Il web e l’ambiente. Navigare online ad emissioni zero?

marzo 3, 2010 in Dossier Ambiente, Dossier Web by Simona Scelfo

forest_for_treesPrima di tutto soffermiamoci un attimo a riflettere sul fatto che per navigare il nostro pc/mac ha bisogno di energia elettrica, che della stessa ha bisogno il nostro router, la centralina e così via (lo stesso vale se si ruba la connessione wi-fi alla vicina, non siete per questo esonerati dalla riflessione).

Detto ciò per navigare si dovrà pur avere un orizzonte no? Bene questo è costruito dai tanti milioni di siti in ogni lingua, piattaforma e colore che popolano il mondo della rete. Tutti questi siti, per funzionare hanno bisogno di un server, dieci, cento, mille, milioni di server, tutto in proporzione chiaramente. E di cosa si nutre un server? Energia elettrica. La domanda allora nasce spontanea, da dove viene presa tutta questa corrente elettrica? Esattamente come per la tv, le lampadine e lo scaldabagno, una piccola parte, anzi piccolissima, dalle energie rinnovabili e il resto dal caro vecchio carbone o magari dall’uranio e suo cugino, il plutonio, insieme a quel simpatico tipetto radioattivo che è il torio, insomma elementi che di pulito hanno ben poco. Senza entrare nel dettaglio della fonte nucleare soffermiamoci sul carbone. Il carbone produce notoriamente anidride carbonica, la quale, altrettanto notoriamente, è il gas maggiormente responsabile dell’effetto serra, andate a vedere. Quindi quando digitiamo su un motore di ricerca, tagghiamo su facebook o leggiamo la mail produciamo CO2. Va bene, non si potrà stare fermi senza fare niente per non inquinare, né andare a vivere sugli alberi, siamo d’accordo, ma pensate che, alcuni mesi fa, fare una ricerca su Google significava produrre 7g di CO2. Oggi Google va un po’ meglio e siamo a 0,2 g per ricerca. Eppure lo sapete che ogni secondo per visita ad un sito crea 20 mg di CO2 e che se guardate un video questo valore sale a 300 mg? Se poi ve ne andate in giro con un avatar di Second Life a bighellonare per le vie dell’immaginario mondo che vi siete creati, state usando più energia di quella che utilizzano alcune persone per vivere in parecchi Paesi africani.

Altro dato intressante. Nell’arco di un anno, il riferimento è al 2008, vengono inviati 62 trilioni di spam. Questo comporta uno spreco di energia per tutti. Per noi, la sofferenza è anche morale oltre che in termini di energia, visto che, a dirla tutta, non ne possiamo più di ricevere mail dove ci tirano dietro il Viagra o ci propongono donne super-tettone e allungamento del pene. E lo spreco c’è per i filtri anti-spam perchè  devono consumare energia per lavorare e quindi producono CO2. Per carità, non è una crociata contro, anzi, viva i filtri anti-spam. Questo anche se ti mandano in spam delle mail importantissime, tu non le leggi e ti trovi a bestemmiare in aramaico perché non le hai ricevute. Ti domandi come sia stato possibile e, solo dopo,  la lampadinasi accende, questa non consuma CO2 di solito, e pensi di guardare nella cartella dello spam. Ma questa è un’altra storia e sono sicura che sia capitato almeno a tutti una volta nella vita.

Bene, cosa fare? Me lo sono chiesto e, non disponendo ancora di una ecochobacchetta magica ho avuto delle difficoltà a risolvere la situazione così su due piedi. Però, navigando, ho trovato un’iniziativa che se prendesse piede sui grandi, grandissimi numeri, ci sarebbe solo che da guadagnarci, a livello di comunità intendo. Immaginate di cercare in rete e di contribuire contemporaneamente ad avere un impatto positivo sull’ambiente. Si chiama ECOCHO e per ogni mille ricerche eseguite attraverso il motore di ricerca ecocho.com pianterete due alberi. Cosa cambia rispetto ad un normale motore di ricerca? Niente. Utilizza Yahoo al quale si appoggia e l’unica cosa che cambia è che nella home c’è un alberello stilizzato, che si chiama Chocho, parla diverse lingue, per l’Italia c’è infatti ecocho.it , e, se da un lato consumi elettricità, dall’altro pianterai degli alberi in virtù di un programma governativo che opera in questo senso. Questo progetto non è un’organizzazione ambientalista, né tantomeno no-profit, è invece una piccola azienda australiana che vuole operare senza emettere anidride carbonica combattendola con uno strumento assolutamente necessario come l’aumento della “popolazione verde”. Peraltro si può scegliere la versione nera che vi farà consumare di meno a livello di illuminazione dello schermo, lo stesso di può fare con google scegliendo google dark.

Dunque, perché no, mettiamolo come motore di ricerca su internet e magari di due alberi in due alberi, di mille ricerche in mille ricerche qualcosa cambierà in meglio. Provare per credere.