Una volta tanto stiamo dalla parte dei genitori

di - 11 maggio 2010

A gennaio di quest’anno il ministro Brunetta propone una legge che obblighi i figli ad uscire di casa a 18 anni.

Oggi assistiamo a genitori che fanno causa ai figli quarantenni, o quasi, per mandarli fuori di casa. Non è la trama del film francese Tanguy, avviene veramente.

I genitori si sono rivolti al giudice in tre casi concreti in cui i figli, ancora a casa e dipendenti dai genitori, non ne volevano sapere di andarsene. L’età dei cd. “bamboccioni” oscilla tra i 38  i 40 anni. Le richieste, presentate all’Adico di Mestre, hanno visto le famiglie disperate chiedere un supporto legale per agire contro i figli che, ad uscire di casa e a rendersi indipendenti, non ci pensavano minimamente.

Si arriva poi ad estremi di altro genere: casi in cui il padre, condannato da Tribunale di Trento, si trova a dover mantenere la figlia trentenne fuori corso all’università perché senza un lavoro.

La realtà sa mostrare facce sorprendenti e se è vero che a quarant’anni non si può credere di poter vivere ancora con i proprio genitori, è anche vero che spesso il problema è a monte. In un sistema dove le garanzie sono solo per i padri e poco o niente rimane per i figli si possono verificare casi estremi come quello in cui la figlia quarantenne è ancora a casa perché non riesce ad ottenere l’agognata indipendenza economica con un lavoro part-time. In questo momento delicato e sensibile dell’economia mondiale, con la crisi che pervade ogni settore poi, questi casi estremi possono rischiare di divenire sempre più comuni e quasi una drammatica consuetudine da qui a qualche anno.

Nei paesi europei invece l’età media a cui i giovani lasciano casa è di molto inferiore e si trovano a competere con noi solo Irlanda a Spagna mentre tra Francia, Gran Bretagna e Svezia vedono rispettivamente solo il 35%, il 28% e il 18% dei giovani tra i 20 e i 30 anni ancora a casa. Per l’Italia la percentuale è del 70% mentre Irlanda e Spagna sono rispettivamente al 61% e al 72%.

Se in parte si può credere che gli italiani siano più mammoni, c’è anche da dire che negli altri Paesi, come Francia o Svezia, gli studi durano meno. Eppure la scelta non dipende solo dall’università e dal titolo di studi, spesso sono il contratto di lavoro interinale o a tempo parziale che non permettono l’indipendenza economica. Inoltre nel nostro Paese, e lo stesso vale per la Spagna, il welfare è affidato alle famiglie e il mercato immobiliare è meno flessibile e più caro complicando ulteriormente la vita di chi anche volendo non riesce così ad andarsene da casa.

Detto ciò se quei ragazzi a quarant’anni ancora non hanno un contratto di lavoro, sono disoccupati o, peggio, sono ancora nel labirinto della precarietà, oppure se stanno facendo decollare la loro impresa ma non riescono ad ottenere un mutuo perché hanno esistenze precarie, consiglieremmo ai genitori di dare loro una mano visto che gli affitti delle case sono quello che sono e di questi tempi trovare lavoro non è facile.

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  1. Purtroppo finchè sarà impossibile scalfire la cittadella fortificata costituita dall’art 18 la situazione è destinata a rimanere tale.
    Il sindacato, ma in particolare la dirigenza sindacale dovrebbe pensare un pò meno al mantenimento delle poltrone e di più ai problemi che l’attuale generazione e la prossima incontreranno (uno per tutti la pensione, che diventerà una chimera per molti).

  2. Non credo che la modifica dell’articolo 18 sia la scelta migliore. Il divieto di licenziamento senza giustificato motivo o giusta causa, è ritenuto da molti un diritto fondamentale dei lavoratori. E anche io lo reputo tale. Il vero problema, secondo me, sono i troppi contratti-truffa che impazzano tra i datori di lavoro. Tra co.co.co , co.co.pro., la tutela del lavoratore è svanita nel nulla, perchè non c’è nessuna garanzia. Tutto questo a causa di un costo del lavoro troppo elevato (e non solo) che “obbliga” le imprese ad usare questi tipi di contratti. E chi resta fregato sono i giovani (principali destinatari di questi contratti). Per cui, io non metto in dubbio che ci siano i fannulloni, ma mi rendo conto che molto spesso chi non parte già da una situazione agiata economicamente che dia la possibilità di fare buone università, corsi di specializzazione e quant’altro, spesso si ritrova in un buco nero senza via d’uscita dove, se non ci fossero “mammà e papà”, sarebbe finita. Come si permettono i politici italiani di parlare del welfare italiano come uno dei migliori al mondo?E’ la famiglia l’unico “welfare” che dobbiamo ringraziare.

