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Viaggio a Petra, Giordania | Immagini dalla città rosa

di - 27 dicembre 2010


Da non perdere a Petra:

  • Petra by Night. La visita notturna organizzata il lunedì, mercoledì e giovedì con partenza alle 8.30 dal centro Visitatori Wadi Musa.
  • Sorseggiate un caffè al cardamomo, densissimo, nel semplice punto di ristoro di fronte al Monastero di Petra.
  • Ascoltate la musica dei beduini che pizzicano il rabab, il più antico strumento a corde del mondo. Potete comprare i loro oggetti di artigianato, ma non osate dar loro dei soldi per la musica: vi risponderanno che la loro ospitalità è gratuita!
  • Prendete un aperitivo alla Guest House del Crowne Plaza Hotel, costruita in un’autentica grotta Nabatea.



Petra, Giordania | Il Tesoro del Faraone

Il Tesoro del Faraone

Petra, la città rosa

Immaginate un enorme caravanserraglio, un emporio cosmopolita, lungo l’antica Via della Seta, tra cammelli, beduini e spezie. Intorno sorge una grande città, che circa 2.000 anni fa rappresentava il più importante snodo commerciale tra Asia ed Europa. E’ Petra, la città rosa o la città scavata nella roccia, letteralmente intarsiata nell’arenaria rosa dei monti di Edon, a sud della Giordania. L’unica via d’accesso a questo immenso sito archeologico è un canyon naturale di 1,5 chilometri, il Siq (in arabo “gola”), profondo e sinuoso, un tempo sormontato da un monumentale arco d’ingresso. I Nabatei, gli antichi abitanti della zona, lo ottennero deviando il corso del fiume Wadi Musa, in modo da rendere inconquistabile la loro città, che infatti resistette eroicamente agli attacchi di Alessandro Magno, dei Romani (fino al 106 d.C.) ed estese il suo potere fino a controllare Damasco, l’attuale capitale della Siria.

Ci troviamo tra il Golfo di Aquaba e il Mar Morto, tra gli 800 e 1396 metri d’altezza, a quattro ore di strada da Hamman, la capitale della Giordania. Il sito è stato dichiarato nel 1985 patrimonio dell’umanità dall’Unesco, e nel 2007 un enorme sondaggio (che ha coinvolto 100 milioni di persone) ha eletto Petra tra le 7 meraviglie del mondo moderno. Di Petra si è detto che è più facile descriverla in poesia che in prosa.

Oggi Petra è un immenso sito archeologico non ancora interamente portato alla luce, composto da più di 800 monumenti classificati (di cui 500 tombe).  E’ possibile visitarla a piedi, a cavallo o a dorso di mulo, e ci vogliono almeno 2 giorni per averne un’idea approssimativa. Lungo la strada incontrete i discendenti dei beduini che vivevano tra le rovine fino a poco tempo fa, e che oggi vendono oggetti del loro artigianato suonando il rabab, lo strumento a corde più antico del mondo, progenitore dei nostri violini e chitarre. Intorno si snoda un’architettura dalle influenze greco-romane, assire ed egiziane, le cui linee cambiano colore (dall’ocra al rosso intenso) e seconda del grando di ossidazione dell’arenaria in cui sono state scavate. Camminerete sul costone di montagne meravigliose ed affonderete i piedi nella sabbia rosa che ancora ricopre molti resti del sito. Petra è un parco naturale, dove l’architettura e la natura si fondono nell’armonia di un’opera d’arte. E’ uno spettacolo mozzafiato.

