Web 2.0 e violenza
dicembre 24, 2009 in Digital, Dossier Web da Yari Davoglio
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Rileggevo ieri la riflessione del nostro Vincenzo Andraous nella rubrica “Quaderni dal carcere“. L’articolo in questione è “Sono cose che possono accadere“. Questo, insieme ad altri suoi scritti, parla degli adolescenti di oggi, del loro modo di vivere, di affrontare le difficoltà e, in sostanza, della loro (gratuita) violenza.
Quando si parla dei giovani di oggi, viene quasi istintivo parlare di internet, quel magico mondo contradditorio diffusosi a macchia d’olio da almeno dieci anni. Sì, perché loro sono i nativi digitali che accanto all’astuccio e al quaderno di scuola avevano un monitor ed una tastiera; coloro che difficilmente leggono sui libri, ma quando proprio devono usano i motori di ricerca; coloro che passano parte del tempo libero su Facebook, Netlog o MSN anziché guardare un film, andare a spasso o parlare un po’ al telefono. Intendiamoci, sto volutamente generalizzando, ma solo una parte dei giovani, seppur minore di questa, la fantasia ed il cervello li ha e li usa meglio.
Internet è uno strumento utilissimo ed al tempo stesso pericoloso se messo in mani giovani e inesperte come quelle di un adolescente.
Lavorando sul web in quest’ultimo anno e mezzo, ho visto di tutto (sì, anche l’impensabile, ahimé). La cosa che però mi ha più colpito è la facilità con cui si utilizzano termini fuori luogo e fastidiosi. I contenuti violenti, poi, sono diffusissimi ovunque: dai filmati alle foto, dai commenti ai post.
Perché?
Perché soprattutto i giovani sputano violenza sui monitor?
Perché si sentono protetti nelle mura domestiche, nascosti dietro ad un nickname? Perché non sanno cosa fare? O forse perché non potendo dimostrare delle qualità esprimono il loro lato bestiale come fossero i migliori?
Togliamo pure i punti interrogativi: un ragazzo che esprime violenza sul web è un cervello marcio, debole ed inutile. E facilmente potrebbe portare questa sua violenza, incontrollata e distruttiva, in altri luoghi. La causa di tutta questa violenza palesata non è però solo da ricercarsi nel suo carattere (che si sta ancora formando), ma bisogna andare a monte.
La società, la scuola e la famiglia sono giocatori schierati naturalmente in questa partita.
A parte pochissimi casi, di solito un adolescente che cresce in un ambiente familiare sano, che viene educato, a cui vengono insegnati valori basilari, non ha terreno in cui coltivare rancore, arroganza e sbruffonaggine.
Quando a scuola si respira aria di educazione, rispetto (e discussione sensata) delle regole, insegnamento, allora è strano che un giovane diventi un “bullo” o un “pagliaccetto”.
Sulla società invece non ci sono esempi positivi: un sistema basato sull’egoismo, sull’immagine estetica, sul profitto del denaro, non può che essere un sistema morente e violento. Una società che è contenuto e non più forma, è una società priva di futuro.
E un sistema di conoscenza qual è internet, sta diventando sempre più un ring in cui scontrarsi invece che cooperare per diffondere valori, idee, teorie, storie che siano la base che permetta nel futuro (molto più prossimo di quel che si pensi) di schierarsi dalla parte di chi cambierà il sistema vigente anziché subire ancora passivo gli eventi della storia.
La violenza prodotta da questo sistema va incanalata un domani per cambiare finalmente il mondo in meglio, anziché usarla tra noi. Ma oggi, qualcosa di utile per noi stessi, possiamo farla comunque: basta violenza, usiamo il cervello!
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Concordo e ti linko anche una cosetta per farti fare 4 risate
http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Bimbominkia
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Andrea Ferraresi,
eheh, certamente i “bimbiminkia” sono parte della fetta…
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