“Voci nel deserto”, un rave teatrale per la raccolta differenziata della memoria
marzo 10, 2010 in Teatro da Mimì
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Sessanta attori sul palco e un deejay (dj Tuppi) per dare voce alla raccolta differenziata della memoria. “Voci nel deserto” è il nuovo ambizioso progetto ideato da Marco Melloni, che da un anno va in scena al Brancaleone sotto forma di rave teatrale, unico nel suo genere.
Pasolini, Flaiano, De Tocqueville, Levi, Bradbury, Calamandrei, Orwell, Galeano, Gaber, Einstein, Manganelli, Alfieri, Steinbeck, per non dire di Tucidide e Ovidio, tra gli altri: le loro parole, a risentirle oggi, ci offrono una chiave di lettura – sorprendente e quasi umiliante nella sua preveggenza – sulla realtà sociale e politica che stiamo vivendo attualmente.
Frammenti di libertà di pensiero, messaggi in bottiglia affidati alle correnti del tempo: il gruppo teatrale “Voci nel Deserto” li ha recuperati e ha dato loro nuova voce, mettendoli in relazione attraverso la musica, i suoni e le immagini del presente e del passato.
Ne è nato un appuntamento con la memoria, un evento che si celebra ogni ultimo venerdì del mese e si alimenta dell’impegno e della generosità di attori e pubblico, per una volta complici nel fare in modo che le parole che sono state dette o scritte in passato non rimangano ancora una volta inascoltate.
La passione di interpreti affermati come Ugo Dighero, Claudio Castrogiovanni, Valerio Aprea tra gli altri e il surrealismo quasi onirico di Mannarino si alternano sul palco, coinvolgendo il pubblico in un turbinio di emozioni.
“Voci nel deserto” è un’idea collettiva di fare teatro civile, alla quale tutti possono contribuire segnalando frammenti, promuovendo l’iniziativa o addirittura replicandola liberamente in altre città d’Italia, come sta già avvenendo a Milano.
«Siamo un paese senza memoria: il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo con le sue contorsioni, le sue conversioni.»
Lo scriveva Pasolini sul Corriere della Sera. Sono passati più di trent’anni. Sarebbe bello far diventare anacronistiche queste parole.
Flaminia Caldani
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Apprezzo molto questa idea di teatro della parola civile che porta ovunque i testi dimenticati di una scrittura letteraria distintasi per etica ed impegno. Grazie.
Ma mi rendo conto di fronte a queste imprese che quella delle “persone libro” dell’Associazione Donne di carta resta la risposta dal basso, popolare, comunitaria e democratica che fa dei lettori e non degli attori le voci dei libri rendendo giustizia e alla scrittura femminile, che continua ad essere vittima dei “vuoti di memoria”.
Viaggiamo insieme, in modo parallelo.
Tutte le voci sono importanti.
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Sì. Tutte le voci sono importanti. Tutte.
Specialmente, se raccontano insieme.
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buongiorno. vivo tra Roma e Parigi e solo oggi scopro sull’Unità la vostra preziosa iniziativa. Vorrei trovare la formula per allearmi a questo progetto, che spero, sia ancora attivo e conoscere il calendario dei prossimi appuntamenti.
grazie e a ritrovarci, vivamente
celeste nicoletti
roma, 22 marzo 010
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Ciao Celeste,
il progetto è ancora attivo, anzi attivissimo, tanto da avere l’ambizione e la speranza di portarlo in futuro in tutte le città italiane.
Ti lascio il sito di Voci nel deserto dove puoi iscriverti alla news letter così da metterti in contatto con loro direttamente. Puoi chiedere di Marco Melloni che è l’ideatore del progetto e che sicuramente potrà darti tutte le informazioni di cui hai bisogno.
Il prossimo appuntamento è l’ultimo venerdì di aprile al Brancaleone alle ore 21.00.
Spero di vederti lì.
http://www.vocineldeserto.it
A presto,
f.
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