Petra, Giordania - Il Siq

Il Siq

Petra viene chiamata la città rosa, ma anche la città delle tombe, perché la maggior parte delle cavità scavate nella roccia sono sepolcri di età paleozoica. Non è invece rimasta traccia delle case dei Nabatei, e gli archeologici ipotizzano che vivessero in tende, oppure che furono i Romani a distruggere le loro case (neanche la scrittura dei Nabatei, a parte qualche data incisa nella roccia, è sopravvissuta). Di loro sappiamo che erano una popolazione nomade proveniente dalla penisola arabica, e che parlavano l’aramaico. Adoravano divinità pre-islamiche e alcuni dei loro re. La divinità maschile più importante era Duthu Ashara, accompagnata dalla triade femminile Al-Uzza, Allat e Manat. Un mistero avvolge il declino di questa civiltà, un tempo così fiorente.

Petra, Giordania | Il Tesoro del Faraone

Il Tesoro

La storia di Petra

Non ci sono rimaste tracce della più antica civilizzazione di questa regione, avvenuta nel X/VIII millenno a.C. I resti più antichi di Petra risalgono all’età del ferro, tra l’VIII e il VII secolo a.C., quando la regione era abitata dagli Edomiti, una popolazione che conosceva la lavorazione della ceramica, e che fu scacciata dall’arrivo di un popolo nomade, i Nabatei appunto. L’installazione dei Nabatei nella regione è datato intorno al VI secolo a.C., e da allora la loro espansione non conobbe sosta. Nel corso del tempo, queste tribù si costituirono in regno, respinsero gli attacchi dei popoli limitrofi, e seppero contrastare l’ingombrante presenza dei Tolomei, estendendo il loro potere fino a Damasco, l’attuale capitale della Siria.

La forza di Petra consisteva nella sua posizione strategica sulle antiche rotte caravaniere. Era il punto di scambio tra Est e Ovest, e la provenienza delle sue merci era considerata un segreto da custodire gelosamente. Gli occidentali non dovevano conoscere i luoghi d’origine dell’incenso che arrivava a Damasco e Gaza (lo Yemen), o delle spezie che transitavano dall’Egitto, la Siria e l’Arabia fino al Mediterraneo. I Nabatei percepivano diritti di dogana anche sul commercio della seta cinese e su quello di spezie e incenso dall’India.

Nel periodo di massima fioritura, Petra contava 30.000 abitanti, tra cui scribi e ingegneri idraulici. La città fu rapidamente costruita nel I secolo a.C., e dotata di un complesso sistema idrico. I Nabatei utilizzavano la scarsa acqua piovana (nella zona sono disponibili 150 mm/anno di acqua) e sfruttavano l’impermeabilità del suolo per incanarla lungo acquedotti e raccoglierla in cisterne, circa 200, molte delle quali ancora visibili. Vi erano poi altri canali che rifornivano la città da sorgenti più lontane. L’acqua veniva quindi ripartita tra la popolazione secondo un codice di regole, e una fontana pubblica la garantiva liberamente. In tutto, Petra poteva vantare un rifornimento idrico di 40 milioni di litri d’acqua al giorno. Il risultato fu la creazione di un’oasi artificiale in una regione d’alta quota e semidesertica. A Petra si coltivavano cereali, alberi da frutta e viti, e molti terreni erano terrazzati.

Petra, Giordania | Monti di Edon

Monti di Edon

La posizione di Petra ne garantì per molti secoli l’indipendenza. Anche se le ragioni del declino di questa civiltà restano miseriose, molti storici concordano nel ritenere che uno delle principali fu l’infulenza di Roma sulle rotte commerciali. I Romani, infatti, seppero spostare gli scambi verso l’Egitto, e in seguito riuscirono a sostituire a Petra Palmira (nell’attuale Siria) come snodo commerciale tra Asia e Europa. I Nabatei persero così il controllo di Damasco e, nel 106 d.C., furono conquistati dai Romani, che seppero tagliare il loro sistema di rifornimento idrico. Petra divenne la provincia romana di Arabia, e ricevette il titolo onorifico di metropoli. Le caravane da oriente diventarono sempre più rare.

Petra si trova in una zona caratterizzata da una forte attività tettonica, dovuta alla separazione tra la placca arabica e quella africana. Il colpo di grazia al suo sviluppo venne dalle ondate di terremoti che la scossero dal 363 al 747, distruggendo monumenti e acquedotti.

