende dall’osservatore, cioè in un certo qual senso l’atto intenzionale di osservare quel fenomeno fa si che il fotone si manifesti come particella esistente (collasso della funzione d’onda). Per un approfondimento su questo affascinante tema rimando alla lettura del libro Il segreto dell’universo del fisico e psicologo Fabrizio Coppola.
Ancora sulla luce, appare profetico quanto scritto nell’inno al Logos a tal riguardo “In Lui era la vita / e la vita era la luce degli uomini / e questa luce splende ancora nelle tenebre / poiché le tenebre non riuscirono ad offuscarla “. Come la luce delle scintille così i miei neuroni si illuminano immaginando le associazioni Logos-Dio, Dio-Vita, Vita-Luce, Luce-Uomo, che questa straordinaria intuizione poetica ci suggerisce.
Tornando alla teoria di Mancuso, dopo che l’energia primordiale che in base al principio del Logos (relazione) si è ordinata formando la materia (prima discontinuità) essa, a sua volta, sempre per il principio del Logos, ha dato origine alla vita vegetale (seconda discontinuità), secondo l’equazione vita vegetale= enenrgia con maggiore grado di organizzazione della materia, da cui è comunque tratta. Poi è stata la volta della vita animale (terza discontinuità) secondo l’equazione vita animale=energia con maggiore grado di organizzazione della vita vegetale. Proseguendo con la logica di Mancuso è stata la volta della vita umana (quarta discontinuità) secondo l’equazione vita umana=energia con maggiore grado di organizzazione della vita animale. A parer mio siamo fermi a queste quattro discontinuità, chi sa se in futuro ve ne saranno delle altre come è logico ritenere.
Il grado di organizzazione dell’energia al livello della quarta discontinuità, cioè quella della vita umana, comunque si è sempre più accresciuto, difatti, come ci dice lo stesso Mancuso, dentro l’uomo c’è una vita intelligente che prende coscienza di se e del mondo e che lui chiama anima (definendo peraltro l’anima come un quanto in più di energia organizzata rispetto ai livelli sottostanti alla struttura della realtà da lui teorizzata, “nulla di magico” dice il teologo). Quindi, osservo io, esistendo dell’energia dentro la vita animale, dentro quella vegetale, dentro la materia, sarebbe lecito ritenere che queste componenti della realtà abbiano un’anima, certamente non organizzata come quella dell’essere umano, ma sempre di anima si tratta.
L’anima, energia con un grado di organizzazione maggiore rispetto all’energia intesa come vita animale, secondo il principio del Logos progredisce e diviene spirito, cioè anima che segue una direzione ed un fine. Ed ancora, l’ultimo stadio dell’energia, o il primo a seconda dei punti di vista, l’anima spirituale avanza e diviene spirito santo, cioè anima che segue una direzione ed un fine e questo fine è la ricerca della verità che si ottiene mediante la giustizia. Il cerchio secondo Mancuso si chiude in quanto la sua teologia, da lui stesso definita laica, è proprio questo, la ricerca della verità.
E’ doveroso precisare che Mancuso è del parere che questi stadi ultimi dell’anima sono raggiungibili dall’essere umano indipendentemente delle confessioni religiose, cioè la sua teologia laica ha per oggetto di studio il rapporto tra Dio e uomo, egli, pur dichiarandosi cattolico, è contro i principi di autorità delle varie religioni, compresa la sua, e rifiuta il dogmatismo in favore di una libera riflessione mediante l’esercizio della ragione.
A parer mio ha senso parlare di logica della relazione ordinata anche oltre la concezione individuale. Difatti l’uomo che è essere relazionale e non individualista, secondo questa logica ha costruito la famiglia, la comunità, lo stato-nazione, le organizzazioni internazionali e sovranazionali, servendosi dello strumento del diritto. In fondo, che cos’è la norma se non un atto creativo dell’essere umano (pensiero seguito da azione) volto a disciplinare nel tempo e nello spazio le relazioni uomo-materia? (Qui per materia intendo gli esseri viventi, quindi gli altri uomini, la specie animale, quella vegetale, e la materia propriamente detta inerte).
Dovrei adesso tornare al proverbio siciliano, ma dopo avere trattato argomenti tanto profondi mi riesce un po’ difficile, quindi mi limiterò a dire che quello che ho fin ora esposto è la dimostrazione del perché il proverbio siciliano interpretato secondo il criterio “preventivo” comporta un approccio alla vita che è agli antipodi rispetto all’ontologia teologica di Vito Mancuso, e rimando ad un articolo successivo la trattazione dell’interpretazione del proverbio siciliano secondo il criterio “riparatorio” che da accesso ad un approccio alla vita “possibilista” .
Infine vorrei porgere delle scuse agli accademici più volte citati nell’articolo. Non ce l’ho con loro, anzi, ritengo il loro lavoro preziosissimo per l’evoluzione di tutto il sistema cosmico, ma rifiuto con forza il becero accademismo che è cosa diversa. Un po’ come fa notate Mancuso “una cosa è Darwin un’altra è il darwinismo”.














Curioso paragone il tuo, molto interessante in ogni caso!