Zopa: scontro Internet-Banche?

luglio 28, 2009 in Economia da Dav91

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Zopa.it è un servizio di social lending (in italiano prestito sociale, un prestito da parte di privati ad altri privati su Internet a titolo di prestito personale. Viene anche chiamato prestito peer-to-peer o prestito tra persone, in analogia ai sistemi di diffusione dati tra utenti diretti. Fonte: Wikipedia). Si tratta di una pratica che si sta rapidamente diffondendo in tutto il mondo, tra gli altri sistemi di microcredito, e anche in Italia, sul solo sito Zopa, sarebbero 40mila gli utenti coinvolti in questa pratica.

Il 10 luglio Zopa è stata espulsa dall’elenco degli intermediari finanziari, per volere di Bankitalia, con un decreto del Ministero dell’Economia delle Finanze dal vigore immediato. La motivazione? “La società acquisiva la titolarità e la disponibilità dei fondi conferiti dai prestatori, violando l’obbligo di separatezza delle disponibilità di terzi da quelle della società”. In pratica Zopa da semplice intermediario di pagamenti diventava un operatore di raccolta del risparmio.

Secondo quanto riferito da Maurizio Stella, AD di Zopa, dal gennaio 2008 a ora sono transitati su Zopa 7,2 milioni di euro; al momento del blocco del Ministero sul conto transitorio c’era circa un milione di euro, in linea con la giacenza media degli ultimi mesi. Di qui lo stupore della società, poiché si tratta di un conto transitorio che entro 45 giorni ridistribuiva le somme, senza generare interessi e quindi senza guadagni per Zopa.

Il risultato è che Zopa non può più effettuare nuovi prestiti, fino a una eventuale riapertura del servizio. Quale sarà il suo destino? Non lo sappiamo, anche se dalla società sono fiduciosi. Ma facciamo un po’ di considerazioni.

Il Social lending è solo un esempio di come Internet  ha introdotto pratiche di democrazia partecipativa online, ma tutt’altro che esclusivamente virtuali. In un mondo sempre più schiacciato dalle lobby e dai colossi di settore, la rete ha rappresentato negli ultimi anni un cambiamento di tendenza rispetto al passato: ha introdotto, molto più che prima, la figura di un utente (o consumatore) consapevole.

L’attenzione dell’internauta-consumatore-cittadino è andata via via crescendo, arrivando a creare vere e proprie comunità consapevoli in ogni ambito della società, dalle tecnologie (open source e free software, un esempio per tutti Mozilla Firefox,  su cui qualche anno fa nessuno avrebbe investito), all’informazione (blogging, citizen journalism, social magazine, es. Dillinger), alla cultura (le reti p2p, Creative Commons, Wikipedia), al commercio (Ebay, Amazon). Il risultato: concorrenza su larga scala al mercato tradizionale.

Con un nuovo modo di concepire l’user experience online in maniera più interattiva (il cosiddetto web 2.0), abbiamo visto proliferare tutti quei servizi che oggi noi definiamo “social”, siamo passati in un decennio da un web che era visualizzazione di ipertesti a uno capace di mettere in contatto persone accomunate da medesimi interessi, individui pari tra loro (peer-to-peer). In parole povere: condivisione dei saperi. Per la diffusione della cultura e della consapevolezza del cittadino, Internet può essere ritenuta la terza rivoluzione dopo la scrittura e la stampa.

Naturalmente l’impatto politico, sociale ed economico è stato stravolgente: basti pensare alla campagna elettorale di Barack Obama via web, alle verità emerse dal Medio Oriente durante la guerra a Gaza e l’onda verde di Teheran solo grazie a coraggiosi blogger, o alle misure repressive della Cina.

Molte lobby sono state scalfite e altre vengono colpite giorno per giorno, inutili sembrano i loro tentativi di resistenza, anche in Italia (si pensi al ddl Alfano, che vuole imbavagliare il web): Internet continua a resistere alla censura.

Ma cosa succede se questa rivoluzione (attraverso il Social Lending) intacca il potere economico per eccellenza, l’unico a creare moneta, quello bancario?

Che il caso Zopa sia la risposta? Che il blocco di Bankitalia sia la reazione a un servizio “scomodo” per il sistema creditizio tradizionale italiano? Stando alle dichiarazioni ufficiali, sembrerebbe di no, ma la reazione degli utenti (soddisfatti) di Zopa apre un ragionevole dubbio.

Forse Internet si sta scontrando con un nemico – l’unico – più grande di lui? Che ne pensate?

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