Il cattolicesimo giunse a Petra nel VI secolo d.C., in periodo bizantino, ed in seguito vi arrivò l’Islam. La città fu infine conquistata dai primi crociati. Da questo momento, la storia di Petra si perde nella notte dei tempi, per riaffiorare nel 1812, con la “scoperta” del sito, allora una regione dell’Impero Ottomano, da parte di un esploratore svizzero di nome Johann Ludwig Burckhardt, che dovette travestirsi da arabo per poter attraversare Petra, da sempre un segreto da tener ben custidito.

Petra, Giordania - I colori della roccia

I colori di Petra

Cosa vedere a Petra: i monumenti

Il Siq. Petra potrebbe apparire tra le sette meraviglie del mondo moderno anche se disponesse solo di questa gola rosa e sinuosa, le cui pareti arrivano a 200 metri d’altezza. Questo incredibile viale d’ingresso alla città era l’antico letto di un fiume, il Wadi Musa, che i Nabatei deviarono per sfruttarne l’acqua, ma soprattutto per garantire un accesso sicuro alla propria città. Qualcuno ricorderà il Siq dal film Indiana Jones e l’ultima crociata, la cui sequenza finale è stata ambientata qui.

Il Palazzo del Tesoro del Faraone (al-Khazneh). La facciata ellenistica di questo monumento straordinario vi apparirà come uno schiaffo dalle quinte del canyon d’accesso. Nessuno sa con precisione cosa fosse questo monumento, ma si è ipotizzato si trattasse di una tomba, di un tempio o di un forziere (da cui il nome). Quest’ultima ipotesi viene da una leggenda, secondo cui un faraone avrebbe nascosto nell’urna in cima all’edificio un tesoro. I beduini hanno sempre creduto alla leggenda, tanto che, intorno all’urna, sono tutt’ora visibili segni di spari, esplosi nella speranza che una pioggia d’oro cadesse dal Tesoro. La pratica di sparare alla facciata del Tesoro era in voga fino a poco tempo fa, quando il Governo Giordano la proibì allineandosi con la politica di protezione del sito imposta dall’Unesco.

La Strada delle Facciate. Procedendo oltre, alle spalle del Tesoro, ci troviamo in un enorme slargo tra le montagne dove sono state scavate tombe e case di ispirazione assira. Poco distante, l’Altura del Sacrificio, in cima allo Jebel Madbah, presenta canali per lo scolo del sangue delle vittime sacrificali.

Il teatro. Vecchio di 2000 anni, poteva ospitare fino a 3.000 persone. Dopo la conquista del 106 d.C., i Romani lo ampliarono per un pubblico di 8.000 visitatori. Qui si possono anche ammirare templi, le rovine del mercato, del ginnasio, delle terme e del Palazzo Reale, e il colonnato che correva lungo il Decumano Massimo, che i Romani costruirono ampliando una strada preesistente.

Le tombe reali di Petra. Sulle falesie dello Jebel al-Khubtha, troviamo le grandiose dimore eterne dei sovrani Nabatei. Per raggiungerle bisogna salire una scalinta di cento gradini che porta alla Tomba dell’Urna, il secondo monumento più grande di Petra (dopo il Monastero). Accanto, la Tomba della Seta è famosa per i colori della roccia nella quale è scolpita, dal grigio a tutte le sfumature del rosso. In questa zona si trovano anche le sinistre tombe a pozzo, in cui i Nabatei seppellivano vivi i criminali.

Il Castello della Figlia del Faraone (Qasr al-Bint). Il luogo centrale di culto dei Nabatei, alto 23 metri e dotato di scalinate di marmo, imponenti colonne e decorazioni floreali.

