Viaggiare in Birmania | Un paradiso fuori dal tempo

di - 20 febbraio 2011

Viaggiare in Birmania

Sono stato in Birmania (Myanmar) nell’estate del ’96. Allora come oggi la leader dell’opposizione Aun San Suu Kyi era appena stata liberata, e i turisti potevano percorrere solo determinati tragitti. Rangoon, che al tempo era la capitale, da poco rinominata Yangon, era una città povera, dove solo le strade principali erano asfaltate e i negozi si contavano sulla punta delle dita. Il mitico Strand Hotel, un tempo cuore della presenza coloniale britannica, era un albergo fatiscente. Eppure il paese era di una bellezza mozzafiato, spiritualmente emozionante, lussureggiante di foreste e piantagioni di riso, disseminato di monumenti buddhisti.


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Da allora, dicono, la Birmania non è cambiata. Mentre le Tigri asiatiche cavalcano l’onda del progresso, fagocitando sempre più turisti, la Birmania resta sospesa fuori dal tempo, protetta dalla dittatura militare instuarata da Than Shwe con il colpo di stato del 1988.

Quando andare

Si dice che il momento migliore per viaggiare in Birmania sia il nostro inverno, la loro stagione secca, ma personalmente ho spesso viaggiato nel sud-est asiatico durante il periodo monsonico. Non ho mai preso un raffreddore, perchè la termperatura è calda, e non ho mai rimpianto di essermi bagnato, perchè i monsoni, nei loro scorsci improvvisi e violenti, possono offrire spettacoli di rara bellezza (non dimenticare una protezione impermeabile per la macchina fotografica).

Yangon, Birmania (Myanmar)Yangon (Rangoon) e Bago

Il punto di patenza del nostro viaggio è stata Yangon. Il clima era caldo e umido, e la città straboccante di meraviglie, dalla pagoda di Shwedagon ricoperta d’oro, all’incredibile Karaweik Palace, che si riflette nelle acque del lago Kandawji. Le strade sono vive di attività, e le tipiche botteghe asiatiche, dove si trovano dalle caramelle alle pile, si suggeguono in molte zone. Agli angoli delle strade i birmani attendono i compratori accucciati per terra.

Siamo partiti da Yangon affittando una macchina senza autista, diretti a nord, verso la pagoda di Pegu di Bago. Una gita a Bago (che si piò fare anche in giornata da Yangon) è l’occasione perfetta per cominiare a conoscere il paese. Allora le campagne erano allagate da metri d’acqua, le case collegate da passerelle di fortuna. Di turisti neanche l’ombra, solo gente del luogo felice di vedere qualche faccia nuova con un po’ di kyat in tasca. Il kyat è la moneta nazionale Birmana: il suo valore ufficiale è molto diverso da quello fissato dal mercato nero, dove quindi conviene cambiare gli euro.

Anche se sotto la gestione britannica la Birmania era una delle colonie più ricche, oggi il è uno dei paesi più poveri al mondo. I bambini vi chiederanno l’elemosina, con musetti sorridenti di stracci e libertà. Potrete comprare qualche oggetto antico, come le campanelle di ferro che tintinnano al vento, o visitare le città trainati da risciò, ma nelle campagne il libero scambio è ridotto ai minimi termini (anche se oggi il paese sta affrontando delle timide riforme economiche, su impulso della Cina).

La cultura birmana è profondamente buddhista, e la cucina un delizioso mix di tradizioni indiane, thailandesi e cinesi. Il riso è l’ingrediente principale, e disegna il paesaggio costellandolo di verdissime risaie. Il piatto nazionale è il Mohinga, un brodo di pesce gatto al curry con farina di ceci e vermicelli di riso. La frutta tropicale sembra uscita dal film Avatar di James Cameroon.

Mandaley e Mingun

Mandaley è stata la nostra terza tappa. L’antica capitale imperiale riserva una delle sorprese più straordinarie del viaggio: il monumento abbandonato di Mingun. Per raggiungerlo ci siamo organizzati da soli affittando una barca per attraversare le acque del fiume Irrawaddy, che taglia la Birmania da nord a sud. A un tratto Mingun compare alla vista, maestosa, attraversata da una gigantesca crepa aperta da un terremonto del 1800. È una tupa buddhista del 1700 non terminata – sarebbe stata la più grande del mondo, ed attualmente è la più grande costruzione di mattoni del mondo.

Gli abitanti di questo luogo incanato erano soprattutto bambini, e ci hanno accompagnato in una delle visite più selvagge e straordinarie che abbia mai fatto.


Bagan (Pagan)

Ma viaggiare in Birmania significa visitare Bagan – o Pagan, come era chiamata all’apice del suo splendore di capitale del Primo Impero Birmano (le capitali della Birmania cambiano così spesso perchè è tradizione che ogni regno scelga la sua capitale. Attualmente la capitale è Pyinmana). Bagan, che data del I secolo d.C., sorge lungo il fiume Irrawady, a sud di Mandalay. Qui la terra s’illumina d’oro ai raggi del sole, e centinaia di templi antichissimi costellano un’area di 41 km quadrati. Visitare Bagan è un’esperienza mozzafiato.

Birmania, Bagan

Nel ’96 abbiamo visitato Bagan su vecchie biciclette arrugginite, lungo strade sterrate e polverose, dorate di luce, circondati di templi a perdita d’occhio. Ogni tempio è diverso dall’altro, ogni tempio racchiude un segreto. Alcuni sono imponenti, decorati e vividi di colori, altri in rovina e dimenticati, gli antichi affreschi appena visibili alle pareti. In alcuni si scoprono statue di immensi Buddha dormienti, sotto ai quali i ragazzini giocano, seminudi e dimentichi. Sui templi più alti ci si può arrampicare, ed è bello farlo al tramonto, per vedere il sole che infiamma Bagan in un solo colpo d’occhio. Oltre a noi, le uniche presenze erano donne che pascolavano le proprie mucche bianche, qualcuno in lontananza che pedalava su una bici, bambini che scorrazzavano tra i templi e qualcun’altro che vendeva oggetti di ferro, vecchi e meravigliosi.

Da molto tempo l’UNESCO tenta di includere Bagan nella lista dei siti protetti, ma la giunta militare rifiuta di adeguarsi alle direttive sulla conservazione delle costruzioni antiche. Quando sono stato in Birmania, Bagan era un luogo selvaggio, senza strutture alberghiere di rilievo (a dire il vero ne stavamo costruendo una con standard internazionali, ma per il momento la zona era tagliata fuori dal mondo). Oggi molti monumenti sono stati restrutturati con materiali inadeguati, e il governo sta progettando la costruzione di un campo da golf sulle antiche strade. Speriamo che non succeda, che la Birmania entri al più presto nel gruppo degli Stati che proteggono il proprio patrimonio artistico (insieme ai diritti dei propri cittadini).

Nel frattempo noi possiamo viaggiare in Birmania e lasciarci illuminare dalla sua violentissima bellezza spirituale.

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