  3. Bisogna fare una scelta di campo: ci vuole coraggio. O l’art 18 si estende a tutti eliminando il precariato, ma purtoroppo i diritti si pagano e di soldi proprio non ne abbiamo. Altrimenti leviamo privilegi e facciamo in modo che il mercato del lavoro sia concorrenziale. A beneficiarne sarà un Italia finalmente meritocratica.

  4. Federica cilli ( 11 maggio 2010 alle 22:28)

    Di certo è ormai nel quotidiano che in questo periodo fondamentale si rileva la “solidarietà famigliare”, ma non possiamo sorprenderci se vuole venire meno per la figlia trentenne e fuori corso all’università!! :)
    Se posso esprimere un mio parere, estendere l’art.18 è assurdo, la flessibilità è il nostro futuro che questo ci piaccia o meno. E’ forse meglio pensare ad una abrogazione totale o parziale dello stesso, che comunque deve essere accompagnata o meglio preceduta da un immediata ed una organica riforma degli ammortizzatori sociali. Rendendo meno rigido il tempo indeterminato si potrebbe forse fare un passo avanti.
    http://www.youtube.com/watch?v=NUVYck0jyWQ

  5. non capisco cosa c’entri l’art.18 con caro vita, contratti praticati oggi, aziende che aprono e chiudono (alle quali fanno tanto comodo i contrattini praticati oggi) ecc….senza quello nemmeno prima ci si sarebbe resi autonomi e col cavolo i ns genitori ci avrebbero garantito studi e ospitato oltre i 18 anni! boh…..me lo spiegate? Mi dite dove sareste oggi se i vs genitori non avessero avuto delle tutele? E perchè un giovane oggi dovrebbe rinunciarci? Si bruciano tanti soldi ogni giorno che si potrebbe andare in pensione a 40 anni…altro che barzellette ;)

  6. L’art 18 è una delle principali motivazioni del precariato. Il posto fisso costa, e tanto, alle imprese. Ed è normale che in un periodo come questo, con la congiuntura economica di certo non favorevole, le aziende ricorrano a contratti atipici, che altro non sono che l’emblema del precariato. Ma d’altra parte come biasimare le imprese..? Il problema è a monte. Eliminiamo privilegi. Eliminiamo questa dicotomia giovani-anziani.
    ALtrimenti grazie al nostro sistema pensionistico contributivo (che guarda caso grava, appunto, su questa generazione precaria) tra qualche anno ci troveremo di fronte a una grande crisi sociale

    • Parli di privilegi, ma quali privilegi? Secondo te un operaio è un privilegiato? io non credo. Se lo fosse non saremmo neanche qui a parlarne.
      A fare come dici, si potrebbe dire che oggi ci troveremmo col problema opposto, cioè, i giovani dovrebbero mantenere gli anziani. Uso il condizionale perché non è vero; in realtà, se non ci fosse stato il posto fisso e, di conseguenza, la pensione, oggi il lavoro sarebbe tutto precario e, perciò, saremmo tutti poveri. Il problema non sono i privilegi (?) di chi lavora (operai) ma del capitale che, da sempre, persegue questi obiettivi. Con la legge Biagi (che ha introdotto il precariato (contratto a termine), di fatto, si è aggirato l’articolo 18 creando l’attuale situazione occupazionale. Quello che vogliono farci credere è che, col precariato, unito alla meritocrazia, lavorerebbero tutti perché l’economia ne sarebbe avvantaggiata e ci sarebbe un riciclo “naturale”. In realtà, saremmo tutti più poveri perché, come sappiamo, il precariato non serve solo a dar modo alle aziende di assumere e licenziare a loro piacimento (senza impedimenti) e anche l’economia non crescerebbe perché, per crescere, ha bisogno di vendere.