Petra. Giordania - Il Monastero

Il Monastero

Il Monastero (El-Deir). E’ il monumento più imponente di Petra, scavato nelle montagne che la sovrastano. Per raggiungerlo è necessario affrontare un’infinita scalinata lungo il costone dei monti (consigliamo di farla a dorso di mulo). Il Monastero deve il suo nome al fatto che i bizantini lo trasformarono in una cattedrale, e la sua facciata ricorda quella del Tesoro. La location, invece, è molto diversa: siamo sulla cima di montagne mozzafiato, e a cinque minuti di cammino si può raggiungere il punto panoramico più alto di Petra, affacciato su un’incredibile altopiano dai sapori biblici. Assolutamente da non perdere: un caffè al cardamomo al punto di ristoro di fronte al Monastero, o un thè alla menta, che vi sarà offerto dai beduini che hanno piantato la loro tenda alla sommità del punto panoramico.

Piccola Petra o Petra Bianca. Mentre Petra era stata costruita per seppellire i propri morti, la Piccola Petra sorse per ospitare le carovane arabe o orientali. Qualcuno dice che la Piccola Petra, fatta di ripari, piccole e grandi grotte nell’arenaria, sia più bella della grande. All’ingresso del sito sorge un santuario al dio principale del pantheon nabateo, Duthu Ashara, raffigurato senza occhi e naso. C’è anche un altare del I secolo a.C., che si pensa fosse usato per sacrifici animali.

Petra, Giordania - Petra by night

Petra by night

Petra by night

Se vi è possibile, cercate di arrivare a Petra il lunedì, il mercoledì o il giovedì: in questi giorni, per un prezzo relativamente modesto, viene organizzata una visita notturna al sito (il Siq e il Tesoro) che vi lascerà senza fiato. Se non la conoscete, vedere Petra per la prima volta di notte è una vera esperienza. L’appuntamento è alle 8.30 al Visitor Centre del Wadi Musa, dove gli organizzatori si raccomanderanno di non scattare foto con il flash e di non parlare, per non rovinare l’atmosfera incantata. Camminerete in fila nella gola del Siq, indovinando incisioni e costruzioni illuminate dalla luce della luna e delle centinaia di candele accese lungo il percorso. Poi, lentamente, le ripidissime pareti del canyon si ergeranno ai vostri lati, incorniciando sulle vostre teste un tappeto di stelle. Dopo circa 20 minuti il Tesoro apparirà dalle quinte del Siq, incorniciato da centinaia di candele tremolanti. E’ una visione davvero emozionante. Gli organizzatori vi chiederanno di sedervi a terra, su stuoie di paglia, e vi porteranno dei thé alla menta bollenti e zuccheratissimi. Poi suoneranno per voi il rabat e gli altri antichi strumenti delle carovane. Quando tornerete indietro penserete sicuramente che Petra è più straordinaria di notte che di giorno. Ma l’indomani dovrete ricredervi, perché di Petra restano ancora da scoprire le sue sfumature cromatiche indescrivibili e, soprattutto, la sua vastità.

Curiosità

  • Secondo la Bibbia, i Nabatei avrebbero ostacolato il passaggio di Mosè durante l’Esodo. Il fiume Wadi Musa, deviando il cui corso fu ricavato il Siq, segnifica appunto “torrente di Mosè”.
  • Il sondaggio che ha eletto Petra tra le sette meraviglie del mondo moderno è stato organizzato a scopo di lucro dalla società svizzera New Open World Corporation (NOWC), che ha riscosso denaro per le votazioni via sms e telefono, e dalla vendita di gadget.
  • Negli ultimi decenni è sorta intorno al sito la città di Wadi Musa, costituita da decine di alberghi e ristoranti turistici. L’intera economia dell’area si basa sulla presenza del sito archeologico di Petra, ma fortunatamente le brutte costruzioni in cemento, tipiche dell’edilizia medio-orientale, non sono visibili dal sito.


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  1. Ho avuto la fortuna di vederla, Petra. Davvero al di là dell’immaginazione…

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