  7. Valentina De felice ( 12 maggio 2010 alle 08:17)

    La causa del gran numero di “bamboccioni” risiede sicuramente nel sistema italiano, ma penso che ci siano tanti, troppi ragazzi che non hanno voglia di impegnarsi. Molti dei miei coetanei alla domanda “Perchè non vai a vivere da solo?” ti rispondo senza batter ciglio: “si sta tanto bene a casa, perchè dovrei andar via?”.
    Certo nel 2010 non possiamo più parlare di “posto fisso”, non è facile trovare un impiego che ti dia la possibilità di accendere un mutuo per l’acquisto di una casa dignitosa, gli affitti hanno raggiunto prezzi inacessibili.
    A mio avviso sono 2 facce della stessa medaglia.. Non deve solo essere abrogato o modificato l’art 18, non bisogna solo intervenire sugli ammortizzatori sociali, ma anche sulla mentalità dei giovani che diventano sempre più “mammoni” e meno autosufficienti.

  8. Federica cilli ( 12 maggio 2010 alle 08:35)

    @vale, concordo con te quando dici che il problema non può essere solo l’art.18, ma sinceramente non penso che i giovani siano tutti bamboccioni, io ne conosco tantissimi che andrebbero volentieri a vivere soli ma che obbiettivamente non possono.

  9. La maggior parte dei giovani che conosco io (me inclusa) sono andati via subito dopo le scuole superiori, hanno studiato, si sono laureati e adesso vivono nel tunnel della precarietà. La maggior parte dei giovani che conosco è sfruttata professionalmente, guadagna 500-600 euro al mese in città come Roma e Milano. Cosa ve lo dico a fare?
    Bamboccioni un paio di palle, mi verrebbe da dire.

    Personalmente sono sempre più convinta che il lavoro bisogna inventarselo. Restare dentro il sistema vuol dire farsi incastrare e mi sembra che ci abbiano incastrati già a sufficienza.
    Scusate l’acredine.
    Torno a “lavorare”.
    A presto
    M.

  10. Valentina De felice ( 12 maggio 2010 alle 09:35)

    Non intendevo quello Fede….ovviamente mi riferisco solo ad una percentuale di noi giovani, abbastanza alta però….

  11. Probabilmente il problema è anche in larga parte culturale. Hegel, nella fenomenologia dello spirito, parlando di Individuo, Famiglia, Stato, diceva chiaramente come l’uscire di casa al raggiungimento della maggiore età fosse prerequisito fondamentale per far si che la società crescesse in modo sano. La negazione dell’individuo nella famiglia era riaffermazione dello stesso nello stato. Mi pare fosse così.
    E in Germania hanno sempre seguito molto Hegel.

    Ma a prescindere da Hegel, certamente, il problema si pone.
    E c’è una buona parte di vittimismo che resiste.

  12. Ma che vuol dire modifica dell’articolo 18?Dobbiamo modificare un articolo che sostiene il divieto del licenziamento a meno di un giustificato motivo?Così un giorno il mio datore di lavoro per un capriccio potrebbe licenziarmi senza una giusta causa? E’ vero che troppi sono coloro che lavorano malissimo nella pubblica amministrazione. Basti pensare alle segreterie universitarie, emblema della nullafacenza. Ma questo non vuol dire che chi è “meritevole” debba essere privato del privilegio di avere il tanto agognato “posto”. Quando si parlava di introdurre controlli nelle scuole per giudicare l’operato degli insegnanti per “eliminare” i fannulloni, subito i sindacati si ribellarono!QUESTO è un comportamento sbagliato; chi svolge il suo lavoro con compiutezza non dovrebbe aver paura di un controllo. Lasciamo stare l’articolo 18 e pensiamo alla riforma delle pensioni e dei controlli sul lavoro.

  13. Un dibattito vivace e potenziali soluzioni, ottimo!
    Non possiamo negare che l’articolo 18 è servito e ha funzionato per il periodo storico in cui è nato. Ha risolto i problemi il modello economico e produttivo di quegli anni.
    Oggi però il sistema è diverso e non è l’articolo 18 che può risolvere la piaga della precarietà. Soprattutto, come dice bene Daniele, non ci sono i soldi per estendere uan simile tutela a tutti. I giovani non possono credere che l’aiuto arrivi dallo Stato, non ne ha i mezzi.
    Preso coscienza di quest’aspetto si deve essere convinti che sia il merito a dover guidare le scelte future, così come qualsiasi proposta di riforma, solo premiando chi genera ricchezza e contribuisce alla crescita è possibile uscire dal labirinto della precarietà.

  14. Secondo me ci sono trentenni e trentenni, quarantenni e quarantenni… I genitori dovrebbero, come dice il prof, sostenere i figli che se lo meritano, però, aggiungo, “dare una bella pedata” al figlio quarantenne che resta a casa perchè la pasta della mamma è più buona e la camicia stirata dalla mamma è stirata meglio….
    Insomma, ogni tentativo di semplificare la realtà e fare di tutta l’erba un fascio rischia di portarci a una conclusione sbagliata…
    Meritano di essere sostenuti tutti quelli che hanno potenzialità, spirito del sacrificio, dedizione ecc… Ed è giusto e inevitabile che se questo sostegno non può darlo lo stato, lo dia la famiglia..Dopotutto, i genitori dei giovani di cui stiamo parlando sono probabilmente le persone che oggi in Italia vivono meglio e che possono, con i risparmi di una vita e i diritti acquisiti, aiutare i propri figli a costruire qualcosa.
    Se un figlio vale, non c’è investimento migliore.

  15. Valentina De felice ( 12 maggio 2010 alle 16:11)

    premiare il merito sarebbe certamente la soluzione migiore, ma le scelte del nostro governo tendono sempre più verso il versante opposto…Basta leggere la proposta di modifica per l’accesso all’avvocatura..un’altra legge che se entrerà in vigore avrà il demerito di “tagliare le gambe” ai più meritevoli, favorendo ancora una volta il sistema delle raccomandazioni o coloro che hanno già in partenza una situazione economica più agiata…
    Continuo a pensare che bisogna battersi per la meritocrazia, ma allo stesso tempo perdo sempre più le speranze che questa possa realizzarsi nel nostro paese..

  16. con marlene, “il lavoro bisogna inventarselo”, come ad esempio hanno fatto le ragazze di female cut, altrimenti ci saranno solo contratti a termine…..

  17. Concordo pienamente sul “Bamboccioni un paio di palle” di Marlene.
    Non solo precarietà e stipendi bassissimi in città dove la vita costa un ciulo, ma impossibilità anche e soprattutto dovuta al sistema.
    Provate a cercare a Roma un’appartamento in affitto con contratto regolare senza che voi abbiate un contratto decente da presentare come garazia.
    Ve lo posso assicurare, non ci riuscirete, a meno che qualcun altro non garantisca per voi.
    Il mutuo poi.. ahahhahahah.. un sogno.

  18. Michele, l’art. 18 non era stato completato ed è stato solo strumentalizzato.
    La precarietà del lavoro è stata inventata per destabilizzare, perché una massa non stabile ha paura e nella paura ci si lascia più facilmente dirigere e comandare.
    Lo Stato non dovrebbe aiutare con mezzi che, come tu giustamente fai notare, non ha, ma con leggi e legislazioni che aiutino a regolamentare con più criterio.
    Non è possibile che venga tutelato sempre e solo il più forte!
    Non è umanamente comprensibile che per cercare casa io sia COSTRETTA, se voglio comportarmi civilmente e fare le cose in regola, a versare 3 mensilità anticipate, più la mensilità all’agenzia, se ci si è appoggiati all’agenzia, portando pure un garante (che nella norma è un povero genitore pensionato) che deve spendere la faccia per me che non ho un contratto a tempo indeterminato.
    E’ tutto il sistema che non funziona.
    Dovrebbero esserci leggi che prendano in considerazione ogni singolo caso e tutelino e sostengano anche i più deboli socialmente ed economicamente.
    Per non parlare dell’argomento case popolari, sulle quali c’è un magna magna generale.
    Impossiible ottenerla perché ci sono liste d’attesa chilometriche, ma chi ce l’ha se la subaffitta in nero perché in realtà non ne ha minimamente bisogno.
    Non sai quanti me l’hanno proposta in subaffitto.
    E sarebbe stato anche un affitto vantaggioso.
    Ma no, mi dispiace, a tutto questo mi oppongo.

  19. marian adriana ( 18 maggio 2010 alle 22:52)

    Il Prof. Michel Martone ha ragione,pero nn può combattere da solo, ha bisogno di noi, di nostro aiuto, i giovani non possono vivere sulle spalle dello stato,
    Si noi giovani vogliamo un futuro megliore dobbiamo lavorare, ma dove?????????chi ha la colpa????????

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